Ninfee blu, Claude Monet

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Ninfee blu
Ninfee blu, Musée d’Orsay, Parigi, 1916-1919

La prima serie delle Ninfee viene dipinta da Claude Monet tra il 1899 e il 1904. Le Ninfee blu di cui vi parlerò qui sono più tarde. In un cero senso rappresentano un ulteriore passo nelle sperimentazioni dell’artista. La ricerca principale di Monet rimane quella della luce e dell’acqua, materialità al limite fra il sensibile e il non sensibile, inafferrabili nelle conseguenze concrete dei loro effetti, imprigionate nell’impressione di un quadro proprio grazie ai colori della tavolozza dell’artista.

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Man mano che la serie delle Ninfee procedeva, Monet assunse un punto di vista diverso. Una sorta di moderno zoom verso un obiettivo che si liberava lentamente degli elementi esterni e si mostrava sempre più dettagliato, ma allo stesso tempo più sfocato. Ninfee sempre più astratte, sospese nel vuoto di una superficie acquatica sempre più difficile da distinguere. Monet continuò a dipingere con piacere i fiori e gli alberi del suo giardino di Giverny anche nel primo decennio del nuovo secolo. Il più maestoso del ciclo delle Ninfee è il monumentale olio su tela dipinto tra il 1916 e il 1919, alto due metri e largo altrettanto, chiamato semplicemente Ninfee blu. In piena Guerra Mondiale, Monet, vecchio e isolato nel suo eden fiorito, riuscì a dipingere un capolavoro.

Osservandolo ci si sente presi dall’interno da un soggetto apparentemente assente che si
materializza nel gruppo centrale di una ventina di ninfee. Sembra trasformarsi in una nuvola verde-acqua che sale vorticosamente verso il cielo, per poi esplodere in quella pioggia di fuochi d’artificio che i rami del salice piangente ricreano con poesia. I giochi di luce e le scelte specifiche dei toni freddi del blu e del verde sembrano quasi dividere il quadro in due aree distinte. Una zona di luce dove il cielo si riflette nell’acqua e una zona d’ombra, dove l’albero stende la sua coperta di foglie piangenti sui fiori.

Le Ninfee degli ultimi anni, quadri in cui luce e ombra si intrecciano in un gioco di
trasformazione e fusione, sono una rappresentazione su tela dell’esistenza e della personalità dello stesso Monet. In gioventù c’era la ricerca della potenza solare, capace di cambiare la percezione dei colori e della luce stessa agli occhi dello spettatore, e in vecchiaia c’era la ricerca del dettaglio di un fiore sotto la lugubre ombra di salici e pioppi. La graduale perdita della vista e l’avanzare dell’età non impedirono a Monet di continuare a dipingere ninfee fino al 1926, anno della sua morte, ma i soggetti divenivano sempre più astratti.

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Le ultime opere di Monet hanno veramente ben poco di impressionismo, nonostante ai suoi deboli occhi fossero ancora delle impressioni di quello che vedeva in quel momento. Il suo immenso contribuito all’arte del XIX e del XX secolo porterà alla nascita dell’espressionismo e dell’astrattismo, nonché a molte delle avanguardie che il Novecento imparerà a conoscere ed apprezzare. Malgrado molti artisti nella storia non riuscirono ad ottenere in vita il giusto riconoscimento economico, Monet riuscì a sostenere tutte le sue spese e quelle della tenuta di Giverny con il suo lavoro. Fu sempre molto modesto, però, sulla sua condizione di artista professionista.

Continua l’esplorazione

→ Monet e la delicatezza della luce
→ Paesaggi – pioppi, tre alberi rosa in autunno

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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