Gabinetto Canova

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Gabinetto Canova
Antonio Canova, Perseo trionfante

Antonio Canova occupa un posto di rilievo nella storia dell’arte, ma soprattutto nel contesto dei Musei Vaticani. L’artista originario di Possagno, piccolo paese del nord-est Italia, ricoprì a Roma l’incarico di Principe dell’Accademia d’arte di San Luca e di Ispettore Generale delle Antichità e delle Arti dello Stato della Chiesa. Nel Gabinetto del Canova sono conservate tre statue commissionate, intorno al 1800, da papa Pio VII al celebre artista per sostituire le sculture trafugate dalle truppe di Napoleone.

La prima al centro raffigura Perseo trionfante con l’elmo di Plutone, la spada di Vulcano, i sandali di Mercurio e in mano la testa di Medusa. La leggenda vuole infatti che l’eroe greco, figlio di Zeus, si procurò tutti gli oggetti per poter uccidere Medusa, essere mitologico con al posto dei capelli un groviglio di serpenti e dallo sguardo pietrificante. L’opera suscitò un immediato entusiasmo da parte dei contemporanei che ammirarono la dolcezza della forma e la plasticità della posa. Perseo appoggia solo con le punte dei piedi a terra mostrando la testa di Medusa come trofeo.

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L’eroe non avrebbe dovuto guardare negli occhi Medusa perché quest’ultima lo avrebbe pietrificato solo attraverso lo sguardo. Nella versione di Canova invece, nonostante Medusa sia priva del corpo, il semidio sta guardando il mostro negli occhi e quindi si narra che l’opera dello scultore fosse effettivamente il corpo pietrificato di Perseo. Notate come l’artista si ispirò nella realizzazione dell’opera all’Apollo del Belvedere, simile per posizione, carica espressiva e proporzioni. Perseo è nudo e ci ricorda proprio la tipica nudità degli dei greci, la cui grandezza e solennità influenzò l’arte occidentale. Dall’antica Roma al Neoclassicismo di Antonio Canova.

Gabinetto Canova
Antonio Canova, Kreugas e Damoxenos

Le altre due statue rappresentano i pugili Kreugas e Damoxenos ritratti nel corso dei Giochi Nemei, simili alle Olimpiadi, quando, essendo stato concesso a ciascuno di loro un solo ultimo colpo per concludere la lotta, Damoxenos di Siracusa trapassò l’avversario nel ventre cavandogli le viscere per ottenere la vittoria. I giudici, inorriditi, squalificarono l’atleta e lo condannarono all’esilio, decretando il successo del morente Kreugas. Il Canova espresse tutta la concentrazione nella rigidità degli arti dei due pugili colti nell’istante prima della tragedia. L’ignaro Kreugas e il folle Damoxenos sono i protagonisti di un improvviso atto di fatale forza drammatica.

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→ Amore e Psiche, Antonio Canova

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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