Rivoluzione Galileo: l’arte incontra la scienza

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Rivoluzione Galileo
Pieter Paul Rubens, l’origine della via lattea

Galileo Galilei. Il suo nome dovrebbe essere noto a tutti. Ma quanti sono quelli che lo conoscono veramente? Chi volesse riscoprire uno dei massimi protagonisti nel campo scientifico e artistico della realtà culturale italiana ed europea, adesso ne ha l’occasione. Andare a Padova. Per immergersi nella mostra Rivoluzione Galileo curata da Giovanni Villa e Stefano Weppelmann. Con Galileo finisce il metodo della non scienza. Perché capovolse il modo di studiare e di relazionarsi con la natura e i suoi fenomeni. Durante i diciotto anni trascorsi nell’Università di Padova, dal 1592 al 1610, applica le leggi della matematica alla decodificazione della natura.

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E quindi l’impostazione del percorso che determina il superamento dell’Umanesimo rinascimentale e l’imporsi della nuova era all’insegna della scienza sperimentale. Percorso che nella prima sala della mostra è individuabile nel ritratto di Galileo dipinto da Santi di Rito intorno al 1601, con lo sguardo curioso e consapevole diretto sull’osservatore. L’immagine incarna lo studioso prima delle sue scoperte negli anni padovani che ne avrebbero consacrato il genio. I responsabili dell’allestimento, Emilio Alberti e Mauro Zocchetta hanno sistemato accanto al dipinto la poesia di Primo Levi, Sidereus Nuncius, del 1984 che fa parlare in prima persona il grande pisano traducendone la tensione emotiva. “Ho visto Venere bicorne/ Navigare soave nel sereno. /Ho visto valli e monti sulla luna / E Saturno trigemino /Io Galileo, primo fra gli umani…”.

Rivoluzione Galileo
Galileo Galilei, le sei fasi lunari, 1609

Galileo allora come Ulisse il polymetis, l’uomo dalle molte menti e dalle molte arti. O come novello Prometeo che svela la vera faccia del cielo e spiana la strada alla scienza moderna. La prima sala comprende anche l’opera di Anish Kapoor sulle teorie contemporanee di un universo in costante contrazione ed espansione. Un blocco geometrico creato nel 2006 che contiene all’interno un’allusiva idea di cosmo che naviga senza meta nel vuoto atmosferico. Sala d’esordio che chiarisce il progetto alla base della mostra: far coesistere le varie articolazioni della conoscenza sotto l’egida dell’arte. Offrire gli strumenti per capire un uomo, la sua storia, la nostra storia.

Un uomo giudicato “la mente più grande di tutti i tempi” da Ugo Grozio. “Il padre della fisica moderna e soprattutto delle scienze naturali moderne” da Einstein. Perché Galileo non ha solo indirizzato il suo cannocchiale in alto, verso il cielo ma lo ha anche rivolto in basso. Ideando un occhialino per vedere da vicino le cose più piccole. E “il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo” da Italo Calvino. Credo che il giudizio di quest’ultimo sia motivato anche dalla scelta di Galileo di adottare il volgare nello scrivere le sue opere invece del latino. Per farsi capire da un pubblico più vasto. Usando una terminologia curata e precisa a fondamento della divulgazione del progresso scientifico.

Giacomo Balla, Mercurio che passa davanti al sole

Per documentare la Rivoluzione Galileo il curatore Villa espone nella sede del Palazzo del Monte di Pietà, una serie importante di lavori artistici. A partire da quelli dello stesso fisico pisano. Nel 1609 con il cannocchiale che ha costruito osserva la luna, narrandone in seguito le “catene di monti e di profonde valli”. Capace di illustrarle dimostrando di essere un provetto pittore. Una luna che Galileo impressiona in una serie di bellissimi acquarelli: le sei fasi lunari. Abilissimo nel suggerire la conformazione fisica della luna. Alternando le ombre alle luci. Nella mostra le gigantografie dei disegni, ripresi dal Sidereus Nuncius, sono affiancate alle immagini della Nasa. Ed è strabiliante poter osservare quanto le sue osservazioni fossero pertinenti e corrette. Ma la rassegna vuole sottolineare soprattutto una fase epocale della storia della cultura. E cioè il passaggio dal cielo degli astrologhi al cielo degli astronomi.

Si parte dall’idea di cosmo di Aristotele e Tolomeo per arrivare al cielo di Copernico. Perché è con lui che i matematici iniziano ad occuparsi dello spazio. Troviamo così le rappresentazioni grafiche più famose del Cinquecento. Su tutte la Mappa celeste boreale e la Mappa celeste australe di Albrecht Durer. I disegni di Leonardo. Le raffigurazioni dei Quattro elementi dei Brueghel: il fuoco l’aria l’acqua e la terra, i fondamenti che costituiscono l’universo. Si passa quindi all’origine della Via Lattea di Rubens (1636/38) proveniente dal museo del Prado. Un quadro esuberante con la madre che schizza dal seno latte copioso, stimolato dall’energico morso del piccolo Ercole. E poi la tela di Tintoretto che affronta lo stesso soggetto. Particolare attenzione meritano Atlante del Guercino. Secondo il mito, condannato da Zeus a portare il peso della volta celeste per l’eternità. Il progetto espositivo si conclude offrendo opere contemporanee. Dal magico simbolismo de La danza delle ore di Gaetano Previati, all’opera di Balla Mercurio che passa davanti al sole. Il fenomeno risale al 1914. L’artista appassionato di astronomia lo osserva munito di telescopio e ne trae il quadro dove le forme e i colori si compenetrano.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi su Twitter: PolitinoF.

La mostra

RIVOLUZIONE GALILEO. L’arte incontra la scienza. Padova, Palazzo del Monte di Pietà, fino al 18 marzo 2018. Mostra ideata da Giovanni Carlo Federico Villa e da lui curata insieme a Stefano Weppelmann.

1 commento

  1. Gran bella mostra. Molto curato il rapporto tra arti e scienze dal medioevo alla rivoluzione scientifica. Emozionante vedere gli originali dei disegni di Galileo sulla superficie della Luna. Debole la parte finale (“dopo Galileo”) sul ‘700 e ‘800. Ma la ricchezza della prima parte compensa abbondantemente la povertà della seconda…

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