Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia

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Dürer e il Rinascimento
Albert Dürer, Il cavaliere, la morte e il diavolo

Albert Dürer (1471-1528) il grande artista di Norimberga, è in mostra al palazzo reale di Milano fino al 24 giugno 2018 nella rassegna “Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia”. 130 opere per conoscere le sue qualità nelle diverse tecniche praticate: pittura, disegno, grafica. Opere che geograficamente si inseriscono sia nella cultura iconica dell’Italia settentrionale sia in quella dei Paesi Bassi. E storicamente tra la fine del 400 e gli inizi del 500. Ma non ci sono solo creazioni dell’autore tedesco. È affiancato da pittori a lui contemporanei come Lucas Cranach e da pittori italiani. Giorgione, Mantegna, Leonardo da Vinci, Giovani Bellini e Lorenzo Lotto.

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La mostra è articolata in sezioni tematiche. Si inizia con i rapporti che Dürer ha avuto, a partire dal 1490, con Venezia in particolare. “Geometri misura e architettura” sono i temi della seconda parte. Si continua con “Scoprire la natura, scoprire il mondo”. La mostra prosegue con “La scoperta dell’individuo”, si passa poi a “Dürer l’incisore: l’apocalisse e i cicli cristologici”. Per concludersi ne “Il classicismo e le sue alternative”. Come già per le proposte precedenti, vorrei approfondire che mi ha sempre colpito. L’incisone a bulino su lastra di rame del 1513, Il cavaliere, la morte e il diavolo, a cui si ispira esplicitamente Sciascia nel 1989 nel suo romanzo Il cavaliere e la morte pubblicato da Adelphi.

Dürer e il Rinascimento
Albert Dürer, Gesù tra i dottori

L’incisione è stato oggetto di varie interpretazioni. Anche se pare non ci siano dubbi nel decodificare l’immagine del cavaliere: il miles christianus. Il coraggioso soldato cristiano, con il cane dalle lunghe orecchie forse simbolo della fede e lo sguardo che sembra imitare quello del padrone, avanza fiero e impassibile verso la sua meta. Incurante della solitudine. Affiancato dalla Morte che cavalca un ronzino e agita una clessidra, correlato oggettivo del brevissimo tempo della vita, lungo il percorso della virtù. Seguito dal Diavolo. Dürer lo vede come una figura animalesca orrenda, inguardabile.

Con una lunga picca. A testimonianza del male che l’uomo può fare. Fierezza accentuata dall’elmo, che non gli permette di straniare lo sguardo e dall’accurata perfezione e maestosità del cavallo. Poderoso, vitale e insieme elegante nei movimenti. Pronto nell’assecondare ogni gesto, ogni sollecitazione di chi lo cavalca e lo guida dritto alla fine del viaggio, mediante le redini. La mitologia nordica associa il cavallo al sole. La cui luce esprime virtù guerriere e spirituali.

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Quale meta? Dovrebbe essere la città fortificata che occupa la parte superiore dell’incisione. Che cosa dovrebbe rappresentare? La patria celeste. La nuova Gerusalemme. La fortezza della cultura che va conquistata e difesa dalla barbarie. O la cittadella della giustizia secondo Sciascia. Il percorso è raffigurato arduo, difficile. Lo sfondo rimanda a rocce violentate. Ad alberi scheletrici con le radici divelte. Se non ci fosse lo sfondo, è il parere di Panosfky, incisione di Dürer sarebbe simile ad “una fredda e scolastica imitazione di una statua equestre alla maniera di Pollaiolo, Verrocchio e Leonardo da Vinci”.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia, palazzo reale di Milano, fino al 24 giugno 2018 www.mostradurer.it

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