La grande scultura: quattro proposte

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La grande scultura
Gian Lorenzo Bernini, Santa Bibiana

Per chi ama la scultura e le sue molte facce, in questo periodo il territorio articola proposte davvero interessanti. Dalla torsione dei corpi di Bernini all’estetica del singolo di Rodin. Dalla sintesi formale di Arturo Martini alla pura ricerca spaziale di Marino Marini.

Galleria Borghese

Per festeggiare i vent’anni di vita della romana Galleria Borghese, è stata realizzata la mostra dedicata a Gian Lorenzo Bernini, (1598-1680) grande scultore del Barocco. Tra i molti meriti che la rassegna può accampare vale la pena segnalare la presenza della prima santa prodotta dall’autore, Santa Bibiana. Patrona degli epilettici e dei malati psichiatrici. Realizzata in marmo bianco, tra il 1624 e il 1626, su commissione di Urbano VIII. Opera giovanile dunque ma dove già si nota, insieme al virtuosismo degli abiti e dei capelli, il rapimento estatico del volto e del gesto. Uno dei curatori della mostra Andrea Bacchi (l’altra è Anna Coliva) sottolinea “le dita della mano destra, allargate sospese in aria, un vero miracolo tecnico”.

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Museo di Santa Caterina

Chi ha tempo e passione Treviso, al Museo di Santa Caterina, dal 24 febbraio al 23 giugno 2018, suggerisce al visitatore i capolavori di Auguste Rodin (1840-1917). Per chi vuole saperne di più il blog propone “La porta dell’inferno” dello stesso Rodin. Sono state selezionate cinquanta sculture e venticinque opere su carta. Tra le prime saranno presenti tutti i capolavori più noti dello scultore. Dal Bacio al Pensatore, al Monumento a Balzac, all’Uomo dal naso rotto, all’età del bronzo, sino alle maquette, spesso comunque di vasto formato, delle opere monumentali. Il Bacio del 1885 è una delle immagini più note d’amore nella storia dell’arte. Il gruppo scultoreo è realizzato ricorrendo al fare artistico del non finito di Michelangelo.

La grande scultura
Auguste Rodin, il pensatore

I due innamorati, probabilmente Paolo e Francesca, emergono da una ruvida massa marmorea. I  protagonisti nudi sembrano cercare la fusione. Come se si appartenessero da sempre. Muscoli protesi. Mani che si inabissano nella carne. Braccia che avvolgono i corpi. Nel Pensatore del 1880 non è difficile individuare il modello di riferimento: la figura del Pensieroso scolpita da Michelangelo per la tomba di Lorenzo dei Medici collocata nella Sagrestia Nuova della basilica fiorentina di San Lorenzo. Ancora un soggetto nudo che dovrebbe essere il simbolo dell’uomo che riflette sul proprio destino. Credo che Rodin abbia voluto manifestare lo sforzo anche fisico che il pensare implica. L’opera è spesso usata per incarnare la filosofia.

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Arturo Martini, fanciulla piena d’amore

Museo Civico Bailo

Treviso offre ancora, sempre dal 24 febbraio al 23 giugno, al Museo Civico Bailo l’occasione per accostarsi o rivedere i lavori di Arturo Martini (1889-1947). Giudicato uno dei più grandi scultori del 900. Il museo ospita in permanenza 140 opere tra terracotte gessi sculture in pietra, bronzi, opere grafiche, pitture e ceramiche. La sua poetica si può riassumere in quattro punti:

  1. Rivalorizzare la figura nella scultura moderna.
  2. Affiancare a quella tradizionalmente eretta, la scultura che assume posizioni diverse. Fino a distenderla nel vuoto.
  3. Semplificarla la scultura, cercando l’essenzialità prossima al sasso, propria dell’arte primitiva.
  4. Ridarle volume lavorando su impostazioni naturali e semplici.

Ce l’ha fatta l’artista trevigiano a passare dalla potenza all’atto? A creare secondo le proprie intenzioni? Vediamo se è riuscito a sconvolgere i canoni della tradizione plastica. Martini scolpisce la testa della Fanciulla piena d’amore nel 1913.

La grande scultura
Arturo Martini, donna che nuota sott’acqua

Il suo scopo è ridare solennità alla struttura della statua eliminando eccessivi ingombri veristi. A favore di una certa eleganza liberty. Nell’impostazione cilindrica del collo e nella riduzione all’essenziale dei tratti fisionomici, realizza un’originale rielaborazione della scultura greco/arcaica. Ora attraversiamo velocemente il tempo a arriviamo al 1942 e ci fermiamo davanti alla Donna che nuota sott’acqua. Secondo Nico Strinca “la scultura più importante del secolo”. Dell’opera abbiamo un bozzetto in bronzo che poi Martini trasferisce nel marmo bianco di Carrara. Quando finisce la scultura elimina la testa dal tronco. Per vari motivi. Allontanarsi da ogni forma di naturalismo. Esaltare la pura compatta scansione delle masse che denotano la scultura. Confrontarsi con la statuaria classica le cui opere ci sono spesso giunte acefale o mutilate.

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Marino Marini, l’angelo della città

Collezione Peggy Guggenheim

A questo punto se non siamo stanchi e la voglia di guardare scultura è sempre viva, non ci rimane che andare a Venezia. Alla Collezione Peggy Guggenheim. Fino al primo maggio è aperta la mostra “Passioni visive”. L’obiettivo dichiarato è assegnare a Marino Marini (1901-1980) la collocazione che gli compete all’interno della scultura italiana. La rassegna prevede più di cinquanta creazioni accostate a diverse opera, dall’antichità al 900, che ne hanno accompagnato il processo artistico. Un soggetto molto noto affrontato da Marini è il gruppo equestre. Lo scultore è convinto che le figure del cavaliere e del cavallo implichino da sempre la storia dell’umanità. E lui se ne serve per materializzare la passione dell’uomo. E i suoi drammi. Fino a rendere precario l’equilibrio cavaliere/cavallo. Facendone qualcosa di irriconoscibile, disconnesso. Una superficie affilata che vuole tagliare lo spazio.

Selezione curata da Fausto Politino.

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi su Twitter: PolitinoF.

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