L’eterno e il Tempo. Tra Michelangelo e Caravaggio

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L’eterno e il Tempo
Michelangelo, Cristo risorto, dettaglio

La mostra ai Musei San Domenico di Forlì: L’eterno e il Tempo. Tra Michelangelo e Caravaggio si propone di indagare il rapporto tra l’infinito e il finito. Tra Dio e l’uomo nel Cinquecento. Il progetto espositivo, come spiega una delle curatrici Paola Refice, poggia sull’affermazione degli storici che da tempo contestano il pregiudizio che vuole la chiesa cattolica del 500 portatrice di scelte e di iconografie reazionarie. Chiesa che per difendersi dalle minacce della Riforma protestante ai propri dogmi e simboli vigila sospettosa per scoprire le possibili opere contaminate da influssi eterodossi.

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Gli studi di Hubert Jedin, di Paolo Prodi e di altri, continua la Refice, sono convinti che nella Chiesa si manifestino intenti riformistici, avvertibili molto prima dell’avvento dell’età moderna. Senza dimenticare Federico Zeri che colloca le origini del cambiamento molto prima dl Concilio di Trento. Con la produzione di immagini il cui significato anticipa di almeno un secolo le tematiche barocche. Entrando nel vivo della grande rassegna, invece di fare l’elenco della spesa, il copyright appartiene al mio primo redattore culturale, elencando tutti gli artisti presenti in mostra, mi limiterei quindi a segnalare alcune opere a mio parere degne di particolare attenzione.

L’eterno e il Tempo.
Michelangelo, Bacco

A partire dal bellissimo Cristo risorto di Michelangelo proveniente dalla chiesa di San Vincenzo Martire di Bassano Romano (Viterbo). Riscoperto poco tempo fa. Dovrebbe rappresentare l’attuazione più antica del soggetto, sviluppato nel 1521 nella statua oggi a Roma in Santa Maria sopra Minerva. L’attribuzione michelangiolesca della scultura la si può condividere accostandola sia al David dell’Accademia di Firenze, per la stessa posizione delle braccia e delle gambe. Sia al Bacco del Museo del Bargello. La mano sinistra che Cristo preme sulla coscia per non far scivolare la veste, ha molte analogie con quella del Bacco che trattiene delicatamente un morbido panno.

L’eterno e il Tempo.
Giorgio Vasari, Deposizione dalla Croce

Si può continuare con la Deposizione dalla croce di Giorgio Vasari (1539-1549), della chiesa del monastero di Camaldoli. L’opera attrae per l’eleganza della pittura. La ricchezza dei particolari. Per lo stile elegante, che rivisita i colori di Rosso Fiorentino. Nell’imponente pala d’altare c’è una perfetta armonia tra disegno e colore. Se accostiamo la Deposizione del Vasari a quella di Federico Barocci (1567-69) della cattedrale di San Lorenzo di Perugia, appare evidente come il giovane maestro si rifaccia alle esperienze di Michelangelo, di Raffaello e della maniera fiorentina. Rilevante il tema della Vergine Maria svenuta ai piedi della croce, soccorsa da un gruppo di donne. Rispetto ai volumi compatti del Vasari, in Barocci le forme tendono a sfaldarsi. Diventano più emotive. I personaggi sono più vulnerabili nella loro sofferenza.

L’eterno e il Tempo.
Ludovico Carracci, Conversione di Saul

Un’attenta osservazione merita la Conversione di Saul (1587-88) della Pinacoteca nazionale di Bologna di Ludovico Carracci, che rende alla perfezione la drammaticità dell’evento. Attraverso l’intervento divino che si rivela in tutta la sua forza. Nell’utilizzazione della luce e nella strutturazione dello spazio si delinea lo schema che sarà adottato dalla pittura barocca.

L’eterno e il Tempo.
Caravaggio, Madonna dei pellegrini

E si arriva alla Madonna dei pellegrini (1604-1606) proveniente dalla basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma che irrompe “nella storia dell’arte e nella storia sacra come un evento epocale”. Caravaggio abbandona la raffigurazione consolidata della Vergine. La Madonna non è più in trono. È ritratta al naturale. Sulla soglia della casa di Nazareth. Senza corona. Senza abiti ricercati. Vestita da popolana. Nessuna trasfigurazione. Tutto è reale. Il suo bellissimo volto è illuminato da una luce compatta mentre rivolge lo sguardo ai due pellegrini inginocchiati con i piedi gonfi e sporchi.

L’eterno e il Tempo.
Sebastiano del Piombo, Pietà

Vorrei chiudere con la Pietà di Sebastiano del Piombo del 1515. Da notare la separazione dei due personaggi che occupano la scena. Cristo è sdraiato a terra in linea retta, a rappresentare la morte. Invece il triangolo formato dalla Madonna seduta con lo sguardo rivolto in alto, verso il cielo, a significare la resurrezione e la vita eterna.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

L’ETERNO E IL TEMPO. TRA MICHELANGELO E CARAVAGGIO. Dal 10 febbraio fino al 17 giugno 2018. Musei San Domenico di Forlì.

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