Arte e psiche tra Previati e Boccioni

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Arte e psiche
Gaetano Previati, maternità

La stagione simbolista si colloca tra l’ultimo ventennio dell’Ottocento e il primo decennio del 900. Un periodo fondamentale per la pittura europea. Periodo la cui arte mirava a suggestionare e non a descrivere e che è stato il tema di varie esposizioni molto gradite dal pubblico. Riuscendo a coinvolgere empaticamente l’osservatore, catturato delle potenzialità evocative di linee e colori. Dalle atmosfere che accennano, ma anche dai contenuti degli artisti che abbandonano l’oggettività del mimetismo a favore delle immagini interiori. Un’arte inoltre che non trascura la scienza, a partire dagli studi sulla fisiologia delle sensazioni.

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Fino ad arrivare ai fenomeni psicopatologici studiati inizialmente dallo psichiatra francese Charcot e che saranno poi oggetto privilegiato delle indagini della psicoanalisi freudiana. La mostra di Ferrara, a cura di Chiara Vorrasi, Fernando Mazzocca e Maria Grazia Messina è stata progettata nell’ambito di queste poetiche. Sulla falsariga di quanto sosteneva lo scrittore poeta e critico d’arte francese Gustave Kahn, fondamentale nel movimento simbolista: nell’opera d’arte la conoscenza dipende “dall’oggettivazione del soggettivo” e non al contrario, come volevano gli impressionisti.

Il percorso espositivo quindi ha i suoi punti di riferimento da un lato nel ferrarese Gaetano Previati, interprete originale del divisionismo italiano visto nelle due prospettive della scientificità e della evocazione simbolica, e dall’altro in Umberto Boccioni. L’artista che reinterpreta l’ultima versione dell’estetica dell’introspezione secondo il “dinamismo pittorico futurista”, con la creazione del trittico Stati d’animo, una delle quali rappresenta una trascinante scena di adii in una stazione ferroviaria.

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Dodici sono le sale che scandiscono il percorso e in ognuna di loro, coerentemente alle pitture e alle sculture che contiene, prevale un’emergenza affettiva. Si va così dal suicidio passionale di Asfissia di Angelo Morbelli alle Fumatrici di oppio di Previati. E proprio a Previati vorrei dedicare il mio breve approfondimento, mirato alla sua Maternità del 1809-91. Il tema ritorna spesso alle fine degli anni ottanta del XIX secolo insieme all’albero della vita. Come si può notare l’impostazione dell’opera è antinaturalistica, decorativa. All’inizio quando viene presentata al pubblico suscita scalpore. Il ritmo ondulato filamentoso musicale della pennellata tende a smaterializzare le forme. Previati abbandona l’enfasi descrittiva, le figure tendono all’evanescenza, immerse in un’atmosfera onirica. All’accentuato misticismo di Previati, Giovanni Segantini contrappone, ne L’angelo della vita del 1894, uno spiccato senso della natura.

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Giovanni Segantini, l’angelo della vita

La Madonna, con il bambino in grembo, seduta sul tronco sinuoso di una betulla. Fra rami contorti che si inerpicano verso l’azzurro dorato dello spazio. Incarna i codici del realismo religioso e nello stesso tempo è simbolo della Madre generatrice. In questa accattivante visione c’è un perfetto equilibrio tra naturalismo e simbolismo.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

STATI D’ANIMO. ARTE E PSICHE TRA PREVIATI E BOCCIONI. Ferrara, Palazzo dei Diamanti. Fino al 10 giugno 2018. Orario, 9-19.

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