Capolavori a confronto Bellini-Mantegna: presentazione di Gesù al Tempio

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Capolavori a confronto Bellini-Mantegna
Giovanni Bellini, presentazione di Gesù al Tempio, 1474 circa

Non capita tutti i giorni vedere affiancati e poterli confrontare, due capolavori assoluti della storia dell’arte. Un doppio straordinario. Due opere specchio che però riflettono due personalità diverse: la Presentazione di Gesù al tempio di Andrea Mantegna (1431-1506), proveniente dalla Gemaldegälerie di Berlino e lo stesso soggetto di Giovanni Bellini (1433-1516). È questo il fulcro della mostra dossier sul dialogo fra i due sommi pittori del Rinascimento, proposta dalla veneziana Fondazione Querini Stampalia. Ad un primo sommario sguardo potrebbe sembrare che fra i due quadri non ci siano differenze. In realtà i due capolavori riflettono personalità molto diverse.

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Che i due artisti si conoscessero è fuori di dubbio, dato che Mantegna aveva sposato la sorellastra di Bellini, Nicolosia. Non bisogna però immaginarli a stretto contatto di gomito mentre dipingono lo stesso soggetto. Fra le due realizzazioni esiste una differenza temporale molto ampia. Ipotizzando che la Presentazione del Mantegna si possa far risalire al 1453/4. La sua tavola si connota per il singolare impianto iconografico. Riconosciuto e accettato da Bellini che lo replica, rendendolo meno distaccato. Il carattere di Andrea è litigioso, impetuoso. Bellini, al contrario è tranquillo e malinconico.

Capolavori a confronto Bellini-Mantegna
Andrea Mantegna, presentazione di Gesù al Tempio, 1455

Osserviamo adesso più da vicino le due creazioni iniziando dal Mantegna.  La sua Presentazione è statica e rigorosa. Imposta gerarchicamente i protagonisti, inserendoli nella cornice. La Vergine Maria sorregge il piccolo Gesù in fasce sopra un cuscino sul quale poggia i piedi. Cuscino che sembra uscire dal dipinto. È raffigurata mentre sta per offrirlo all’anziano Simeone, a cui lo Spirito Santo aveva preannunciato che avrebbe visto il Messia. Simeone con un gesto molto affettuoso allunga le mani per prenderlo. Al centro, quasi defilato come fosse in ombra, c’è Giuseppe ripreso frontalmente. È stata avanzata l’ipotesi che potrebbe essere il suocero di Mantegna, Jacopo Bellini. Anche lui con l’aureola che lo accomuna agli altri personaggi sacri.

sostieni artesplorandoAi lati dell’opera due figure prive di aureola, che dovrebbero identificare l’autoritratto del Mantegna e della moglie dell’artista Nicolasia Bellini. Mantegna mette in risalto le sue occhiaie e le sue rughe.  Lo sfondo blu tendente al nero dà agli attori un rilevo scultoreo. Le loro espressioni sono assorte. L’espressione del Bambino è sofferente. Come presagisse il futuro sacrificio.  Lo spazio è piccolo ma si sfiorano appena. Sono isolati. Spostiamoci adesso sulla Presentazione del Bellini. Muta l’assetto compositivo incrementando il numero dei protagonisti in scena. I loro abiti sono meno sofisticati rispetto a quelli del Mantegna. Giovanni non vuole “che i dettagli distolgano l’attenzione dal sentimento”. Troviamo ancora la Madonna che sorregge Gesù con i piedi appoggiati sul cuscino, mentre il vecchio sacerdote dalla barba fluente che si piega verso Maria, sta per prenderlo.

San Giuseppe sempre al centro ha l’espressione meno corrucciata. Sono aumentate le figure ai lati del dipinto. Come per dare maggior movimento al racconto. I due uomini a destra incarnano l’autoritratto dello stesso Bellini, con lo sguardo rivolto verso l’osservatore, e il cognato Mantegna. Le donne a sinistra potrebbero essere la sorella Nicolosia, già citata, e la madre Anna. Invece della cornice marmorea Bellini introduce nel quadro una balaustra che rende meno distanti i personaggi dall’osservatore. Nella scena si respira un’atmosfera meno tragica. Sia perché il pittore ha eliminato le aureole. Sia per l’utilizzo di  una colorazione più delicata che alterna i toni rossi ai bianchi. Rispetto a Mantegna il quadro è più luminoso. L’atmosfera più calda.

Per concludere. Le due opere sono abbastanza simili. Ma si diversificano nella profondità spaziale. Nei passaggi cromatici. Nell’impostazione del racconto. Più disteso in Bellini. Più drammatico in Mantegna. Quest’ultimo è inattaccabile nell’invenzione. Bellini nel colore.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

CAPOLAVORI A CONFRONTO BELLINI – MANTEGNA: PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Dal 21 marzo al 1° luglio 2018.

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