Gli opposti movimenti artistici nella Russia del 900

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movimenti artistici nella Russia del 900
Marc Chagall, la passeggiata

Il MAMbo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, ospita fino al 13 maggio 2108: Revolutija. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky. Il focus della rassegna (oltre settanta opere) è nell’arte delle avanguardie russe. I curatori vogliono approfondire il periodo che va dai primi del 900 alla fine degli anni Trenta. E nello stesso tempo proporre al pubblico italiano, addetti ai lavori e non, artisti poco noti, come Repin, Serov, Goncharova e Altman. In parte oscurati dal grande successo ottenuto da Chagall, Malevic e Kandinsky, comunque presenti in mostra.

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Kandinsky, su bianco (I), 1920

Iniziamo da Chagall. Molte sue opere sprigionano la gioia di vivere matissiana. Sono immerse in una dimensione onirica, lontane però dall’impostazione scientifica del sogno surrealista. In mostra troviamo la Promenade. Un quadro che sfida la forza di gravità per raccontare la felicità trovata dall’artista vicino alla moglie Bella. Una fantastica visione ambientata nel verde delle campagne di Vitebsk. Al centro della composizione prevale lo stesso Chagall, con le scarpe nere e lucide che sta per sollevarsi da terra tirato verso il cielo dalla sua amata, che gli afferra dolcemente la mano.

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Malevic, quadrato nero. La prima versione risale al 1915

Il dipinto di Kandinsky esposto riflette il periodo in cui l’artista sente il bisogno di riorganizzare, o se si vuole, “razionalizzare” gli aspetti formali e cromatici di alcuni lavori precedenti. Troviamo il motivo razionalista geometrico dei quadratini neri come e fossero le parti di una scacchiera che pullulano verso la parte destra del quadro, in alto. Le altre strisce conservano ancora una certa vitalità anche se più ovattata. Il Quadrato, il Cerchio e la Croce rigorosamente neri di Malevic sono i primi tre monocromi all’origine di tutto. All’origine di quella visione suprema, passando per una assoluta semplificazione geometrica, considerate icone del XX secolo per quel drastico ed estremo atto di rottura definitiva dell’idea dell’arte come rappresentazione e imitazione naturalistica.

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Malevic, la testa di contadino

Di Malevic in mostra è documentata anche la fase del graduale ritorno al figurativo. Ne “La testa di contadino” prevale l’impostazione netta alla Leger. Una testa squadrata, dalla sintassi primitiva. Quasi una maschera, disegnata per superfici rosse che la sezionano. Esaurita per quanto mi riguarda l’analisi di alcune opere dei nomi più noti, vorrei attirare l’attenzione su un quadro che mi ha colpito.

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Nathan Altman, ritratto della poetessa Anna Akmatova, 1924

Il ritratto della poetessa Anna Akmatova (1924) di Nathan Altman. Seduta come in un trono, elegante misurata raffinata, nel blu dell’abito, nella teatralità dello scialle giallo che scivola dalle spalle, nel nero dei capelli che coprono la fronte e incorniciano il volto appuntito, la possiamo immaginare in sorridente attesa prima di declamare i suoi versi. “Bevo ad una casa distrutta, alla mia vita sciagurata, a solitudini vissute in due”, nei salotti letterari di San Pietroburgo. Valentin Serov, noto per i suoi ritratti all’insegna del realismo, nel “Ritratto della ballerina Ida Rubinstein” (1910), adotta invece lo stile simbolista.

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Valentin Serov, ritratto della ballerina Ida Rubinstein, 1910

Il corpo della donna magrissimo androgino asessuato raffigurato a tre quarti, dipinto nello stesso colore dello sfondo, ci guarda di sottecchi. Sottolinea che solo lei conosce cosa si nasconde dietro i passi misteriosi di una danza che sta per iniziare. Voglio chiudere questa breve rassegna con il “Ciclista” del 1913 di Anna Goncharova. Appare evidente osservando il dipinto i punti di riferimento dell’artista: il cubismo il futurismo e i canoni dell’avanguardia russa, nell’inserimento dei caratteri cirillici e dei numeri. Quindi la scomposizione dei movimenti del protagonista ricalca sia le tecniche pittoriche di Braque e Picasso sia il dinamismo tipico di Giacomo Balla.

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Anna Goncharova, ciclista, 1913

La mostra

Revolutija. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky. Museo d’Arte Moderna di Bologna (MAMbo) Fino al 13 maggio 2018.

Fausto Politino.

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi su Twitter: PolitinoF.

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