La passione di Previati a Milano

0
Previati a Milano
Gaetano Previati, la via del Calvario

La mostra su Gaetano Previati organizzata dal Museo diocesano di Milano insieme ai musei vaticani, si apre con La via al Calvario entrata da poco a far parte delle collezioni dello stesso Museo per lascito testamentario. Da oltre cento anni non appariva in una pubblica esposizione. Siamo in presenza di un lungo corteo, ma non se ne vede né l’inizio né la fine. Sta salendo verso il Golgota lentamente, faticosamente. Il corpo della Madonna, sul punto di stramazzare al suolo, e quello delle pie donne che la sorreggono sono inclinati. Per l’asperità del luogo, per il dolore che le squassa e per ciò che fra poco vedranno. La scena trasmette una sofferenza corale non gridata ma non per questo meno intensa.

Se ti piace il blog, seguilo anche su Twitter! 👇👇💛


Il movimento ondoso delle figure è dovuto alle pennellate allungate, com’è nello stile di Previati. Le nuvole basse, striate a coprire l’azzurro del cielo. Gli alberi scheletrici messi in fila sembrano la degna cornice all’incedere appesantito, prostrato, delle protagoniste. Nelle sale successive appare l’intera Via Crucis, dai profondi rossi creata tra il 1901 e il 1902 proveniente dai Musei vaticani. Visibile al pubblico dopo cinquant’anni. Vorrei ora mettere a confronto la Prima stazione di Previati con altri celebri quadri che affrontano lo stesso soggetto: Cristo alla colonna. Iniziamo da Antonello da Messina. L’ opera è datata 1476. Riflette la sua maturità. Ha saputo leggere e reinterpretare i dettami dell’arte veneziana e di quella fiamminga. La testa di Cristo è riversa all’indietro.

Previati a Milano
Gaetano Previati, via Crucis, prima stazione

Raffigurata da sotto in su. Un volto drammatico e insieme iperrealistico: i capelli sudati, la bocca semiaperta per il respiro spezzato, lo sprigionarsi delle prime gocce di sangue, le lacrime che raccontano la disperazione. Dettagli fondamentali che non deturpano la bellezza fisica dei tratti fisiognomici. Ancora monumentalità e massimo realismo nel Cristo prima della flagellazione del Bramante del 1490. Nelle carni serrate dalle corde e nell’altra corda che gli pende dal collo. Anche in questa immagine il Salvatore mantiene il proprio vigore fisico nel corpo ben modellato. La Flagellazione del Caravaggio risale al 1607-8. La struttura carnale muscolosa di Cristo circondato dagli aguzzini sembra accennare ad un manieristico movimento danzante. Tutti i corpi in tensione sia fisica sia emotiva sono definiti e delineati dalla luce.

Previati a Milano
Antonello da Messina, Cristo alla colonna

In Previati, osservando la sua prima stazione nell’ambito delle altre tredici, intuiamo subito che nella raffigurazione del Cristo, si leggono tra le righe Ensor e l’Espressionismo. Cioè di un’arte che non teme di essere brutta. Sgradevole. Per l’artista di Ferrara, unica protagonista della Via Crucis, senza attenuanti, è la straziante sofferenza del corpo di un uomo. I polsi stretti dalle corde. Lo scherno del bastone incuneato che rimanda allo scettro regale. Gli occhi chiusi, la testa leggermente reclinata, la seminudità indifesa, sono gli elementi di un essere prostrato, vinto.

Donato Bramante, Cristo alla colonna

Tutte le stazioni di Previati possono essere viste come fotogrammi in sequenza con un ritmo che non è narrativo ma rappresentativo. Siamo di fronte ad un testo, ad un contenuto iconografico profondamente immerso nella tradizione della chiesa cattolica. L’artista elimina orpelli e dettagli fuorvianti. Ciò che ci vuol mostrare è il corpo del Cristo che diventa sempre più deforme. Con gli occhi che escono dalle orbite e quasi non vedono più. La bellezza statuaria del Bramante è un lontanissimo ricordo.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

GAETANO PREVIATI 1852-1920. LA PASSIONE. Fino al 20 maggio 2018. Milano, Museo diocesano Carlo Maria Martini, Chiostri di Sant’Eustorgio.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here