Jenny Saville

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Jenny Saville
Jenny Saville, The Mothers

Vorrei proporre a tutti quelli che seguono Artesplorando un’artista che, lo confesso, non conoscevo. Per me è stata una rivelazione. È inglese. Il suo nome è Jenny Saville. Nata nel 1970. In mostra fino al 14 settembre 2018 alla National Galleries of Scotland di Edimburgo. La sua è una produzione fondata sul corpo, sulla carne. Sulle sue trasformazioni dovute all’invecchiamento, alla chirurgia plastica, all’obesità, alla violenza e alla gravidanza. Scandaglia a fondo la materia pittorica rivelando la vicinanza con altri artisti, come Lucien Freud.

Jenny Saville
Leonardo da Vinci, Sant’Anna con la Vergine, il Bambino e San Giovannino

Anche lui impegnato nell’analisi coatta dei particolari del corpo. Ma i loro linguaggi divergono. Condensato materico grumoso in Freud. “Liquido veloce acido” in Saville. Dalle ampie pennellate che ricordano sia la tendenza analitica dei figurativi di matrice anglosassone, Bacon compreso, sia l’estetica più istintiva dell’espressionismo americano di Willem de Kooning e Jackson Pollock. Ma anche il disegno monumentale di Leonardo, Sant’Anna con la Vergine, il Bambino e San Giovannino della National Gallery of art di Londra databile tra il 1499 e il 1500.

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In quali lavori della Saville serpeggia Leonardo? In un dipinto completato nel 2011 The Mothers, l’artista si raffigura incinta con due bambini in grembo che si contorcono, irrequieti. Come spiega Simon Schama, ha conservato i disegni delle possibili posizioni dei bambini facendo in modo che la stessa immagine contenga al suo interno: un piccolo addormentato; un altro in un momento d’ira; un altro ancora che guarda incuriosito. I loro visi, i loro corpi, il volto della madre danno vita ad un vortice segnico che toglie armonia alla composizione. “Sorge allora una narrazione sospesa fra l’emozione narrativa e l’invadenza formale di un corpo gonfio e pesante, estraneo all’immagine di una serenità indolore”.

Jenny Saville
Jenny Saville, Rosetta

Un’altra opera della Saville che vorrei proporre è Rosetta. Del 2004. Personalmente la giudico straordinaria. L’immagine rimanda, per l’accentuata tensione del collo e del volto, all’Assunzione della Vergine di Tiziano. L’artista in un’intervista racconta che Rosetta è una studentessa napoletana cieca dalla nascita. Non ha mai visto un’immagine. Ma con il tatto è in grado di dire se un colore è più scuro di un altro. Quando si osserva un volto, la prima cosa che risalta sono gli occhi. E Lo sguardo che ti coinvolge. Con Rosetta la Saville si trova di fronte ad un vuoto.

Jenny Saville
Tiziano Vecellio, Assunzione della Vergine, dettaglio

Deve catturare l’attenzione dipingendo il nulla. Osserviamo una persona cieca che non vedrà mai noi che la guardiamo. Né ciò che noi vediamo di lei. Ma se si va oltre l’egemonia storica della visione fisica (quella spirituale è un’altra cosa), si potrà entrare in comunicazione con lei e lei sentire qualcosa di noi. Si crea una sorta di ponte che annulla il deficit visivo. L’artista ha costruito il ritratto sulla “plurisensorialità”. Enfatizzando l’orecchio. Raffigurando il volto di tre quarti, dandole l’angolazione che lo fa sporgere ponendolo in ascolto. E poi il rilievo dato al naso. L’organo non serve solo a respirare, com’è ovvio, ma a sentire l’odore dell’aria, per stabilire un contatto con chi sta più vicino.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

NOW, National Galleries of Scotland di Edimburgo, fino al 16 settembre 2018.

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