Mirò a Padova

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Mirò a Padova
Joan Mirò, il carnevale di Arlecchino, 1925

Ottantacinque sono le opere esposte a Padova tra quadri disegni sculture collage e arazzi. Non è facile per Joan Mirò assecondare la propria vocazione. Per superare le resistenze della famiglia, accetta l’impiego in un ufficio, ma non dura molto. Cade in depressione e si fa cacciare perché disegna sui libri contabili. A questo punto il padre si arrende e abbandona i suoi progetti. Mirò non ha più problemi, se non le periodiche crisi che ne caratterizzano l’esistenza e registrano ogni volta cambiamenti nella sua opera. La mostra di Padova è l’occasione per cancellare lo stereotipo che fa dell’artista catalano un pittore ingenuo, con i suoi quadri popolati da disegnini infantili. Anche se certe tipologie figurali sembrano dettate da una logica esclusivamente onirica, non bisogna lasciarsi ingannare.

Mirò a Padova
Joan Mirò, personnage ètoile, 1978

Sulla superficie pittorica le immagini e i segni, per quanto fluttuanti, sono elementi intenzionali e necessari alla struttura del lavoro. La rassegna vuole ridiscutere il ruolo che gli compete nella storia dell’arte contemporanea. Anche se non è semplice definirlo, lo si può accostare alla poetica del gruppo surrealista. Senza però gli imperativi che Breton vorrebbe imporre con i suoi programmi. Quella di Mirò è un’arte che scaturisce irrefrenabile, lontana da ogni tipo di referenzialità coatta. Evocativa e poetica, nasce da se stessa e su se stessa. Un linguaggio originale il suo. Che s’impone quando sperimenta tecniche nuove. E dà vita a linee, colori, universi che nascono dagli oggetti e dal nostro quotidiano. Un’arte che sa pescare nell’inconscio. Che usa grafismi, stelle filanti, punti neri e rossi, vigorosi cromatismi per sintetizzare il mondo fantastico che ci portiamo dentro.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

MATERIALITA’ E METAMORFOSI. MIRO’ A PADOVA. Palazzo Zabarella. Fino al 22 luglio 2018

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