Il grande masturbatore, Salvador Dalì

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Il grande masturbatore
Salvador Dalì, il grande masturbatore

Questo dipinto rappresenta la quintessenza e il simbolo per eccellenza delle ossessioni di Salvador Dalì. È sconcertante e seduttivo, intenso e geniale, ma anche molto delirante; si tratta dell’opera che il pittore stesso commentò di più nel suo libro La vita segreta di Salvador Dalí, pubblicato nel 1942. L’artista dipinse il quadro nel 1929, a fine estate, dopo aver trascorso alcuni giorni con Gala Éluard, moglie del poeta Paul Éluard tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. Gala, con suo marito e insieme ad altri amici artisti, andò in visita nella tenuta di Dalì presso Cadaqués nel sud della Spagna. Tra lei e il pittore spagnolo vi fu subito un irresistibile colpo di fulmine, tanto che questa decise di rimanere con Dalì e far ripartire il marito, da solo, alla volta di Parigi. Sarà l’inizio di un rapporto fatto d’amore, di sesso, di creatività e di eccessi che durerà ben 53 anni.

Come potrete intuire anche solo dal titolo l’opera ha diverse implicazioni sessuali confermate dalla presenza piuttosto esplicita di simboli fallici. Dal pistillo della calla a destra, alla lingua rossa del leone africano nel centro del dipinto. Attira inoltre l’attenzione la coppia in alto a destra di cui vediamo solo il volto di profilo della donna e che sembra voler richiamare a un atto di fellatio. In questo dipinto ritroviamo tutti gli elementi che contraddistinguono l’arte di Dalì a cominciare dai paesaggi della sua infanzia, perlopiù spazi desertici in cui manca totalmente la vegetazione. Ma qui c’è anche Gala, la donna che dopo averlo conosciuto scelse di rimanergli accanto per sempre. Lei per l’artista sarà una musa, un’amante, una madre e una figura molto importante per la sua carriera e per il suo successo.

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Il centro del quadro è occupato da un volto di profilo rivolto verso il basso, con una palpebra chiusa e l’enorme naso a punta appoggiato al terreno. Al viso è attaccata una cavalletta gigante che ha il ventre ricoperto di formiche. Insomma una vera immagine delirante. Il surrealismo, a cui l’opera fa riferimento, fu un movimento culturale che all’inizio del XX secolo coinvolse tutte le arti, ponendo al centro della sua poetica l’inconscio, il sogno, il delirio e l’allucinazione e Dalì elaborò un sistema di produzione artistica cosiddetto “paranoico-critico”, che il pittore descrisse come un metodo spontaneo di creazione irrazionale, basato sull’associazione di elementi, immagini e forme apparentemente senza senso.

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Dalì fu anche questo, delirio, follia e voglia di stupire. Un artista anche nella vita, per come si poneva con le persone a partire da quei curiosi baffetti all’insù. Artista sempre insomma, e non solo nelle sue bizzarre opere.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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