Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del 68

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Renato Guttuso
Renato Guttuso, Crocifissione 1942

Vorrei segnalare la mostra dedicata a Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del 68, aperta fino al 24 giugno 2018 alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino. Sono sessanta le opere esposte dell’artista siciliano. Individuato dalla critica come un autore di rilievo del secondo dopoguerra. Assertore convinto del realismo figurativo. Giudicandola una poetica in grado di superare il distacco tra arte e pubblico, Guttuso si è ispirato al linguaggio di Picasso, attualizzando le “potenzialità espressive offerte dalla sintassi postcubista”. Considerazioni che a mio parere trovano conferma nella sua Crocifissione del 1942, esposta in occasione del premio Bergamo.

Renato Guttuso
Rembrandt, Cristo in croce tra i due ladroni

Un’opera dall’intensa carica espressiva, immersa in un realismo violento, tormentato. A suo modo rivoluzionaria, giudicata allora blasfema dalla gerarchia ecclesiastica per la raffigurazione nuda della Maddalena. Guttuso vuole scardinare il torpore visionario di chi guarda una Crocifissione dipinta secondo l’iconografia tradizionale. E ci riesce rifacendosi al nuovo schema, già utilizzato da Rembrandt nel disegno Cristo in Croce tra i due ladroni che dispone le croci seguendo una diversa impalcatura spaziale: non l’una a fianco all’altra, ma in diagonale l’una dietro l’altra. Lo scopo è suscitare in chi guarda una sorta di straniamento che sfibra l’assuefazione e ripristina l’assoluta tragicità dell’evento. Guttuso non ci permette di vedere il volto di Cristo, nascosto dalla croce, dal legno orizzontale, di uno dei due ladroni.

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Rosso Fiorentino, deposizione dalla Croce, 1521

Lasciando che siamo noi ad intuirne la straziante sofferenza che ne marchia il volto. I corpi rappresentati cedono al dolore estremo, sono spigolosi. Ricordano da vicino la spietata descrizione che fa Rosso Fiorentino nella sua Deposizione dalla Croce del 1521. Lo sgomento di fronte ai movimenti di coloro che in precario equilibrio cercano di depositare a terra, con delicatezza e insieme con vigore, un essere privo di vita. Ma perché Guttuso dipinge nudi gli attori del dramma? Per il gusto dello scandalo fine a se stesso? No. La risposta è in suo articolo apparso ne Il contemporaneo del 1965: “per sottrarli ad una collocazione temporale; questa è una tragedia di oggi. Il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda”. Il cataclisma generato dalla morte di Cristo diventa l’evento che non conosce tempo nel paesaggio di una città bombardata in fondo al quadro.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

RENATO GUTTUSO. L’ARTE RIVOLUZIONARIA NEL CINQUANTENARIO DEL 68, fino al 24 giugno 2018, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino.

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