Serie della Cattedrale di Rouen, Claude Monet

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Cattedrale di RouenScegliere un motivo unico e riprenderlo instancabilmente, al sorgere del sole o a fine pomeriggio, in ogni stagione, scaldati dal sole o sferzati dalla pioggia. È questo che faceva Claude Monet, abituato molto spesso a dipingere in serie. Di lui sono celebri le ninfee, ma realizzò anche altri soggetti ripetuti come i covoni di fieno, i pioppi o appunto, la Cattedrale di Rouen di cui il Museo d’Orsay conserva quattro esemplari. In una lettera del 7 ottobre 1890 l’artista scrisse:

riprendo molto, mi accanisco a ottenere effetti diversi, ma in questa stagione il sole declina così in fretta che non riesco a seguirlo… Lavoro con una lentezza che mi fa disperare. Ma più continuo, più noto che bisogna lavorare molto per riuscire a restituire ciò che si cerca: l’istantaneità, soprattutto l’involucro, la stessa luce diffusa dappertutto e le cose ottenute d’un solo getto mi disgustano sempre di più.

Monet realizzò ben trenta opere con protagonista il portale della cattedrale di questa città del nord della Francia e lo fece, come per le altre serie, per uno scopo ben preciso. L’artista, impressionista per eccellenza che con una sua opera, Impressione levar del sole, diede il nome al movimento, era interessato alla luce e agli effetti che questa produceva su forme e paesaggi, modificando la nostra percezione della realtà.
Il portale visto di fronte, armonia bruna venne realizzato dalla finestra dell’appartamento del signor Louvet, affittuario del luogo, posto di fronte alla cattedrale.

Cattedrale di Rouen
Il portale visto di fronte, armonia bruna

Tornato a Ruen, il 25 febbraio 1892, Monet fu costretto a cambiare appartamento, a causa di lavori, e scelse così un diverso punto di vista da un altro edificio sempre di proprietà di Louvet da cui realizzò gli altri dipinti. Ed ecco che ogni immagine è diversa dalle altre: certe volte la cattedrale sembra smaterializzarsi, cambiando colore e consistenza. In questo modo l’artista dimostrò uno dei punti cardine del movimento impressionista e cioè che la percezione che abbiamo della realtà è cosa ben diversa dal suo aspetto oggettivo. Infatti nella nostra percezione del mondo entrano in gioco la luce, il movimento, l’atmosfera e le condizioni meteorologiche in modo che ogni istante risulta diverso da quello successivo. Le trenta opere nel loro insieme sono affascinanti e impressionanti e al Museo d’Orsay potete assaporare un frammento di questa suggestione.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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