Il restauro della Deposizione di Pontormo

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Deposizione di PontormoÈ durato un anno il restauro della Deposizione di Pontormo (1464-1557) dal paesino vicino ad Empoli, e dell’affresco con l’Annunciazione, visitabili nella Cappella Capponi (chiesa di Santa Felicita a Firenze). Pontormo è giudicato inizialmente un bambino prodigio dal Vasari, ma poi non ne apprezza le innovazioni cromatiche, che giudica bizzarre ed eccessive. Non gradisce i colori acidi che sembrano sciogliersi in uno spazio privo di consistenza. Oggi la critica d’arte ha rovesciato il canone interpretativo puntando l’attenzione sul linguaggio innovativo del Pontormo. Sulle modalità antinaturalistiche nella stesura del colore. Cromie considerate rivoluzionarie che assicurano alla Deposizione il valore che merita.

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Il restauro prima accennato ha fatto emergere una tecnica particolare. La Deposizione, un grande tavolato in legno di pioppo, non è stata dipinta ad olio. Pontormo arriva ai suoi originali colori utilizzando la tempera a uovo. Ha impastato i pigmenti e le polveri con le uova fresche. Mescolando, ad esempio, l’albume con il bianco di piombo, vale a dire la biacca, per rendere gli incarnati più chiari. Da notare come i vestiti dei personaggi aderiscano ai corpi come fossero una seconda pelle. Un effetto ottenuto evitando di definire lo scollo e i polsini. E ancora. Le labbra violacee del Cristo morente. La sua barba rossiccia. I contorni sfumati di rosa delle palpebre per renderle più vive.

La composizione è scandita in undici figure molto ravvicinate, fino a formare un nodo aggrovigliato. Che cosa leggiamo nell’opera? Due giovani che sollevano il corpo senza vita di Cristo dopo averlo staccato e deposto dalla Croce. Croce che non fa parte del dipinto. Uno dei due, accovacciato, ne sostiene il peso maggiore. L’altro in piedi ne sorregge le spalle. Entrambi si muovono leggeri, in punta di piedi, come se non facessero nessuno sforzo. Guardano verso l’esterno. È stato ipotizzato che siano degli angeli in attesa di prendere il volo, per depositare Cristo sulle braccia del Padre. In alto sulla sinistra, una figura femminile si sporge in avanti. Sospesa senza appoggi, con il capo coperto da un lungo velo rosa violaceo, sorregge con assoluta delicatezza la testa del Cristo.

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L’ultima carezza di Maria

Più in basso s’intravede un’altra donna, gli tiene la mano sinistra. Con il capo voltato rivolge lo sguardo verso Maria, protagonista del gruppo, immersa nell’azzurro del suo manto. Il suo volto è marchiato da una sofferenza insostenibile mentre allunga il suo braccio destro verso il figlio. Come a tentare l’ultima carezza. A ben guardare, tutti i gesti degli attori sono enfatizzati. Il dolore che connota i loro volti, accentua la tensione espressiva. Si può ipotizzare che Pontormo abbia preparato un’accurata e originale messa in scena. Dove i personaggi conoscono molto bene la parte da recitare. Ma con una convinta immedesimazione da renderla molto credibile. Indimenticabile l’espressione prostrata, vinta, della Madonna. La profonda malinconia del suo braccio teso con eleganza a scongiurare o a trovare una ragione alla morte del Figlio da tempo annunciata.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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