Novecento su carta

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Novecento su carta
Umberto Boccioni,Interno con due figure femminili

Non tutte le carte sono da cestinare, al contrario. Ce ne sono di quelle che hanno un valore conclamato. Sia per gli esperti del settore sia per il grande pubblico. Ci stiamo riferendo alla mostra “Novecento su carta. Disegni e stampe di maestri italiani dalle raccolte civiche di Milano e dalle collezioni di Intesa Sanpaolo”. Visitabile nelle sale viscontee del Castello sforzesco a Milano fino al 22 luglio 2018. L’esposizione curata da Claudio Salsi supera le 200 opere tra disegni incisioni stampe libri d’artista e carte dipinte. Un viaggio in altre parole per conoscere stili tendenze, ispirazioni e tecniche dei maggiori artisti italiani del secolo scorso. Come appena detto, non siamo di fronte ad una collettiva di élite.

Novecento su carta
Giorgio Morandi, Grande natura morta con la lampada a destra

Le molte informazioni che accompagnano le opere aiutano a capire le caratteristiche salienti dei grandi autori. Fra gli altri, Carrà, Boccioni, Modigliani, De Chirico, Morandi, Fontana, Melotti e Boetti. Sono artisti che hanno riconosciuto al disegno e alle tecniche della stampa un ruolo fondamentale. Come strumenti che precorrono l’idea pittorica, come creazioni autonome. Come medium per esercitare, sperimentare il gesto. Così De Chirico vede nel segno la trascrizione della scrittura mentale. Lo definisce “impronta di pensiero, rivelazione cognitiva”. Ha continuato a disegnare per tutta la vita. Considerando i disegni un procedimento necessario e continuo. Di molti di loro non troviamo riscontro nei dipinti. Perché li valuta opere finite.

Novecento su carta
Giulio Turcato, Composizione

Accostiamoci adesso a qualche opera. Nel 1927 inizia la grande stagione di Morandi acquafortista, quando ormai si è impossessato di una notevole capacità tecnica. Come si può vedere nella “Grande natura morta con la lampada a destra” del 1928. L’artista crea le sue nature morte che lo hanno reso famoso, con gli oggetti che dal 1914 in poi raccoglie nel suo studio. Che per oltre cinquant’anni diventano i temi privilegiati. Ma a dispetto della reiterazione del soggetto, l’esito è sempre diverso. Perché non viene mai meno la voglia di sperimentare. Diradando o infittendo gli oggetti: brocche scatole bottiglie. Inserite in uno spazio che scaturisce dall’interiorità. All’insegna dell’invenzione formale. Della gradualità tonale.

Il lavoro di Boccioni, “Interno con due figure femminili” del 1916, è un’opera realizzata utilizzando varie tecniche: la tempera, l’acquerello, l’inchiostro, le matite colorate, che gli permettono originali accostamenti cromatici. L’ambiente interno, con la madre e la sorella è una tematica che anche per Boccioni si ripete. I volumi seguono linee tagliate che rendono le figure curvilinee e verticali. Gestualità. Colore. Dinamica impronta segnica, sia verticale sia obliqua, sono i protagonisti dell’astratta “Composizione” di Giulio Turcato del 1960.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

Novecento su carta. Disegni e stampe di maestri italiani dalle raccolte civiche di Milano e dalle collezioni di Intesa Sanpaolo. Sale viscontee del Castello sforzesco, Milano, fino al 22 luglio 2108.

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