Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti

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Viaggio in Italia
Giuseppe De Nittis, Eruzione del Vesuvio

Alessandra Tiddia, è la curatrice della mostra “Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti”. L’importante collettiva, aperta fino al 26 agosto 2018 al Mart di Rovereto, è scandita in un percorso espositivo di oltre 80 opere ritenute necessarie per proporre una ricerca sulla pittura di paesaggio del XIX secolo. Quando i pittori escono dagli atelier, preferendo dipingere en plein air e abbandonano le regole delle accademie. Si emancipano dagli ideali classici e romantici. A prevalere è la loro originalità. La Tiddia chiarisce che “è la visione individuale che determina il paesaggio”. L’artista non deve più rappresentare la realtà ma interpretarla, non deve tendere al vero ma al sentimento del vero.

Viaggio in Italia
Ippolito Caffi, Ascensione in mongolfiera nella campagna romana

La seconda metà dell’800 è un periodo intenso per le sue scoperte scientifiche e tecnologiche che influenzano molto la pittura che sceglie la luce e la sua rappresentazione come soggetto predominante. Nella raffigurazione dei paesaggi cambiano i punti di vista, si aprono nuove prospettive ispirate dai viaggi in treno. Dalle nuove possibilità offerte dallo sviluppo della fotografia, dai viaggi in mongolfiera. In mostra è presente l’Ascensione in mongolfiera nella campagna romana di Ippolito Caffi, il vedutista/paesaggista di Belluno. Per lui potrebbe valere il giudizio che Kandinsky esprime su Corot: egli fa vedere “stati d’animo travestiti da forme naturali”. Il suo mondo è “paesaggio naturale” e spazio interiore privo di enfasi, fedele al vero.

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Bartolomeo Bezzi, Acqua morta

Quali sono allora le motivazioni che hanno orientato l’analisi e il successivo allestimento della rassegna? La soggettività della visione paesaggistica. Le ricerche dedicate all’esaltazione delle atmosfere e agli effetti di luce e colore. Le sei sezioni del Viaggio in Italia vogliono mettere in risalto da un lato le differenze tra la pittura di paesaggio nelle varie geografie artistiche e dall’altro la frequenza degli scambi e delle reciproche influenze. C’è posto quindi per l’Eruzione del Vesuvio di Giuseppe De Nittis che si fa notare per l’inquadratura fuori dagli schemi.

Per l’approccio materico del colore, opposto a quello impressionista dello sbriciolamento della luce. Per i paesaggi lagunari di Bartolomeo Bezzi. Nella sua Acqua morta siamo lontanissimi, anzi, agli antipodi rispetto alla perfezione e alla solenne maestosità delle vedute di Canaletto. Siamo invece più vicini alla “morta gora” dantesca. All’odore fastidioso della palude che ristagna. Con un personale cromatismo Bezzi si sofferma sui muri vischiosi e sulle finestre marce. Infine c’è posto per le trasformazioni simboliche di Gaetano Previati.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

VIAGGIO IN ITALIA. I PAESAGGI DELL’OTTOCENTO DAI MACCHIAIOLI AI SIMBOLISTI. Fino al 26 agosto 2018, Mart di Rovereto.

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