Matisse, tra teatro e drammaturgia

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Matisse
Icaro dalla serie Jazz

Una mostra inedita di Matisse al Forte di Bard in Valle d’Aosta, dal sette luglio al 14 ottobre 2018. Novanta opere legate al suo rapporto con il teatro e con la drammaturgia che coprono il periodo che va dal 1919 al 1954, anno della scomparsa dell’artista. Il percorso espositivo, curato da Markus Müller, direttore del Kunstmuseum di Münster, è suddiviso in quattro grandi sezioni: Costumi di scena; Matisse e le sue modelle; Le odalische; Jazz. Da sottolineare la presenza di tappeti, abiti, oggetti di arte orafa collazionati dallo stesso Matisse durante i suoi viaggi in Algeria e Marocco tra il 1912 e il 1913 sulle orme di Ingres e Delacroix. Secondo la prassi dell’artista romantico. La rassegna allora come l’occasione per immergersi nei suoi colori decisi e forti, nelle sue forme sinuose e morbide.

Per quanto riguarda i costumi di scena, nel 1919 riceve un incarico particolare: creare i costumi e le scenografie per il balletto “Il canto dell’usignolo”. Mettere in atto una sorta di pittura in movimento. Genere già affrontato dal suo grande antagonista Picasso che nel 1917 aveva dipinto le scene per “Parade”. Magari per spirito di emulazione Matisse accetta l’incarico dando prova di avere assimilato l’influsso dell’arte orientale. In coerenza con l’azione teatrale ambientata alla corte dell’imperatore della Cina. Esperienza che si ripete nel 1939 preparando le scenografie del balletto “Rouge et noir”.

Matisse
Costume per il balletto Il canto dell’usignolo

Ma senza volersi limitare all’aspetto ornamentale ed esotico, l’interesse di Matisse per il teatro è un tassello fondamentale della sua estetica. Concepisce la creazione pittorica alla stregua di un regista o di un drammaturgo. Uno stile che appare evidente mentre si accinge a decorare la Cappelle du Rosaire a Vence. I disegni preparatori sono esposti insieme ai costumi per i balletti. La seconda sezione indaga il rapporto di Matisse con le sue modelle con particolare attenzione alla sua assistente Lydia Delectorskaya, che ricoprirà un ruolo centrale. Dagli anni Trenta sino alla sua morte. Riferendosi a loro, le definisce attrici della sua arte: “I miei modelli, esseri umani, non sono mai solo un elemento secondario in un ambiente. Sono il tema principale del mio lavoro. Dipendo interamente dal mio modello”.

Nella terza sezione troviamo le odalische il decorativismo di stampo arabeggiante e orientalistaTema che rappresenta per l’artista la sintesi ideale tra la rappresentazione della donna e l’intensificarsi dell’ornamento vegetale o geometrico. L’ultima sezione è dedicata ai papiers découpés, carte ritagliate, sintesi perfetta, secondo Matisse, tra colore e precisione della linea. Realizzazioni da segnalare  che si incarnano in“Jazz”, una serie di 40 opere materializzate  con tale tecnica. I motivi di questi lavori sono il circo e i suoi attori, la mitologia e le memorie dei suoi viaggi. L’impostazione dissonante delle cromie, ha ispirato per esempio Andy Warhol e la “pop art” americana.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

Henri Matisse. Sulla scena dell’arte. Forte di Bard, Aosta. Dal 7 luglio 2018 al 14 ottobre 2018.

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