Picasso et la danse

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Picasso et la danse
Il sipario di Parade

Vorrei completare il discorso iniziato con Matisse in merito al rapporto pittura-danza accennando alla rassegna che resterà aperta fino al 16 settembre 2018 all’Opera Garnier di Parigi. E cioè la la mostra dedicata a Picasso et la danse. Centotrenta opere tra disegni bozzetti caricature documenti storici, molti dei quali raramente esposti in Francia, per conoscere e valutare il rapporto originale  tra l’artista spagnolo e l’arte coreografica. Come arriva Picasso a manifestare il suo gusto per la danza? Nel 1915 si fa coinvolgere dal giovane poeta Jean Cocteau che lo convince a partecipare al progetto artistico del grande animatore e impresario della danza Sergheij Diaghilev e dei suoi Balletti russi.

Progetto che prevede la compresenza creativa di scrittori poeti scenografi e costumisti per la realizzazione degli spettacoli. Spettacoli che furono messi in scena all’Opèra di Parigi tra il 1917 e il 1924 con scene e costumi di Picasso. Dieci in tutto. I curatori ne hanno selezionato quattro, ponendo l’attenzione sui quelli più rilevanti. Le coreografie sono di Massine, le musiche sono di autori diversi: Parade del 1917,ispirata dalla sua passione di sempre, il circo con musiche di Satie; Le tricorne del 1919 dalla sua Spagna con musiche di de Falla; Pulcinella del 1920 dalla commedia dell’arte dopo essere stato a Napoli, con musiche di Stravinsky e Mercure del 1924, dal dio Mercurio con musiche ancora di Satie, che fa registrare una svolta dadaista.

Picasso et la danse
Il sipario di Mercure

Qual è l’atmosfera artistico/culturale che si respira quando Picasso fa la sua scelta? Ha già dipinto nel 1907 Les mademoiselle d’Avignon che segna la nascita del movimento cubista. Da Zurigo giungono gli echi del dadaismo. Nel 1909 appare il manifesto del Futurismo. Nel 1917 De Chirico ha dipinto Le muse inquietanti ponendo le basi dell’arte metafisica. Grazie ad Apollinaire sta per nascere il Surrealismo. Immerso in questo clima Picasso nel 1916 decide di accettare la sfida di Parade, il balletto realistico e moderno voluto da Cocteau. Nel 1917 va in Italia per otto settimane. Quando arriva a Roma, richiamato da Diaghilev per dare inizio al progetto relativo alla scenografia e ai costumi di Parade, si chiude nel suo atelier e lavora intensamente.

Ed è a Roma che nasce l’opera. Una tela sconfinata di 10,60 per 17,25 metri dipinta a tempera con la collaborazione del pittore Carlo Socrate. In cui pagliacci, ballerine e animali sono i protagonisti di un circo insieme reale e fantastico. Allegro e triste.  Tipici stati d’animo della realtà circense. Molto intrigante anche il sipario di Mercure. Con Arlecchino e Pierrot alle prese con i loro strumenti. Lo stile adottato è chiaramente cubista. Anche se di un cubismo fluido e curvilineo. Dalla forme disegnate senza soluzione di continuità che conferisce al tutto un certo dinamismo.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

Picasso et la danse. Opera Garnier di Parigi, fino al 16 settembre 2018.

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