Il ritratto nel quattrocento italiano

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Il ritratto nel quattrocento
Pisanello, ritratto di Lionello d’Este

Come spesso accadde nella storia dell’arte, anche nel caso del ritrattismo l’Italia svolge un ruolo chiave per il suo sviluppo ed evoluzione.
Nella storia del ritratto, il quattrocento in Italia segna la contrapposizione tra il ritratto dipinto e quello scolpito: in pittura abbiamo ancora il ritratto di profilo, legato ai prototipi franco-provenzali; in scultura, grazie ai maestri fiorentini, prende avvio la produzione di busti realistici, studiati per essere visti di fronte. Già nel Trecento la presentazione del ritrattato di profilo era comune per la figura del donatore, che in questo modo veniva a porsi su di un piano diverso da quello dell’immagine sacra. Ma nel Quattrocento la scelta di impostare il ritratto secondo uno schema del genere era il segnale di un cosciente ritorno alla classicità.

Il ritratto nel quattrocento
Pisanello, ritratto di Ginevra d’Este

Quindi nonostante l’esempio cronologicamente parallelo, dell’arte fiamminga, il ritratto in pittura continua a mantenere l’impostazione tradizionale di profilo. Alle corti degli Estensi, dei Gonzaga e degli Sforza il ritratto del principe e di altri importanti membri della corte, porta al limite estremo il gusto per la glorificazione cortese che già aveva avuto fortuna. Ostenta attraverso l’immagine la potenza, la virtù, l’opulenza della propria signoria.

Emblematica figura fra tardogotico ed umanesimo resta Pisanello, che svilupperà la propria carriera artistica proprio nelle corti italiane (Verona, Mantova, Ferrara, Milano, Napoli), alternando l’esecuzione di dipinti e medaglie.

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Grazie a lui il ritratto di profilo raggiunge il massimo grado di sviluppo, facendosi interprete delle esigenze dei signori delle corti italiane: immediata riconoscibilità, scelta di un’espressione che ponesse in evidenza le qualità umane ed il rango intellettuale e che nascondesse i difetti.
Non mancano comunque altri interpreti quali: Ercole de’ Roberti, Cosmè Tura, Piero della Francesca (➡ QUI), Masaccio (➡ QUI), Paolo Uccello (➡ QUI) e altri ancora che in questa carrellata veloce nella storia del ritratto, non approfondiremo.

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Il ritratto in scultura

La storia del ritratto in scultura invece, nel quattrocento, ha un improvviso balzo in avanti quando in alcune botteghe fiorentine si inizia a tradurre in marmo, in terracotta, in bronzo o in ceramica smaltata immagini di cui si possono trovare i precedenti nella tradizione devozionale locale: i busti in cera, offerte votive, oggi andate perdute, ma ben documentati dalle fonti.

Il ritratto nel quattrocento
Andrea Verrocchio, dama col mazzolino

Grazie alla malleabilità del materiale, la cera permette effetti di impressionante verosimiglianza, necessaria per identificare il donatore. Vari scultori toscani del quattrocento riescono a ottenere con il marmo o con la terracotta risultati analoghi. Questi grandi artisti produssero busti-ritratto a tutto tondo decisamente più immediati e “parlanti” dei ritratti dipinti di profilo in quegli stessi anni.

Scopri di più …

Per una guida introduttiva al genere del ritratto leggete QUI
Per scoprire la storia del ritrattismo segui l’etichetta #ritrattieritrattisti

C.C.

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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