Il ritratto nella Firenze di Lorenzo il Magnifico

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Il ritratto nella Firenze di Lorenzo il Magnifico
Domenico Ghirlandaio, ritratto di nonno con nipote

Per tutta la prima metà del Quattrocento, Firenze è la città-faro del movimento che prenderà il nome di Rinascimento, e che dilagherà in seguito in tutto il continente, non come nostalgia di un lontano passato ma come attivissimo impegno nel presente: l’uomo si pone al centro di tutte le cose. Il tutto in una città governata da una ricca borghesia mercantile e finanziaria, una repubblica signorile al vertice della quale si pone la famiglia Medici che insieme ad un sostanziale monopolio finanziario, assume l’egemonia e una popolarità incontrastata ed incontrastabile.

In questo sfondo politico sociale, il ritratto fiorentino si manterrà legato ad un linearismo nervoso e intensamente grafico. Oltre al primato del disegno che caratterizza tutta la storia dell’arte toscana.
I maestri toscani continueranno a realizzare ritratti di profilo, salvo eccezioni particolari (Ghirlandaio, Botticelli, Signorelli…), fino all’arrivo di Leonardo che svilupperà il ritratto di tre quarti.

Ritratto di nonno con nipote

Stimolati dal confronto con i capolavori fiamminghi portati a Firenze dai direttori del Banco Mediceo, i pittori fiorentini, tra cui anche il Ghirlandaio, raggiungeranno esiti di impressionante verità. Come avviene in quest’opera particolarmente commovente, in cui è rappresentato un toccante e umano gesto di affetto tra nonno e nipote. In uno scambio di tenerezza e fiducia. Si tratta dell’unico dipinto conosciuto di un importante maestro rinascimentale che presenti il soggetto nonno-nipote. Pur non conoscendo con esattezza l’identità delle persone rappresentate, non possiamo non rimanere coinvolti dall’intenso dialogo emotivo che si instaura tra l’anziano e il bambino tra le sue braccia.

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Qui tutta l’abilità del pittore viene fuori toccando vertici di naturalismo raramente raggiunti prima perfino dai pittori fiamminghi. Se ci concentriamo sulla fisionomia dell’anziano, contraddistinta dalla resa dettagliata del rinofima, una malattia della pelle che ha come conseguenza un ingrossamento del naso, ci rendiamo conto dell’attenzione, riservata dal pittore, anche ai difetti fisici della persona raffigurata. Non fa sconti l’artista, rappresentando l’acne deformante, i segni della vecchiaia e il neo sporgente sulla fronte. Ma non toglie quel senso di dignità e saggezza che sono ben presenti nella figura dell’anziano. E dalla finestra sullo sfondo fa capolino un morbido paesaggio collinare toscano, con le sue strade, i suoi alberi e una piccola chiesetta.

Ma siamo davvero di fronte a un ritratto dal vero? Un disegno del Ghirlandaio conservato a Stoccolma mostra lo stesso volto anziano, però disteso, con gli occhi chiusi, forse sul letto di morte. L’artista potrebbe averlo usato per completare, su richiesta di un parente del defunto, un ritratto con funzione commemorativa. Il giovane allora sarebbe un simbolo che esalta la bontà e la grandezza degli antenati.
Al di là di qualsiasi cosa, resta uno dei dipinti più commoventi del rinascimento italiano.

Scopri di più …

Alla prossima puntata!
Per scoprire la storia del ritrattismo segui l’etichetta #ritrattieritrattisti

C.C.

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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