Velazquez, il volto e l’anima della corte

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Velazquez, il volto e l'anima della corte
Diego Velazquez, Las Meninas, 1656, Museo del Prado, Madrid

La splendida stagione della pittura spagnola, nel cuore del cosiddetto siglo de oro della cultura e della storia iberica, ha il riferimento principale in Diego Velazquez (1599-1660). Si completa così insieme ai quasi coetanei Van Dyck e Rembrandt, la triade dei più grandi ritrattisti dell’età barocca, tutti collegabili tra loro, ma perfettamente distinti. Velazquez incarna la figura dell’artista di corte, attento interprete dello splendore di un’epoca, ma anche del sottile disagio che incrina il grande impero iberico. Diego de Silva y Velazquez proveniva da una famiglia nobile di Siviglia: il padre era originario di Porto. Siviglia, fulcro spirituale ed economico della penisola iberica, è in quel periodo una ricca e popolosa città che gode del monopolio dei traffici con l’America e accoglie una nutrita colonia di fiamminghi e di mercanti genovesi.

Molto giovane, nel 1609, Velazquez entra nella bottega di Herrera il Vecchio e nel 1610 firma un contratto d’apprendistato con il pittore F. Pacheco che per la sua posizione di rilievo nei circoli umanistici e letterari, sarà di grande aiuto al giovane allievo. Divenuto suo genero nel 1618, viene accolto come libero maestro nella gilda cittadina nel 1617.
Dal 1623 ottiene l’incarico a Madrid di pittore di corte, che manterrà fino alla morte, con riconoscimenti e onoreficenze mai concesse a un non nobile prima di lui.
Quello che vi propongo son due opere: la prima è un ritratto di Filippo IV e la seconda è Las Meninas.

Velazquez, il volto e l'anima della corte
Diego Velazquez, Filippo IV in abito da caccia, 1634-1635,  Museo del Prado, Madrid

Filippo IV in abito da caccia

Il ritratto mostra il re in abiti meno formali di quelli soliti per un monarca, riflettendo la sua passione per la caccia, un’attività regale che simboleggiava potere e controllo sulla natura. Filippo IV è vestito con un giubbotto di pelle scura, indossa guanti e tiene un fucile, con un cappello a larghe falde appoggiato in testa, elemento che aggiunge un tocco di nonchalance all’insieme. La sua posa è disinvolta ma regale, con una gamba leggermente avanzata rispetto all’altra, suggerendo un momento di pausa durante una battuta di caccia.

Velázquez utilizza una tavolozza di colori terrosi e verdi sfumati che si fondono armoniosamente con il paesaggio boscoso sullo sfondo, suggerendo la posizione esterna e l’ambiente naturale della caccia. La gestione della luce è sottile ma efficace, con il viso del re illuminato in modo che attiri immediatamente l’attenzione, riflettendo l’intelligenza e la determinazione del sovrano.

Velázquez, noto per la sua abilità nel catturare la psicologia dei suoi soggetti attraverso la pittura, presenta Filippo IV con un’espressione pensosa e un po’ malinconica, che potrebbe riflettere le preoccupazioni del regno in quel periodo storico. Il modo in cui il re tiene il fucile e lo sguardo diretto, ma leggermente distante, suggeriscono una momentanea distrazione dai doveri reali e una ricerca di solitudine. Questo ritratto è anche significativo per la rappresentazione del potere regale in un contesto meno formale. Attraverso l’abbigliamento da caccia e la posa rilassata, Velázquez comunica la grandezza e l’autorità del re in maniera più personale e accessibile, un tema ricorrente nei suoi ritratti di Filippo IV.

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Las Meninas

Anche se sicuramente capolavoro assoluto e supremo esempio di ritratto di gruppo, resta Las Meninas. Protagonista è l’infanta Margherita, coccolata da due giovanissime dame. A destra, una nana ci riporta alla memoria i ritratti dei buffoni di corte, mentre un bambino sferra un calcio all’indifferente cane accucciato in primo piano.

La composizione, giocata su più livelli, vede l’affiorare dei volti del re e della regina riflessi da uno specchio, sul fondo della sala.
Il tutto si complica con un autoritratto del pittore, sulla sinistra, che sta dipingendo il quadro stesso da una posizione del tutto incongrua.
Insomma originalità e fantasia che spesso ritroveremo nei pittori spagnoli.

Continua l’esplorazione …

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C.C.

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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