Aubrey Beardsley, artista decadente e fragile

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Aubrey Beardsley
Aubrey Beardsley nel 1896

Dotato sia per la musica che per la pittura, Aubrey Beardsley, illustratore e scrittore inglese (1872-1898), si rivelò un talento fin da piccolo. La sua formazione artistica fu quasi inesistente, infatti frequentò solo per pochi mesi i corsi serali alla Westminster School of Art. Fu però un lettore vorace e studiò con grande interesse l’arte del passato e del suo presente. Per questo motivo la sua opera mostra molte influenze. Da Burne-JonesWhistler fino alle stampe giapponesi, ma nonostante ciò riuscì a elaborare uno stile molto personale, unico. I suoi disegni mettono insieme linee morbide e sinuose a grandi macchie nere, humour grottesco a un senso di morbosa depravazione. Produsse un gran numero di disegni in bianco e nero che ebbero una rapida diffusione attraverso l’incisione.

Cominciò a farsi un nome come illustratore con un’edizione di Morte d’Arthur di Malory. Ma il successo arrivò quando vennero pubblicate le sue illustrazioni per la versione inglese della Salomé di Oscar Wilde. Inoltre si fece notare come curatore del trimestrale periodico Yellow Book che seguì fin dall’uscita del primo numero.

Aubrey Beardsley
Aubrey Beardsley, Sigfrido, atto II

Fisicamente delicato e debole, per tutta la sua vita ebbe diversi attacchi di tubercolosi. La malattia lo portò ad avere un temperamento decadente e forse fu anche la causa del suo gusto per l’erotismo, a volte perverso. La natura decadente delle sue opere scandalizzò spesso l’opinione pubblica. Beardsley arrivò anche a dimettersi nel 1895 dalla direzione del periodico Yellow Book, per protesta. Lo fece per esprimere tutto il suo disappunto dopo l’arresto di Oscar Wilde per omosessualità. Un gesto che fece nonostante provasse antipatia per Wilde e la sua vita personale fosse ineccepibile, anche per le regole restrittive dell’epoca. Di questo stupefacente artista vi propongo Sigfrido, atto II che apparve insieme al primo disegno sul tema della Salomè, tra le otto illustrazioni pubblicate dalla rivista The Studio nel 1893.

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La scena scelta da Beardsley è tratta dal secondo atto dell’opera wagneriana Sigfrido. Il giovane eroe, al termine del celebre brano “Mormorii della Foresta“, sveglia, col suono di un corno, il mostro Fafner che assume la forma di un enorme drago. Fafner avanza strisciando verso Sigfrido, che lo ucciderà con trafiggendolo con la sua spada per poter entrare nella grotta dove sono custoditi l’anello dei Nibelungi e altri tesori. L’artista raffigura Sigfrido nella foresta, accanto ad uno specchio d’acqua nera, attorniato dal corpo del drago, una sorta di serpente alato con il capo crestato e fauci minacciose dalle quali esce una lingua biforcuta.

Aubrey Beardsley
Aubrey Breadsley, “Ho baciato la tua bocca Iokanaan”
Come abbiamo detto fu anche scrittore. La sua opere più famosa in questo campo resta Under the Hill, un racconto erotico incompiuto che narra le vicende fantastiche del cavaliere tedesco Tannhäuser. Questo personaggio leggendario trovò la dimora sotterranea di Venere e si trattenne per un anno intero a venerare la dea.

Questo artista l’ho scoperto di recente, leggendo sul Simbolismo, di cui sicuramente fa parte, almeno moralmente parlando. Sebbene sia morto a soli 25 anni, lasciò un’ampia produzione. La sua vicinanza alle incisioni di Durer e il suo stile illustrativo-fumettistico mi piace particolarmente e mi fa credere che sia stato un vero precursore di tanta illustrazione e decorazione che è venuta dopo di lui a partire dall’Art Nouveau.

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l’etichetta #simbolismoesimbolisti

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C.C.

Fonti: Il Simbolismo, da Moreau a Gauguin a Klimt, a cura di Genevieve Lacambre, Ferrara Arte Editore, Ferrara, 2007

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