Il Perugino pittore senza errore

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Perugino
Perugino, consegna delle chiavi

Pietro di Cristoforo Vannucci, detto “il Perugino”, nacque nel 1450 circa, figlio di Cristoforo di Pietro Vannucci e Lucia di Jacopo Nunzio. Apparteneva a una delle famiglie più importanti e ricche di Città della Pieve, cittadina situata al confine tra Perugia e Siena. In Toscana, probabilmente tra Arezzo e Firenze, avvenne la formazione del pittore la cui vicenda critica cominciò Cronaca Rimata di Giovanni Santi, padre di Raffaello. Accostando l’artista a Leonardo, Giovanni ne svelò il rapporto con la bottega di Andrea del Verrocchio confermando la tesi di una sua formazione fiorentina.

È a Firenze, città nella quale Perugino si trasferì all’inizio dell’ottavo decennio, che il pittore perfezionò il mestiere nella bottega del Verrocchio accanto a Leonardo, al Botticelli e al Ghirlandaio. Ed è su tali tracce che la critica si è più recentemente mossa nel tentativo di ricostruire la prima attività dell’artista, anche se di questo periodo di formazione ci sono giunte pochissime opere certe.

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Una cosa è certa, fin dai primi tempi della sua attività Perugino sembra avere ricercato commissioni in patria e nei centri vicini. La sua presenza è infatti documentata a Perugia nel 1475. Il 21 luglio venne emesso a suo favore un mandato di pagamento relativo alla “sala magna superiore” del Palazzo dei Priori. Ampiamente dibattuta e non ancora definita è la questione relativa alla serie delle tavolette di San Bernardino per l’Oratorio omonimo per la quale Perugino avrebbe collaborato.

Nel 1479 Perugino è a Roma ed è a partire da questa fase che giunse a realizzare uno stile personale, immediatamente riconoscibile che gli assicurerà più tardi gran successo. Una maniera che si caratterizzò per i personaggi isolati fisicamente e psicologicamente in vasti paesaggi dall’atmosfera tersa. Seguono gli affreschi della parete di fondo della Cappella Sistina iniziati nel 1480 e in seguito distrutti per lasciare spazio al Giudizio Universale di Michelangelo.

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Perugino, Sposalizio della Vergine

Coordinatore della prima impresa decorativa della cappella destinata a concludersi nel 1482 e alla quale furono invitati a partecipare Botticelli, Cosimo Rosselli e Ghirlandaio, Perugino dipinse inoltre il Battesimo di Cristo, il Viaggio di Mosè in Egitto, e la Consegna delle chiavi. Opere nelle quali si rivelano le ascendenze pierfrancescane e fiorentine. In particolare la consegna delle chiavi fu considerata da artisti come Raffaello, Fra Bartolomeo, Francesco Francia o Lorenzo Costa, emblematica della nuova maniera.

Nei vent’anni che seguirono questa committenza prestigiosa Perugino creò la gran parte dei suoi capolavori. Raggiunse quella sintesi plastica che gli consentì di primeggiare a Firenze sino alla fine del secolo. Accanto alla ritmica scansione e al respiro monumentale delle composizioni. Perugino usò la prospettiva dal punto di vista rialzato, per amplificare lo spazio dell’azione, avvalendosi di una raffinatissima tecnica a olio dagli effetti smaltati e brillanti propri della pittura fiamminga.

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Perugino, Ritratto di Francesco delle Opere

Gli anni che dagli affreschi della Cappella Sistina (1480-82) giungono al polittico della Natività  (1491) vedono la progressiva diffusione nell’Italia centrale delle invenzioni figurative peruginesche. Tra l’ottobre del 1492 e la fine del 1494 Perugino è documentato a Firenze, Perugia e Roma dove ricevette molteplici incarichi. Per fare ciò organizzò diverse botteghe a volte allestite provvisoriamente presso le case degli stessi committenti.

Nel decennio 1482-92 l’attività di Perugino si svolse in larga parte a Firenze. Tra il 1491 e il 1492 lavorò a Roma per il cardinal Giuliano Della Rovere, futuro Giulio II.
Negli anni seguenti Perugino assunse a Firenze un ruolo guida rispetto ad artisti come Botticelli, Filippino Lippi, Ghirlandaio. Tale successo portò la sua bottega a diventare la più frequentata, oltre che la più attiva della città. La dimensione universale del suo linguaggio, e l’espressione calma del suo stile pittorico, divennero simbolo degli ultimi anni del Quattrocento e del primo decennio del Cinquecento.

Perugino

All’apice del successo, e al tempo stesso, all’inizio del declino, Perugino spostò il suo centro di attività a Perugia. Qui nel 1501 organizzò una bottega che divenne a poco a poco più importante rispetto a quella fiorentina. La bottega dell’artista venne però presto criticata per la riproposizione di formule estetiche ormai standardizzate. Perugino così considerato un artista incapace di rinnovarsi, vedrà diminuire drasticamente le commissioni fiorentine. Causa non ultima di questo declino fu l’accettazione da parte del pittore di troppe commissioni, realizzate spesso in ritardo rispetto agli accordi contrattuali.

Il maestro fu vittima di una pestilenza tra il febbraio e il marzo 1523. Si concluse così la lunga vicenda del Perugino, artista dalla personalità complessa e partecipe del suo tempo. Se le soluzioni peruginesche avevano costituito uno dei fondamenti del pieno rinascimento, la rapida evoluzione della pittura tenderà fin dai primi anni del Cinquecento a rivelare come superato tale linguaggio. Stavano emergendo nel frattempo Raffaello e Michelangelo che in particolare accusò spesso di goffaggine le opere tarde del maestro umbro.

La riconsiderazione dell’arte peruginesca avvenne solo verso la fine del XVIII secolo in ambito neoclassico. Lo dimostra, tra le altre cose, il considerevole numero di opere dell’artista requisite a Perugia e in altre località italiane durante il Direttorio dai commissari governativi francesi. Molte delle opere trasferite in Francia furono esposte al Louvre proprio accanto ai dipinti del più celebre Raffaello che di Perugino fu allievo e collaboratore.

Il pensiero di Ruskin

Vi lascio con il celebre pensiero che Ruskin, scrittore, pittore, poeta e critico d’arte britannico, espresse nei confronti del Perugino:

Nel Perugino […] semplicemente non c’è tenebra, nessun errore. Qualsiasi colore risulta seducente, e tutto lo spazio è luce. Il mondo, l’universo appare divino: ogni tristezza rientra nell’armonia generale; ogni malinconia, nella pace.

J. Ruskin, Ariadne Fiorentina, 1876

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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