Masaccio, l’iniziatore del Rinascimento

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Masaccio
Masaccio, Crocefissione

Pittore fiorentino, Masaccio, nonostante la sua breve vita che per lui finì tra i 26 e i 27 anni, provocò una vera rivoluzione nella pittura. È ritenuto, insieme ai suoi amici Leon Battista Alberti, Brunelleschi e Donatello, uno dei padri fondatori del rinascimento. Il suo vero nome era Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai e divenne Masaccio perché, secondo Vasari, era così profondamente preso dall’arte da non dedicare attenzione alle vicende del mondo e tanto meno al modo di vestire. Di lui Giorgio Vasari scrisse:

…mediante un continuo studio imparò tanto, che si può anoverare fra i primi che per la maggior parte levassimo le durezze, imperfezzioni e difficultà dell’arte, e che egli desse principio alle belle attitudini, movenze, fierezze e vivacità, et a un certo rilievo veramente proprio e naturale. Il che insino a lui non aveva mai fatto niun pittore. E perché fu di ottimo giudizio, considerò che tutte le figure, che non posavano né scortavano coi piedi in sul piano, ma stavano in punta di piedi, mancavano d’ogni bontà e maniera nelle cose essenziali. Coloro che le fanno mostrano di non intender lo scorto. […] E dipinse le cose sue con buona unione e morbidezza, accompagnando con le incarnazioni delle teste e dei nudi i colori de’ panni, i quali si dilettò di fare con poche pieghe e facili, come fa il vivo e naturale.

G. Vasari, Vita di Masaccio da S. Giovanni di Valdarno pittore, in Le Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori, 1568.

Masaccio divenne membro della corporazione dei pittori a Firenze, che all’epoca rientrava nell’Arte dei Medici e degli Speziali, nel 1422. Ma non si sa nulla sul suo percorso di formazione. Per un periodo lo si ritenne allievo di Masolino da Panicale, ma secondo molti oggi questa teoria è da accantonare. Il primo lavoro a lui attribuito è il trittico di San Giovenale che rivela già uno stile tutto personale. Masaccio infatti fu il primo a sfruttare luce e colore per rendere i propri lavori più imponenti. Si allontanò dai caratteri dello stile gotico per cercare un approccio più naturalistico. L’espressività che seppe dare ai volti e alle posture fu rivoluzionaria.

Masaccio
Masaccio e Masolino, S. Anna metterza

L’artista si ispirò a Giotto nella solennità dei sentimenti e nella grandiosità delle forme. I suoi straordinari risultati erano basati anche sulla maestria nel campo della nuova scienza della prospettiva e sull’uso di un’unica e coerente fonte luminosa per definire la struttura dei corpi e dei drappeggi. Masaccio lasciò ai posteri tre grandi opere nelle quali aveva enunciato i suoi principi innovativi: un polittico per la chiesa del Carmelo a Pisa, oggi disperso in vari musei; un ciclo di affreschi, realizzati in collaborazione con Masolino presso la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze; un affresco della Trinità in Santa Maria Novella sempre a Firenze.

Masaccio
Masaccio, Trinità

L’affresco della Trinità segna il primo uso sistematico della prospettiva lineare. Coloro che lo videro al tempo pensarono che Masaccio avesse scavato una volta nel muro, tanto il dipinto creava l’illusione della tridimensionalità. Il fratello minore di Masaccio, Giovanni di Ser Giovanni, fu anche lui pittore, conosciuto con il soprannome “lo Scheggia”. Forse a causa della sua figura longilinea o a un legame con la falegnameria, dato che il nonno fabbricava scatole di legno. E in effetti l’artista stesso si dedicò spesso alla decorazione di oggetti come cassoni e deschi da parto.

L’iniziatore del Rinascimento

In vita Masaccio ebbe il tempo si costruirsi solo una modesta reputazione e molti fiorentini suoi contemporanei rimasero indifferenti davanti alle novità della sua arte. Ma è altrettanto vero che egli fu di grande ispirazione per i maestri della generazione successiva, tra cui Beato Angelico, Piero della Francesca e Filippo Lippi. L’artista si trasferì a Roma nel 1428 lasciando incompiuti i suoi lavori fiorentini, ma la morte lo colse all’improvviso. Era la fine del 1428: secondo una leggenda fu avvelenato da un pittore rivale, geloso del suo talento. Pittore straordinario, morto giovanissimo, ci si chiede solo cosa avrebbe potuto fare un tale genio precoce rimanendo in vita più a lungo.

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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