Giovanni Segantini, il pittore della montagna

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Giovanni Segantini, La raccolta del fieno, 1889, St. Moritz, Segantini Museum
Giovanni Segantini, La raccolta del fieno, 1889, Segantini Museum, St. Moritz

Giovanni Segantini nasce il 15 gennaio 1858 ad Arco, in Trentino. La sua infanzia è segnata da lutti e abbandoni: perde presto i genitori, vive in condizioni difficili e viene persino arrestato per vagabondaggio. Passa alcuni anni in riformatorio. Un inizio drammatico che segnerà profondamente la sua sensibilità artistica. Tornato a Milano, frequenta l’Accademia di Brera tra il 1874 e il 1879, sotto la guida di Giuseppe Bertini. Qui sviluppa una forte attenzione per la luce e per la resa atmosferica. Il suo primo successo arriva con Il coro di Sant’Antonio a Milano, opera che già mostra l’interesse per l’accostamento di colori puri.

Nel 1879 conosce Vittore Grubicy de Dragon, mercante e promotore del divisionismo. Questo incontro cambia la sua carriera: Grubicy lo sostiene economicamente e lo introduce nel circuito internazionale. Segantini inizia a guardare oltre l’ambiente accademico lombardo. Tra il 1880 e il 1886 vive in Brianza con la compagna Bice Bugatti, madre dei suoi quattro figli. Qui dipinge scene rurali intime e intense. La natura diventa protagonista: non è semplice sfondo, ma spazio spirituale. È il primo passo verso una visione più simbolica.

Giovanni Segantini, le due madri
Giovanni Segantini, le due madri

L’incontro con la tecnica divisionista

Trasferitosi nei Grigioni nel 1886, Segantini adotta il divisionismo, ma lo interpreta in modo originale. La sua pennellata è lunga, filamentosa, luminosa. Non frammenta solo il colore: costruisce vibrazioni di luce che rendono aria, neve, cielo come entità vive. Come dirà lui stesso, cerca “la luce, l’aria, la verità”. Dal 1890 vive a Maloja, in Engadina. Le montagne diventano il suo universo spirituale. Non sono solo paesaggi alpini, ma simboli dell’infinito. Le vette innevate si trasformano in metafore di purezza, elevazione, silenzio cosmico.

Giovanni Segantini
Giovanni Segantini, le cattive madri

Negli anni Novanta il suo linguaggio si fa più simbolico. Opere come Le due madri, Le cattive madri, L’Angelo della Vita uniscono natura e allegoria. Il suo simbolismo è panteistico: il divino è nella natura stessa, nella luce che attraversa ogni cosa. Il suo progetto più ambizioso è il Trittico della Natura: La Vita, La Natura, La Morte. Un’opera monumentale pensata per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900. È la sintesi della sua visione: l’uomo, la nascita, la morte, immersi nell’eterno respiro della montagna.

Nel 1895 riceve una medaglia alla Biennale di Venezia. La rivista della Secessione di Berlino gli dedica un intero numero. È ormai uno dei protagonisti della pittura europea, ponte tra divisionismo e simbolismo, tra naturalismo e modernità. Nel 1899, mentre lavora in una baita sullo Schafberg, viene colpito da una violenta peritonite. Muore il 28 settembre, a soli 41 anni. La sua opera resta una delle più alte espressioni della pittura italiana di fine Ottocento: un’arte che unisce tecnica scientifica e tensione spirituale.

La citazione su Giovanni Segantini

Giovanni de Logu, storico, politico e scrittore, dedicò a Segantini queste parole.

Affine elettivamente al Millet più che al Mauve, fu di quei più schiettamente emotivo, più virile. Quelle altezze e quelle solitudini, fatali alle vertigini del superuomo, allo smarrimento e alla follia di Nietzsche, furono a Segantini sorgente di calma suprema, altare di natura su cui si spiritualizzò, purificò il suo essere, adorò il mondo e la vita col suo panteistico misticismo che, in un unico fervido abbraccio francescano, tenne l’acqua e le erbe, le nubi ed i ghiacciai eterni, l’alta voce ed il gran pianto delle foreste, gli animali ed il sole, le opere, la vita, i giorni, il dolore e la morte.

G. de Logu, Pittura italiana dell’Ottocento, 1958

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l’etichetta #simbolismoesimbolisti

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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