Paul Elie Ranson, precursore dell’art nouveau

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Paul Elie Ranson
Paul Elie Ranson, melo dai fiori rossi
Continua la nostra galleria immaginaria di artisti ➡simbolisti.Paul-Élie Ranson nacque nel 1861 e si formò tra Limoges e Parigi, frequentando le Scuole di arti decorative. Questa doppia educazione, artistica e artigianale, lo orientò fin da subito verso una concezione dell’arte come spazio di sintesi tra pittura, decorazione e simbolo. Nel 1888 entrò all’Académie Julian, dove conobbe Denis, Sérusier, Vuillard, Roussel ed Émile Bernard. Fu soprattutto Sérusier a trasmettergli le idee di Gauguin e l’esperienza di Pont-Aven, fondamentali per la sua evoluzione.

Ranson divenne uno degli interpreti più rigorosi del gruppo dei Nabis, condividendone l’idea di un’arte anti-naturalistica, decorativa e spirituale, fondata su colore piatto, linea e sintesi formale. Nei primi anni Novanta, il gruppo si riuniva spesso nello studio che Ranson condivideva con la moglie in boulevard du Montparnasse, soprannominato “Il Tempio”. Un nome che rifletteva il suo gusto per il rituale, l’esoterismo e i linguaggi simbolici.

Decoratore e ceramista, Ranson si mosse liberamente tra le arti. Insieme a Denis e Lacombe realizzò anche pupazzi teatrali, tra cui quelli per Ubu Roi di Alfred Jarry, opera chiave dell’avanguardia teatrale. La totale adesione al credo nabi lo portò a prediligere tecniche come il cartone e l’arazzo, che annullano la prospettiva tradizionale e trasformano l’immagine in una superficie ritmica, quasi astratta.

Paul Elie Ranson
Paul Elie Ronson, iris viola e gialli

La sua pittura è dominata da colori accesi e irreali, forme semplificate e arabeschi lineari. L’influenza di Gauguin e dell’arte giapponese è evidente, così come il rifiuto di ogni illusione spaziale. Ranson fu profondamente attratto da temi religiosi ed esoterici. Nei suoi dipinti compaiono streghe, figure rituali, simboli magici, elementi orientali e riferimenti al cristianesimo, fusi in una visione personale e misteriosa.

Nel 1908 fondò l’Académie Ranson, forse la sua eredità più duratura. Dopo la sua morte prematura nel 1909, la scuola fu diretta dalla moglie e divenne un importante centro di formazione per artisti moderni. Pur esponendo al Salon des Indépendants e alle mostre simboliste, Ranson rimase soprattutto un artista dell’ombra: più interessato alla ricerca decorativa e spirituale che al successo mondano. Oggi è riconosciuto come una figura chiave del simbolismo nabi.

Il colore non descrive: rivela.

Paul-Élie Ranson

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l’etichetta #simbolismoesimbolisti 

C.C.

Fonti: Il Simbolismo, da Moreau a Gauguin a Klimt, a cura di Genevieve Lacambre, Ferrara Arte Editore, Ferrara, 2007

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