Torno ai miei lettori, dopo la brevissima pausa di ferragosto, con un post che mi viene ispirato da un libro di Philippe Daverio, a cui attingerò per introdurre i prossimi articoli. Torno con una domanda per tutti voi. Come si guarda un quadro? ve ne ho proposti molti fino ad oggi, ma forse sarebbe meglio fermarsi a riflettere. Pochi spettacoli sono più umanamente tristi di quelli che si ripetono tutti i giorni nei musei. Intere mandrie di esseri umani vengono spinte da chissà quale mito a percorrere di corsa sale e stanze per vedere da lontano opere nascoste da vetri o da altri visitatori che si trovano davanti a loro. Questo succede agli Uffizi come al Louvre. Al Louvre si corre velocemente tra le sale degli artisti italiani, trascurando Paolo Uccello, Veronese e molti altri meritevoli di uno sguardo, per arrivare a destinazione: la Gioconda. E guai ad essere un po’ più bassi della media, perché allora la si può vedere solo quando la coda avanza. Nella folla tante mani sono alzate perché protendono i telefoni per la foto d’obbligo.
Infine per pochi secondi la si può vedere, dietro uno spesso vetro protettivo verde che la fa apparire come un’ostrica nel suo sugo. A quel punto il compito del bravo visitatore è compiuto, si esce, un salto al bookshop, una cartolina e il meritato ristoro in una brasserie della capitale francese!
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C’è solo un modo per uscire da questo consumismo museale e dell’arte visiva. Ridare tempo al tempo. Andare nel museo e guardare un quadro solo. Perché la risposta alla domanda di prima è: un quadro lo si deve guardare a lungo.
Come si guarda un quadro? un piccolo suggerimento
Per cui vi propongo un esperimento. Prima di andare a visitare un museo, esploratene il sito internet, scegliete un’opera, scaricatela, ingranditela e muovetela, come se aveste il dipinto in mano. Studiatelo, osservatene i particolari, i colori, le luci e le ombre. Poi andate al museo e fate una visita seria. Vi garantisco che il quadro non lo guarderete solo dieci secondi.
C.C.