
George Frederic Watts nasce a Londra nel 1817 in una famiglia modesta. Suo padre era un accordatore di pianoforti e non proveniva quindi da un ambiente artistico. Nonostante questo, il giovane Watts mostrò fin da bambino un talento straordinario per il disegno e la pittura. Già a dieci anni decise di dedicarsi all’arte, iniziando a studiare con lo scultore William Behnes e frequentando brevemente la Royal Academy. Come molti artisti del suo tempo, Watts si orientò inizialmente verso la pittura di storia, il genere considerato più nobile. Nel 1837 espose alla Royal Academy la sua prima opera importante, l’airone ferito. In questa fase si percepiscono influenze diverse: la pittura romantica inglese, ma soprattutto la grande tradizione del Rinascimento italiano.

Il primo grande successo arrivò nel 1843 con il dipinto Caractacus. L’opera partecipò a un concorso per decorare il nuovo Parlamento britannico con affreschi di soggetto patriottico. Watts vinse il premio, ottenendo anche una borsa di studio che gli permise di viaggiare in Italia. Il soggiorno italiano fu decisivo. Watts rimase profondamente colpito dalle opere di Michelangelo nella Cappella Sistina e dagli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Questi esempi gli fecero immaginare grandi cicli pittorici monumentali che raccontassero la storia dell’umanità.
Watts sognava di realizzare un vasto ciclo di affreschi allegorici dedicato alla storia e alle emozioni dell’umanità, un progetto che chiamava “House of Life”. Questo progetto però non trovò mai uno spazio architettonico adeguato e rimase incompiuto. Molte delle sue opere allegoriche successive sono frammenti ideali di questo progetto visionario. Nel corso della sua vita Watts viaggiò molto: tornò più volte in Italia, visitò Parigi, l’Egitto e la Grecia. Nel frattempo entrò in contatto con il clima artistico dell’epoca vittoriana e con figure importanti come i preraffaelliti. In particolare l’influenza di Dante Gabriel Rossetti contribuì a rendere la sua pittura più intensa e colorata.

La vita privata di Watts fu piuttosto movimentata. Nel 1864 sposò la celebre attrice shakespeariana Ellen Terry, molto più giovane di lui. Il matrimonio però durò pochissimo: dopo appena dieci mesi i due si separarono. Qualche anno più tardi Watts si risposò con la pittrice scozzese Mary Fraser Tytler, con la quale condivise molti progetti artistici. Oltre alle allegorie, Watts fu uno straordinario ritrattista. Dipinse molti dei protagonisti della cultura britannica, come il poeta Algernon Swinburne o lo scrittore Thomas Carlyle. Il suo progetto era creare una sorta di galleria ideale dei grandi personaggi del suo tempo, che chiamò House of Fame.
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Negli anni maturi la pittura di Watts diventò sempre più simbolica e spirituale. Opere come Hope (La Speranza) rappresentano sentimenti universali attraverso immagini allegoriche. In questo dipinto una figura femminile bendata suona una lira con una sola corda rimasta: un’immagine poetica e struggente della speranza che resiste anche nei momenti più difficili. Negli ultimi anni Watts si ritirò nel Surrey, dove insieme alla moglie fondò la Watts Gallery, un museo dedicato alla sua opera. Morì nel 1904, poco dopo l’apertura del museo. La sua pittura, sospesa tra simbolismo, spiritualità e modernità, anticipò in parte alcune ricerche dell’arte del Novecento.
L’arte deve parlare non solo agli occhi, ma all’anima dell’umanità.
George Frederic Watts
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C.C.
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