Prosegue l’esplorazione nel simbolismo con un interessante artista forse poco conosciuto: Paul Sérusier. Sérusier nasce a Parigi nel 1864 in una famiglia borghese benestante. Il padre, imprenditore nel settore dei profumi, gli garantisce un’educazione solida e rigorosa. Studia filosofia, greco, latino e scienze al liceo Condorcet. Prima ancora di essere pittore, è un giovane intellettuale. Questo retroterra teorico sarà fondamentale per la sua ricerca artistica. Dal 1880 frequenta l’Académie Julian, prestigiosa scuola privata parigina. Qui incontra Maurice Denis, con cui stringe un’amicizia destinata a diventare storica. All’inizio il suo stile è ancora naturalista: nel 1888 ottiene una menzione al Salon con Il tessitore, opera ispirata al realismo fotografico.
L’autunno del 1888 cambia tutto. In Bretagna, a Pont-Aven, Sérusier incontra Paul Gauguin. Sotto la sua guida dipinge un piccolo paesaggio rivoluzionario: Il Talismano. Colori puri, stesi in campiture piatte, forme semplificate. Non imitazione della natura, ma interpretazione simbolica. È l’atto di nascita di una nuova pittura. Tornato a Parigi, Sérusier mostra il dipinto ai compagni dell’Académie. Pierre Bonnard, Maurice Denis, Édouard Vuillard, Paul Ranson e altri ne restano folgorati. Nasce il gruppo dei Nabis (in ebraico “profeti”). L’arte deve essere decorativa, simbolica, spirituale. Non finestra sul mondo, ma superficie organizzata di colori e forme.
I viaggi e l’influenza dei primitivi
I Nabis si riuniscono per discutere arte, simbolismo, scienze occulte. Sérusier si avvicina alla teosofia e alla mistica. Per lui la pittura non è solo espressione estetica, ma via di conoscenza. La linea si fa più severa, le composizioni più astratte, il colore più controllato. Tra il 1893 e il 1904 viaggia in Italia, studiando Giotto e i primitivi. Si interessa anche all’arte medievale, agli arazzi, alle icone. Guarda all’abbazia di Beuron in Germania, dove si sviluppa una scuola d’arte sacra fondata su proporzioni armoniche e leggi divine della bellezza. La sua pittura si fa arcaizzante, fuori dal tempo.

Come molti Nabis, lavora per il teatro simbolista. Nel 1896 contribuisce alle scenografie per Ubu Roi di Alfred Jarry al Théâtre de l’Œuvre. Qui si esprime l’ideale nabi di sintesi tra arti: pittura, scenografia, decorazione, tutto concorre a un’arte totale. Dal 1900 cresce il suo interesse per l’allegoria e il sacro. Studia arte egizia, Medioevo, simboli universali.
Le sue opere diventano più decorative, stilizzate, spesso considerate anacronistiche rispetto alle avanguardie emergenti. Ma Sérusier non cerca la modernità: cerca l’eterno.
Nel 1921 pubblica ABC de la peinture, un trattato in cui sintetizza le sue ricerche. Elabora una teoria delle curve, delle forme semplici, dei colori smorzati. Per lui la pittura è costruzione armonica, quasi musicale. È una riflessione sistematica sul senso del colore iniziata con il Talismano. Dal 1908 insegna all’Académie Ranson, contribuendo alla formazione di nuove generazioni. Muore nel 1927 a Morlaix. La sua figura resta fondamentale: senza Sérusier e il suo piccolo paesaggio bretone, il simbolismo decorativo dei Nabis non sarebbe nato.
Maurice Denis, compagno dei Nabis, scrisse una frase che riassume perfettamente la lezione appresa anche da Sérusier:
Ricordate che un quadro – prima di essere un cavallo da battaglia, una donna nuda o qualsiasi aneddoto – è essenzialmente una superficie piana coperta di colori in un certo ordine assemblati.
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C.C.
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