La Caccia di Diana – Domenichino

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La Caccia di Diana
Domenichino, la caccia di Diana

Il dipinto fu eseguito da Domenico Zampieri detto il Domenichino, pittore bolognese nato nel 1580, grande sostenitore del classicismo e del suo ideale di bellezza ispirato all’antico. I pittori bolognesi arrivati a Roma al seguito di Gregorio XIII, i Carracci, l’eccellente Guido Reni e Domenichino, diedero nuova vita al manierismo romano.
L’opera la Caccia di Diana, destinata al cardinale Aldobrandini, fu al centro di una vicenda sconcertante. Scipione Borghese era un collezionista appassionato e avido, con un grande senso dell’estetica, ma scarso senso dell’etica. Fece mettere l’artista in prigione per convincerlo a cedergli l’opera di cui si era innamorato e chiaramente riuscì nel suo intento.

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L’analisi dell’opera

La tela raffigura un momento della caccia di Diana, soggetto preso dall’Eneide di Virgilio. Nell’originale l’episodio descrive i guerrieri nella gara con l’arco, mentre trafiggono con la prima freccia l’albero, con la seconda il nastro e con la terza l’uccello cadente, qui Domenichino la riadatta al regno delle ninfe.
Protagonista del dipinto è Diana-Luna, che solleva in segno di trionfo arco e faretra. Attorno a lei si sviluppa una scena di caccia delle ninfe che avviene sia in primo piano, lungo il fiume, sia sullo sfondo tra le colline di un paesaggio alberato. In primo piano alcune giovani donne aspettano divertite il tiro delle frecce che, attraversando la tela, fanno centro sui due volatili all’altra estremità del dipinto.

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Tutto il percorso dei dardi, da sinistra a destra, è sottolineato dagli sguardi attenti delle ninfe e dal movimento del levriero che si impenna, pronto ad andare a cercare la preda. In primissimo piano una ninfa guarda in direzione opposta, mentre in lontananza due fanciulle portano un cerbiatto sulle spalle. In questa ricchissima scena la caccia viene colta nel suo aspetto più ludico, che emerge dai sorrisi delle giovani donne immerse in un paesaggio bucolico. Colpisce in particolar modo la ninfa adagiata nel fiume che ci osserva in maniera quasi sfrontata, forse ci vuole invitare a fare il bagno con lei, mentre l’amica cerca di indirizzare la sua attenzione verso la caccia.

Un dipinto che preannuncia la nascita del barocco

Il dipinto preannuncia la nascita del barocco con la sua morbida sensualità, i colori tenui e la luce diffusa diventando un’oasi che per un momento vi farà dimenticare la frenesia del mondo contemporaneo.

C.C.

Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011

1 commento

  1. davanti a tanta bellezza mi inchino!!!!!!amo molto l'arte,sopratutto il periodo del barocco!!!!mi incanto davanti ai loro capolvaori mi chiedo come hanno fatto!!!!ci mettevano l'anima,sembrano vivi,mentre oggi tutto a teconologia!!!

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