La Tempesta, Giorgione

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La Tempesta, Giorgione
La Tempesta, Giorgione

Questo è un piccolo dipinto che ha subito nei secoli la violenza di ogni tipo di interpretazione, un caso di accanimento da parte di critici e studiosi che forse ritroviamo allo stesso livello nella Flagellazione di Piero della Francesca e nella Primavera di Botticelli. La Tempesta.
Giorgione è molto probabilmente il primo pittore metafisico in senso “dechirichiano” della nostra storia dell’arte. Nelle sue opere non conta infatti la motivazione dei singoli elementi messi nella composizione del dipinto, ma conta l’atmosfera estraniante che colpisce e cattura lo spettatore. Quest’opera resta ad oggi un mistero. Perché una donna quasi completamente nuda allatta il figlio su un prato mentre si avvicinano nuvole minacciose? Il dipinto è solo un pretesto per rappresentare un paesaggio? C’è un significato più profondo? Nessuno è mai riuscito a rispondere a questi interrogativi e il tema del dipinto resta tutt’ora sconosciuto.

Possiamo però osservare attentamente il dipinto e trarre qualche conclusione di buonsenso. Tutto avviene all’interno di un paesaggio di campagna veneta che, d’estate, diventa umida e sensuale, dove il tempo sembra sospeso in un suo trascorrere inevitabile. È chiaro che stia per scatenarsi un temporale, ma la pioggia con quel caldo soffocante è solo un sollievo. In mezzo alla rigogliosa vegetazione vediamo delle casette, un ponticello e alcuni ruderi, forse i resti di antichità romane. La calma regna assoluta, nonostante la presenza di un fulmine che si staglia nel cielo. Calmo è l’airone sul tetto, e il giovane a lato che guarda la mamma che sta allattando il figlio. Lei, nuda per gli affari suoi, vede con i suoi occhi neri e svegli noi spettatori o forse lo stesso artista che la ritrasse e sembra voler dire: e ti, cossa ti vol? che tradotto significherebbe “e tu cosa vuoi?”.

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Rimane aperta la questione del perché mai questa piccola tela, alta poco più di ottanta centimetri, abbia suscitato così tante interpretazioni. Forse per il fatto che solo chi conosce la lingua veneta la capisce immediatamente, mentre per tutti gli altri il mistero è indecifrabile. Un mistero fatto di atmosfera, di emozioni e di suggestioni legate alla campagna veneta. Del resto la figura di Giorgione è circondata dal mistero. Non esistono quadri firmati e datati dall’artista e, dopo la sua morte precoce, molte sue opere furono portate a termine da allievi, tra i quali Tiziano.

Se passate da Venezia dovete andare ad ammirare la Tempesta, alle Gallerie dell’Accademia.

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C.C.

Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011

1 commento

  1. Io a Venezia vado quasi sempre per mostre o eventi (tipo la Biennale di Architettura), strano come non riesca mai a fare una visita seria… Mi sono persa un sacco di cose e – forse l'unica volta che l'ho visitata come città, alle elementari – non capivo niente di tutto ciò… Me lo segno, come anche la Libreria Acqua Alta che m'ispira un sacco.
    Ciao 🙂

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