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Il Parnaso, Andrea Mantegna

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Il Parnaso, Andrea Mantegna
Il Parnaso, Andrea Mantegna
Il Parnaso
Andrea Mantegna, Parnaso, 1497–1497, Museo del Louvre, Parigi

Oggi vi voglio proporre uno spunto di riflessione. E lo faccio parlandovi di un quadro conservato a Parigi, al Musee du Louvre. Sia per farvi capire quante opere interessanti ci sono in quel turistodromo d’oggi chiamato Louvre, oltre alla Gioconda, sia per dare una chiave di lettura diversa, che passa dai trascorsi e dalle funzioni che il dipinto ha svolto. Il quadro in questione è il Parnaso di Andrea Mantegna, dipinto circa nel 1497, come una rappresentazione della montagna al centro della Grecia dedicata al culto del dio Apollo e alle nove Muse, delle quali era una delle due residenze. 

Il dipinto culmina nell’allegoria dei due committenti. Isabella d’Este come Venere e suo marito Francesco Gonzaga come Marte, sotto il cui regno a Mantova fiorirono le arti simboleggiate da Apollo e dalle Muse. Il pittore raffigurò Marte armato e Venere nuda in cima a un colle; sotto di essi si snoda la danza delle Muse accompagnate dalla melodia della lira di Apollo. Da un lato vediamo Mercurio e Pegaso. Più discosto a sinistra fa la sua comparsa Vulcano, marito di Venere, mentre impreca contro gli amanti.

Il Parnaso
Particolare con Mercurio e Pegaso

Un’armonia tra Marte e Venere

Qui venne celebrata l’armonia di contrari tra il bellicoso dio della guerra Marte e Venere, feconda dea della pace e della bellezza. L’opera era nata per decorare gli appartamenti di Isabella d’Este, nella parte che la nobildonna si era riservata in quel labirinto di stanze che è il palazzo ducale di Mantova. Uno studiolo e cioè un luogo in cui le sue passioni poetiche trovavano terreno fertile per progetti d’ogni tipo e incarichi virtuosistici. Poi l’opera fu spostata e parzialmente ridipinta a olio probabilmente dal Leonbruno.

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Fu infine regalata a Richelieu nel 1627 quando una volta estinto l’ultimo duca Gonzaga di discendenza diretta, il patrimonio familiare passò a Carlo I di Gonzaga-Nevers, nato a Parigi e felice d’ingraziarsi il cardinale che iniziava a guardare con avidità le terre d’Italia. La storia finì male perché tre anni dopo la città di Mantova venne saccheggiata dalle truppe germaniche dell’impero, mentre a Casale il giovane Mazzarino (successore di Richelieu) promosse la pace tra francesi e asburgici, facendo concludere di fatto la guerra del Monferrato. Da quel momento la tela passò nelle collezioni reali e dopo la rivoluzione francese confluì nel Louvre. Quanti miti racchiusi in una sola tela.

Continua l’esplorazione

Allora vi è piaciuta l’opera? scrivetemi le vostre impressioni nei commenti e leggete gli altri articoli dedicati ad Andrea Mantegna.

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C.C.

Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011

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