Arturo Martini, piccola guida per conoscere l’artista

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Arturo Martini
Arturo Martini, la Lupa

Un altro padre dell’arte contemporanea italiana e grande scultore. Scultore italiano nato a Treviso nel 1889, Arturo Martini frequentò la Scuola della ceramica a Faenza, per poi studiare scultura nella città natale. A Venezia si iscrisse alla Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti. Nel 1909 soggiornò per un periodo a Monaco di Baviera, venendo in contatto con l’ambiente simbolista e secessionista. Tornato in Italia strinse amicizia con Gino Rossi, figura fondamentale per la sua crescita artistica, e si avvicinò al gruppo di giovani che periodicamente esponevano a Venezia, a Ca’ Pesaro. Al 1912 risale il suo primo viaggio a Parigi, dove frequentò Medardo Rosso e conobbe la scultura primitivista di Modigliani.

Sono questi gli anni che videro un avvicinamento di Martini al gruppo Futurista, anche se non aderì mai pienamente alla poetica del movimento. Trasferitosi a Milano, iniziò a frequentare il salotto di Margherita Sarfatti, dove si ritrovavano artisti e intellettuali come Sironi, Funi e Bontempelli. Dopo la prima guerra mondiale, a Roma, aderì al gruppo dei Valori plastici. In linea con quanto portato avanti dal gruppo, Martini abbandonò il linearismo di matrice simbolista e indirizzò la sua ricerca verso una semplificazione delle forme e dei volumi.

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Verso la semplificazione di forme e volumi

È così che nacquero dei capolavori di intensa poeticità come l’amante morta, Ofelia e la moglie del poeta. Assiduo studioso della tradizione artistica italiana, tradusse gli spunti derivanti dall’arte etrusca, medievale e del primo rinascimento in un linguaggio personale in cui le figure sono spesso sospese in un’atmosfera fiabesca. La vasta opera di Arturo Martini, si distingue per una plasticità sicura e immediata, un’estrema felicità d’invenzione e una piena padronanza di tutti i processi tecnici. Pietra, bronzo, terracotta, ceramica, ecc. Dalle prime opere, d’uno stilizzato primitivismo, passò a una ricerca di semplificazione dei volumi. Aderì al movimento di Novecento, esponendo alle diverse collettive del gruppo e si confrontò con la dimensione monumentale, realizzando rilievi per il Palazzo di Giustizia e per l’Arengario a Milano, nonché sculture per le varie edizioni della Triennale.

Accanto alle opere di medie e grandi dimensioni sono da ricordare le molte terrecotte che l’artista realizzò. Queste ultime sono caratterizzate da una grande vivacità e immediatezza. In tarda età concentrò la ricerca formale, producendo opere di rara intensità come la Vacca e la Ragazza che nuota sott’acqua. Negli ultimi anni della sua vita abbandonò quasi del tutto la scultura (che riteneva ormai “lingua morta”) per dedicarsi, ma con risultati non sempre felici, alla pittura.
Fu sicuramente anche un ottimo disegnatore e molto belli sono anche i suoi piccoli gruppi di ceramica, pieni di spirito narrativo e, insieme, di valore decorativo. Si spense a Milano nel 1947.

In arte qualsiasi sentimento dev’essere dato e non sentito: chi sente trema e non farà mai centro.
Arturo Martini

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Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l’arte contemporanea!

C.C.

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