Arnold Bocklin, l’isola dei morti

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l'isola dei morti
Arnold Bocklin, l’isola dei morti
Come parlare di paesaggio senza fermarci ad ammirare quest’opera che molti di voi sicuramente avranno già visto?
La più famosa invenzione iconografica dello svizzero Arnold Bocklin è L’isola dei morti, che a partire dal 1880, fu realizzata in cinque versioni diverse, quattro delle quali sono giunte fino a noi.

L’isola dei morti

In tutte le versioni del dipinto, dall’impenetrabile oscurità dei flutti marini si innalzano rocce, magicamente illuminate, che si stagliano contro il tetro cielo notturno, aprendosi a semicerchio davanti allo sguardo dell’osservatore. Nelle pareti rocciose di questo porticciolo naturale sono scavate alcune camere sepolcrali, tra le quali si innalzano scuri cipressi.

Una piccola imbarcazione che trasporta una bara e una figura statuaria in piedi, avvolta in un mantello bianco quasi fosse una mummia, scivola lentamente sull’acqua condotta dal rematore. Sembra quasi di sentire il rumore dei remi e questa impressione non fa altro che aumentare il silenzio che tutto avvolge, un silenzio raggiunto dall’artista anche grazie all’equilibrio tra linee verticali e orizzontali.

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Il basso orizzonte trasmette un’impressione di infinita ampiezza. L’uso del colore è sobrio al pari della composizione. Le rocce velate di rosso che riflettono gli ultimi bagliori della sera, il bianco sinistro della figura sulla barca, le profonde tonalità blu e viola dell’acqua e del cielo, il verde scuro, quasi nero, dei cipressi.
Molto spesso si è cercato di trovare un modello a cui ricondurre questa enigmatica isola: è forse l’isola-cimitero di San Juraj a sud di Dubrovnik? Pontikonissi davanti a Corfù? Oppure si tratta dell‘isola di Ponza nel Golfo di Gaeta? Non si sa.

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Un capolavoro del simbolismo

I potenziali significati di questo capolavoro del simbolismo, che vanno oltre al messaggio principale legato alla transitorietà della vita, tutt’oggi non sono stati ancora completamente compresi, e magari non lo saranno mai.
Tutto ciò risponde alla volontà della committente della prima versione, la contessa Marie Berna di Francoforte, che desiderava “un quadro per sognare”, nonché dello stesso Bocklin il quale si aspettava che la composizione trasmettesse un effetto di “silenzio tale da spaventarsi sentendo bussare alla porta”. Ed entrambi questi intenti sono stati raggiunti

Continua l’esplorazione …

Questo post fa parte di un viaggio attraverso la storia del paesaggio e dei suoi principali interpreti. Segui l’etichetta #ilpaesaggio e vedrai!

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C.C.

Fonti: Paesaggi, Norbert Wolf, Taschen, Colonia, 2008

1 commento

  1. Ricorda, all'oggi, anche l'architettura di Petra, ma non so se all'epoca era già stata scoperta, mi riferisco ai numerosi accessi nelle rocce. probabilmente è anche un unione di suggestioni classico dantesche (l'essere traghettati nell'aldilà).
    Secondo me, appunto, tutto sta nella rappresentazione del silenzio. certe volte si cercando significati complessi laddove la soluzione è la più superbamente semplice. ^^

  2. Ricorda, all'oggi, anche l'architettura di Petra, ma non so se all'epoca era già stata scoperta, mi riferisco ai numerosi accessi nelle rocce. probabilmente è anche un unione di suggestioni classico dantesche (l'essere traghettati nell'aldilà).
    Secondo me, appunto, tutto sta nella rappresentazione del silenzio. certe volte si cercando significati complessi laddove la soluzione è la più superbamente semplice. ^^

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