L’affresco #4: dal Cinquecento ai giorni nostri

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dal Cinquecento ai giorni nostri
Michelangelo Buonarroti, Giudizio Universale- Cappella Sistina, 1536-1541

Quarta e ultima parte della storia dell’affresco, tecnica principe nella storia dell’arte per la sua bellezza e perfezione. Concludiamo oggi la sua breve storia parlando delle più alte vette che la tecnica raggiunse e il declino che ebbe fino ad arrivare all’età contemporanea.

Cinquecento

Con il Cinquecento la pittura a olio conquistò anche i supporti murari, ma per Vasari l’affresco fu ancora “il dipignere più maestrevole e bello. Il modo più virile e durabile” anche se, di riflesso, la tecnica finì per perdere alcune caratteristiche di trasparenza e luminosità del colore e a far uso sempre maggiore dell’impasto e del ritocco a secco. Artisti che si cimentarono con questa tecnica nel XVI secolo sono Michelangelo che vi vedrà la pittura per eccellenza, uno scontro diretto tra spirito e materia, restando fedele alla tecnica dell’affresco puro del Quattrocento. Raffaello che porterà l’affresco a un grado di ricchezza e di raffinatezza paragonabile alla pittura a olio. Giorgione, Tiziano, Veronese e Tiepolo in area veneta; Correggio a Parma e Sebastiano del Piombo tra Venezia e Roma.

dal Cinquecento ai giorni nostri
Raffaello Sanzio, la scuola di Atene, 1509-1511

Seicento

Nel Seicento, stando anche alle chiare e precise indicazioni di Andrea Pozzo, architetto, pittore, decoratore e teorico dell’arte, si andrà preferendo un intonaco meno levigato e più granuloso, per conferire un effetto vibrante alla superficie dipinta.
Si ricorrerà ampiamente allo sfumato e per schiarire le tinte, come bianco verrà di norma impiegata la calce miscelata direttamente ai pigmenti. In questo secolo avremo i particolare artisti come i Carracci e Pietro da Cortona che si distingueranno nell’utilizzo dell’affresco.

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Settecento

La pittura a calce diverrà d’uso corrente tanto da diventare tecnica autonoma nel Settecento e, per il suo carattere di surrogato rispetto alla pittura a fresco, ci si riferirà a quest’ultima col termine “buon fresco”. Dal Settecento, ultima grande stagione dell’affresco, le riscoperte di Ercolano e Pompei, l’enorme interesse che suscitarono, la ricerca della “tecnica perduta” dei Romani, spinsero a sperimentare nel campo della pittura a secco secondo criteri e ricette più o meno personali. Cera, olio e caseina, variamente impiegati e miscelati, furono i leganti preferiti.

dal Cinquecento ai giorni nostri
Diego Rivera, il mercato di Tlatelolco

Continua l’esplorazione …

A parte brevi ritorni (i Nazareni), l’interesse per l’affresco decadde sia nel corso dell’Ottocento che nel nostro secolo. L’estrema, brillante, impennata la si è avuta con le opere della scuola messicana negli anni’20 del Novecento.
Nel contemporaneo l’affresco viene di rado utilizzato, sempre più surclassato dai nuovi colori industriali che permettono una maggior facilità e velocità d’esecuzione. Inoltre il dilagare dell’arte informale contribuì ad accantonare una tecnica artistica ritenuta troppo “classica” e accademica.

➡ L’affresco, piccola guida per capire cos’è
➡ 3: l’affresco dal Medioevo al Quattrocento, secolo della svolta
➡ 2: gli albori della tecnica dell’affresco e il mistero romano
➡ Sinopia, spolvero ed incisioni: per non sbagliare un affresco!

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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