Francis Bacon e il ritratto

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Francis Bacon
Francis Bacon, Papa Innocenzo X

Attento conoscitore di fisiognomica, la scienza leonardesca dello studio delle espressioni del viso, Francis Bacon (1909-1992) porta la rappresentazione pittorica al limite estremo della sparizione del corpo.
Il pittore, nato a Dublino, si stabilì a Londra nel 1925. Autodidatta, soggiornò nel 1926-27 a Berlino e a Parigi, dove visitò una mostra di Picasso.
Prima disegnatore (progetti di mobili e di arazzi) e arredatore, cominciò a dipingere alla fine del 1929, ma interruppe frequentemente il suo lavoro, che in gran parte distrusse. Restano di lui solo una dozzina di tele del periodo dal 1929 al 1944.

Francis Bacon e il ritratto

Influenzato agli esordi dal surrealismo, ebbe sempre figura d’indipendente nella pittura contemporanea. La maggior parte dei suoi dipinti rappresentano personaggi isolati, in gruppi di due, o più raramente di tre, immobili o in movimento. Ha trattato soggetti religiosi, in particolare la Crocifissione, dal 1933, senza alcuna subordinazione alla rappresentazione tradizionale.

Spesso assume come punto di partenza un tema preesistente: Autoritratto di Van Gogh (1957), Papa Innocenzo X di Velázquez (1953, 1960), la nurse urlante della Corazzata Potëmkin di Ejzen∫tejn (1957). O la fotografia, tratta da un giornale, d’un uomo politico gesticolante. L’opera di Bacon cerca di colpire lo spettatore nell’intimo. Quest’atteggiamento ha potuto essere tacciato d’esistenzialista, nella misura in cui l’individuo è colpito dal suo isolamento irriducibile. Accentuato dalla presentazione in trittico, i cui personaggi giustapposti non comunicano quasi, il che produce un’immagine sequenziale e sincopata. Oltre a quelli della fotografia e del cinema, l’impaginazione di Bacon utilizza ai propri fini gli elementi plastici ed emozionali derivanti dalle poetiche contemporanee, dall’espressionismo alla Minimal Art. Ma l’essenziale del suo contributo consiste in un’interpretazione inedita del corpo e del volto umano, restituiti in atteggiamenti concisi ma viventi, o in espressioni stravolte ma di schiacciante verità.

La serie di Innocenzo X

Nella serie dedicata a papa Innocenzo X, l’artista irlandese affianca la personale interpretazione della pittura di Velazquez alla rivisitazione storica del tema delle bocche urlanti di origine cinquecentesca. A partire dallo studio per la battaglia di Anghiari di Leonardo, la pittura occidentale si è più volte soffermata sulla rappresentazione della scompostezza del volto, ma mai in maniera così sconvolgente.
Un pennello morbido sferza un colore opaco e leggermente granuloso dalle sfumature cangianti ed acide. I personaggi di Bacon, al limite di una disgregazione o deformazione da fenomeno ottico, sono paradossalmente dipinti in pose quotidiane. Seduti, coricati, sdraiati, addormentati, mentre fanno l’amore, mentre defecano.

L’influsso di Bacon si è esercitato, tra il 1950 e il 1960, soprattutto in Italia, e la Nuova Figurazione ha potuto salutare in lui un vero e proprio precursore.
Nel Novecento in generale, l’angoscia esistenziale dell’uomo moderno, prenderà una trasfigurazione sensibile nel motivo del grido liberatorio o devastante.
E Bacon sarà proprio uno dei suoi migliori interpreti.

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C.C.

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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