Nudità ellenistiche e romane

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Nudità ellenistiche e romane

E siamo arrivati ad un punto di svolta nell’arte del nudo, il cosiddetto periodo ellenistico. L’età ellenistica, che si apre convenzionalmente con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C., è un’epoca molto complessa, ma dai chiari contorni culturali. L’omogeneità culturale delle città greche si sfalda e sempre più cresce l’influenza del regno di Macedonia, finchè nel 338 a.C. il re Filippo II (papà di Alessandro) assoggetta le poleis, lasciando poi lo scettro al figlio. Ormai l’arte si divincola completamente dalla dipendenza del sacro, e inizia ad essere apprezzata per se stessa, come piacere visivo, uno spettacolo di immagini e forme. La scultura vive in questo periodo un momento di grande fervore, anche in termini quantitativi. L’indebolirsi della poleis in cui l’arte era solo a committenza pubblica, in favore del modello regale macedone in cui invece i committenti erano sopratutto privati, contribuì a questo boom di produzione artistica.

L’arte di quel periodo subirà dunque una serie di importanti modifiche andando verso ad un senso di teatralità, di pathos, alla ricerca di sempre nuove soluzioni formali. E da qui deriveranno bellissimi nudi, maschili e femminili, entrati nella storia.

Nudità ellenistiche e romane
Da Prassitele, Afrodite cnidia, copia romana da originale del 350 a.C. circa

Uno dei nudi destinati a maggior fortuna nella storia dell’arte è l’Afrodite cnidia. Nelle repliche giunte fino a noi la dea si è spogliata e sta appoggiando sopra un vaso lustrale la propria veste prima di entrare nel bagno. Mentre con la mano destra pare compiere un gesto istintivo di pudore. La fortuna di questo genere di statua è dovuta alla scultura di ➡Prassitele, che conosciamo attraverso numerose repliche e varianti tra cui le ellenistiche Venere de’ Medici, la Venere Capitolina. O ancora la celebre Venere di Milo e molte altre che vedete qui.

Nudità ellenistiche e romane
Satiro danzante, da Mazara del Vallo, III-II secolo a.C.

Grande fama di sensualità accompagna un’altra statua femminile, la Menade danzante di Skopas, colta nel momento supremo della danza estatica. Di cui recentemente a Mazara del Vallo è stata pescata dal mare una splendida versione maschile, in bronzo. Un satiro con il corpo in rotazione, il bacino arcuato, mentre il capo si proietta all’indietro.

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Ercole Farnese, III secolo a.C.

Celebrato sopratutto come ritrattista, e a lungo al servizio presso la corte macedone, ➡Lisippo continua la tradizione del nudo maschile in opere come l’Apoxiomenos, o in statue colossali come l’Eracle, da cui deriva quello Farnese di GlykonE in pittura? come al solito poco è rimasto, le fonti ci parlano del grandissimo Apelle e nella pittura ceramica abbiamo molti emuli tra cui il Pittore di Marsia, autore di un nudo accovacciato straordinario che verrà poi ripreso anche più volte successivamente (per saperne di più leggete ➡QUI)

Nudità ellenistiche e romane
Da Doidalsa, Afrodite accovacciata, copia romana da un originale del III secolo a.C.

Una posa ardita che ritroviamo nell’Afrodite accovacciata di Doidalsas, resa ancora più evidente da una torsione del bacino e del busto, da il volgersi a destra della testa nell’atto di versarsi l’acqua sulla nuca.

Nudità ellenistiche e romane

Altri nudi straordinari risalenti a quest’epoca sono il Torso del Belvedere, L’Ermafrodito dormiente, il Laocoonte, l’Apollo del Belvedere o il Galata morente. Opere che formeranno e influenzeranno da Michelangelo in poi generazioni di artisti. Diventando opere simbolo del nudo ellenistico, nel suo spettacolo barocco delle forme, della sua pienezza emotiva e della sua meraviglia formale.

Nudità ellenistiche e romane
Agesandro, Atanodoro e Polidoro, Laocoonte, I secolo d.C.

Il Laocoonte

Opera però senz’altro chiamata a rappresentare l’antichità tutta e più d’ogni altra amata nei secoli è il Laocoonte. Laocoonte, sacerdote troiano che diffida i concittadini dal cadere nella trappola predisposta dai Greci con il cavallo pieno di armati, e che perciò Atena punisce facendolo uccidere da due serpenti marini, è avvolto dalle spire che si insinuano tra il suo corpo e quello dei figli. Le pose scomposte, la sinuosità dell’animale che morde il fianco del sacerdote rendono esplicito il dramma, culminante nelle espressioni di violenta sofferenza dei volti (per saperne di più leggete ➡QUIQui il nudo si è fatto ostensione ed emozione, vero pathos in tutta la sua esplicita visività.

Col chiaro precedente derivante dall’arte etrusca, l’arte romana è stata fortemente influenzata da quella greca. Grazie alla progressiva espansione dell’Impero romano, la classicità artistica greco-romana ha raggiunto quasi ogni angolo d’Europa, fino a giungere al Nord Africa e al Medio Oriente, ponendo pertanto le basi per la futura evoluzione artistica in queste aree.

Nudità ellenistiche e romane
Venere e amorini, I secolo d.C. Pompei

La circolazione di nudi anche a Roma è fittissima, e vince progressivamente lo storico senso del pudore tipico degli antichi costumi. La nudità esibita in pubblico è a Roma tabù inviolabile, tuttavia il nudo pittorico e scultoreo è approvato in una logica di apprezzamento semplicemente estetico.
Troviamo quindi molte scene di nudo all’interno delle ricche domus romane a tema mitologico e a consumo esclusivamente privato.

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La maggior parte delle statue romane sono copie di originali greci, o comunque ispirate da questi, come il Torso del Belvedere e la Venere Medici. Più originali sono i numerosi esempi di dipinti rinvenuti grazie agli scavi di Pompei e Ercolano, ove vi sono molte scene in cui abbondano i nudi con una chiara tendenza all’arte erotica. Un eros visualizzato apertamente, come aspetto naturale della vita.

L’esplorazione continua …

Ci avviciniamo così al periodo in cui l’arte aiuterà una nuova religione nascente a concretizzarsi attraverso icone, e il nudo avrà un ruolo anche in questo caso. La religione in questione è quella cristiana. Ma è un’altra storia.
Questo post fa parte di un percorso attraverso il nudo. Se ti interessa leggere altro segui l’etichetta #ilnudonellarte.

C.C.

Fonti: Storia generale del nudo, Flaminio Gualdoni, Skira, Milano, 2012

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