Action painting. Una cascata incontenibile d’emozioni

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Action painting
Jackson Pollock, green silver

Quante volte vi sarà capitato di vedere opere che sembrano un’esplosione di colori, tutte macchie e schizzi. E non solo nei musei, ma anche riprodotte un po’ ovunque, come stampe, poster e quant’altro.
Beh molto probabilmente avrete guardato delle opere realizzate con la tecnica chiamata “dripping”, che è alla base del movimento artistico di cui vi parlo oggi.
L’action painting (letteralmente “pittura d’azione”), a volte chiamata astrazione gestuale oppure espressionismo astratto, è uno stile di pittura nel quale il colore viene fatto gocciolare spontaneamente, lanciato o macchiato sulle tele. Invece che applicato con attenzione.

 

L’opera che ne risulta enfatizza l’atto fisico della pittura stessa.
Il termine venne proposto dal poeta e critico newyorkese Harold Rosenberg, in un articolo del 1952 (American Action Painters). La nuova denominazione action painting sostituiva il termine “espressionismo astratto” introdotto in America nel 1929. Quest’ultimo si riferiva alle prime opere astratte di Kandinsky. In seguito action painting fu applicato al nuovo movimento americano. Il termine poneva l’accento sull’atto fisico del dipingere, sul mezzo d’espressione che eliminava qualsiasi suggestione figurativa. Questo per evidenziare sulla tela le realtà essenziali del colore e i movimenti complessi o decisivi del dramma creativo.

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Jackson Pollock

L’esponente più esemplare di questa corrente è Jackson Pollock. Dal 1947 egli adottò appunto la tecnica del dripping, che favoriva la rottura con le convenzioni pittoriche precedenti, mirando all’effusione diretta degli impulsi fisici o psichici. Pollock copriva così la superficie di tele molto grandi distese sulla parete o, preferibilmente, sul pavimento, allo scopo, diceva, di essere direttamente nella pittura.

Senza che si parlasse di movimento o di scuola, il termine action painting designò l’opera di numerosissimi pittori americani della stessa generazione, tra i quali, principalmente, Franz Kline, Willem de Kooning, Clyfford Still, Mark Rothko, Robert Motherwell, William Baziotes, Philip Guston, Bradley Walker Tomlin e Jack Tworkov, benché differissero nelle ricerche e nelle tecniche.

Introdotto rapidamente a Parigi e in Europa, l’uso dell’espressione action painting è rimasto tuttavia occasionale e impreciso, applicandosi tanto ad alcune forme gestuali dell’astrattismo lirico quanto all’informale, al tachisme e infine a una particolare manifestazione del gesto: il segno calligrafico.
In conclusione, l’action painting è un modo diretto di esprimere uno stato d’animo, una violenta cascata di sensazioni cariche di energia vitale, un’esplosione violenta di una pulsione interna che non ha nulla di pianificato, che segue in modo incontrollabile gli impulsi provenienti dal profondo dell’animo, con forti richiami all’Espressionismo, al Tachisme e al Dadaismo.

Continua l’esplorazione!

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➡ Quando la musa è un’artista: Lee Krasner e Jackson Pollock

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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