Felicien Rops e la religiosità blasfema

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Felicien Rops
Felicien Rops, Pornocrates
Questo nostro viaggio nel ➡Simbolismo ci porta a scoprire tanti artisti ai più sconosciuti e Felicien Rops è uno di questi.

Rops nacque a Namur, capitale della Vallonia, nel 1833. Sostanzialmente autodidatta, l’opera di Rops trae linfa in parte dall’esperienza realista di Daumier e Paul Gavarni. Non solo, la sua arte si collega anche agli esiti della generazione simbolista in particolare dell’ambiente letterario belga. Dopo un periodo di formazione all’Accademia di Namur e a quella di San Luca a Bruxelles, dove incontrò altri artisti, iniziò a collaborare ad alcune riviste di stampo satirico. Prima con il foglio studentesco Le crocodile e poi attivamente al settimanale Uylenspiegel, rivelando notevoli qualità di caricaturista nelle sue maschere metamorfìche della realtà. Come aveva già fatto in passato il realista Daumier.

Stabilitosi a Parigi dal 1876, Rops diede seguito a queste prime esperienze grafiche approfondendo negli anni seguenti le sue conoscenze tecniche nel campo dell’incisione. Frequentò inoltre l’Académie Julian nell’intento di migliorare le sue capacità di resa nel disegno. Rops divenne amico di Baudelaire, che nella capitale francese lo aiutò ad affermarsi nel mondo dell’arte. Ma c’era un anche un legame d’ispirazione che univa i due artisti, entrambi affascinati dal peccato, dal vizio e in particolare dall’idea della donna come corruttrice dell’uomo.

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Un artista controcorrente

Ai toni dell’ispirazione romantica dei suoi dipinti, in cui l’artista si ispira a modelli letterari, corrisponde un più sicuro impegno e carica espressiva nella sua attività di litografo e incisore. Fu anche per questo apprezzato nell’ambiente letterario simbolista e molta della sua produzione è rappresentata da illustrazioni di letteratura esoterica ed erotica. Il celebre scrittore decadente Huysmans lo definì un “Memling in senso opposto” che “ha penetrato il satanismo e lo ha riassunto in mirabili stampe”. In effetti parte dell’opera di Rops corre sul limite della pornografia e della blasfemia. Basti pensare alla sua Maria Maddalena, raffigurata in atteggiamento di autoerotismo ai piedi della croce. Ma nonostante questo disdegno per la morale convenzionale, l’artista conquistò ugualmente fama e successo.

Felicien Rops
Felicien  Rops, le tentazioni di S. Antonio

Col passare del tempo lo stile si affinò. All’insistente presenza del tema femminile in chiave erotica e oscena, che richiama la visione della donna di Baudelaire come seducente e sensuale potenza irrazionale, l’artista aggiunse una critica nei confronti del costume parigino toccando temi che saranno poi tipici di Lautrec. In un certo senso precorse le tematiche del simbolismo letterario come notarono i Goncourt nel 1868. Tecnicamente Rops fu uno degli incisori con più inventiva del periodo: mescolò tecniche diverse e sperimentò vari tipi di acidi e vernici per realizzare le proprie stampe. Questo suo spirito avanguardista è confermato dall’adesione che nel 1886 portò l’artista a far parte del gruppo d’avanguardia di Bruxelles chiamato Les Vingt.

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Questo artista lasciò un’impronta indelebile nella storia dell’arte. Gran parte della sua opera grafica infatti fu poi fondamentale per il più giovane Ensor. L’impegno grafico continuativo di Rops lo portarono inoltre a fondare nel 1871 la Société Internationale des aquafortistes.

Satana che semina zizzania

Mostri e maschere scheletriche, figure metaforiche della volgarità quotidiana dell’epoca, sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzarono l’artista e che ben si condensano nell’opera Satana che semina la zizzania. Qui il diavolo domina Parigi con la sua enorme figura scheletrica. Indossa degli zoccoli e un vecchio grembiule che contiene i semi del suo lavoro: un ammasso di corpi femminili che sta spargendo sopra la città. Questa composizione, estremamente suggestiva, suscitò una profonda impressione in alcuni contemporanei di Rops.

Felicien Rops
Felicien Rops, Satana che semina la zizzania

A questo repertorio molto inquietante, ma anche estremamente affascinante, l’artista seppe anche accostare una produzione un po’ più “normale”, anche se contraddistinta sempre dal suo stile. In pittura infatti Rops produsse ottimi paesaggi che nella produzione degli ultimi anni risentirono delle ricerche impressioniste.
Felicien Rops morì a Essonnes il 23 agosto del 1898. Simbolista, evocatore di immagini sinistre, macabre e sconvolgenti. Mai banale o scontato, ancora oggi ci sorprende e stupisce, facendoci riflettere sull’umanità, sui suoi vizi e i suoi difetti. Nella sua città natale, Namur venne creato un museo dedicato interamente all’artista.

Vi lascio con le parole che lo stesso Rops rivolse, parlando di sé, al fotografo Nadar:

Devi sapere che io sono un essere niente affatto singolare, e molto scarsamente comprensibile perfino a me stesso.

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l’etichetta #simbolismoesimbolisti

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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