Henri Matisse, alla ricerca delle linee essenziali

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Henri Matisse

La divagazione di oggi mi porta a parlarvi di Henri Matisse, proprio in concomitanza con la mostra a Palazzo Chiablese di Torino, Matisse e il suo tempo. La collezione del centre Pompidou. Matisse è nato in Francia, a Le Cateau-Cambrésis nel 1869. Figlio di un mercante di granaglie venne avviato agli studi di legge e iniziò a lavorare presso un avvocato. Data fondamentale però per la sua carriera d’artista fu il 1890, quando cominciò a dedicarsi alla pittura frequentando la scuola di Quentin-Latour. Tornato a Parigi nel 1892, s’iscrisse all’Académie Julian dove si preparò al concorso di ammissione all’Accademia e seguì contemporaneamente i corsi serali dell’Ecole des arts décoratifs, dove conobbe il pittore Albert Marquet.

Tanta fatica e tanti impegni che lo portarono a farsi notare da Gustave Moreau che lo ammise al suo corso senza chiedergli nemmeno la prova di ammissione. I suoi primi lavori, tra i quali troviamo molte nature morte e paesaggi, erano decisamente cupi e sobri. Dopo una vacanza in Bretagna però la sua tavolozza cambiò. In un certo senso possiamo dire che quella vacanza lo aprì la sua arte alla vita. I suoi dipinti si riempirono della tonalità della luce solare e si concentrarono sulle figure umane vestite e circondate da stoffe sgargianti. Abbandonò l’interesse per le nature morte e gli oggetti inanimati. Matisse rimase molto colpito dal lavoro degli impressionisti che in un certo senso furono per lui una guida verso la sperimentazione. L’artista infatti cominciò a usare tecniche di pittura diverse e di concentrò sulla resa della luce.

Henri Matisse
Henri Matisse, nudo in studio

Aveva ammirato a lungo le opere di Manet, Cezanne e Signac. Il saggio del pittore Paul Signac De Delacroix au Nèo-Impressionnisme, pubblicato su la Revue blanche nel 1899, attirò l’attenzione di Matisse sul problema del colore. Insieme a Marquet, seguendo i consigli del comune maestro Moreau, alternò gli studi dal vero alle interpretazioni di opere antiche. Un “pre-fauvisme” vide la luce dal 1899, con nature morte dai toni saturi, di un azzurro cobalto, di verdi smeraldo e di arancio con anatomie femminili o maschili semplificate. Nel 1905, insieme all’amico André Derain, soggiornò nel sud della Francia per studiare gli effetti di luce e colore che, secondo Matisse, non potevano essere colti altrove.

Henri Matisse
Henri Matisse, Notre Dame nel tardo pomeriggio, 1902

Il periodo fauve

Quando Matisse e Derain esposero insieme per la prima volta, i critici li soprannominarono Les fauves, le bestie feroci. Chiaramente l’intento era dispregiativo e l’accusa rivolta loro era quella di “primitivismo”. In effetti chi all’epoca visitò la mostra restò molto colpito dall’uso del colore per certi versi selvaggio. Inoltre i soggetti ritratti erano definiti barbarici. Dal 1905 al 1907, durante il breve periodo di massima adesione ai fauves, Matisse realizza le interpretazioni più audaci, ma anche più variate, sia nel paesaggio che nel ritratto che nella composizione a figure. Le sue figure sono costruite col contrapporsi di vari colori (verde, viola, indaco, blu notte). Questo ci fa pensare a un’evoluzione verso la semplificazione della forma, aiutata dalla frequentazione delle opere di Gauguin e dalla scultura africana.

Henri Matisse
Henri Matisse, Lusso, Calma e Voluttà, 1905

Il soprannome rimase ma le cose cambiarono. La fama di questi artisti crebbe e il loro lavoro guadagnò sempre più riconoscimenti. Fauves divenne sempre meno dispregiativo, fino ad essere usato per indicare una vera e propria corrente artistica. Il fauvismo appunto. Nel 1907 Matisse fece un importante incontro. Conobbe Pablo Picasso con il quale nacque un’amicizia-rivalità che durò moltissimi anni. I due si scambiavano i dipinti, si ritrovavano, si consigliavano e criticavano. Ancora oggi i loro nomi sono profondamente legati, anche perchè possiamo dire che, insieme, cambiarono il volto all’arte del XX secolo. Dobbiamo però sottolineare che Matisse non fu mai un impressionista, un neo-impressionista o un cubista. L’artista infatti creò un proprio stile personale, pur ammirando tutte queste correnti e prendendo di tanto in tanto a prestito alcuni elementi.

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Lo stile di Matisse nasce dalla struttura del quadro e non dal contenuto emotivo. L’artista si basa sulla ricerca delle “linee essenziali” e questo aspetto armonico deve offrire all’uomo un piacere tutto classico.
La Musica e la Danza, commissionati nel 1909 illustrano la celebre affermazione dell’artista “Tre colori per un vasto pannello di danza: l’azzurro del cielo, il rosa dei corpi, il verde della collina”. A commissionare questi lavori fu un ricco industriale russo, Sergej Shukin, uno dei finanziatori più importanti di Matisse. Sergej si recava spesso nello studio parigino dell’artista, ma per i due affreschi sulla musica e la danza lo chiamò a Mosca, nel suo palazzo. Fu un occasione per Matisse per fare tappa in molte città europee, prima di arrivare in Russia. Poi trascorse l’inverno del 1910-11 nella Spagna meridionale e l’inizio dell’anno successivo in Marocco, dove ritornò nel 1913.

Henri Matisse
Henri Matisse, la danza, 1909

Verso Nizza

Nel 1914 Matisse riprese uno studio a Parigi, dove rimase per tutta la durata della prima guerra mondiale. Avendo 45 anni allo scoppio della guerra, risultò troppo vecchio per essere richiamato alle armi. Tutto ciò prima di riscoprire Nizza e la sua pienezza solare, nel 1917, anno in cui decise di lasciare Parigi. Il suo stile e l’uso del colore si fecero più intensi. Un cambiamento che scopriamo nei sensuali e meravigliosi dipinti di odalische e di interni e di camere con vista sulla riviera. E nel 1925 arrivò la Legion d’Onore, la massima onorificenza francese, giustificata dal servizio reso all’arte di tutto il mondo.

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Herni Matisse, porta finestra a Collioure, 1914

Viaggi e ricerche diverse

Nel 1930 Matisse si recò a Tahiti passando per New York e San Francisco; l’autunno seguente tornò negli Stati Uniti, chiamato a far parte della giuria dell’Esposizione internazionale Carnegie a Pittsburgh. Poi andò a Merion (Pennsylvania), dove il dott. Barnes gli chiese un dipinto murale sul tema della Danza, già trattato. La seconda versione venne sistemata in loco nel 1933. Un piccolo segreto: per collocare più facilmente le proprie figure, Matisse impiegava durante il lavoro preparatorio carte a guazzo ritagliate che torneranno protagoniste più avanti. Nel contempo incise per Albert Skira le illustrazioni dei Poèmes di Mallarmé, pubblicati nel 1832. Tre anni dopo eseguì Finestra a Tahiti, cartone per un arazzo tessuto a Beauvais per Madame Cuttoli, e nel 1938 disegnò le scena e i costumi di Rouge et noir, per i Balletti russi di Montecarlo nel 1939.

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Henri Matisse, finestra a Tahiti

Cimiez e Vence, i guazzi ritagliati

Nel 1938 Matisse si stabilì a Cimiez, lasciandola nel 1934 per Vence.
Dopo essere stato sottoposto a due grandi interventi chirurgici per un cancro all’intestino, nel 1941, rimase confinato a letto o su una sedia a rotelle, ma continuò a lavorare fino alla morte. In questi anni si imbarcò in un nuovo tipo di attività artistica radicalmente originale, usando ritagli di carta dai colori brillanti che componeva in modo astratto. I ritagli di carta gli permettano di disegnare nel colore in maniera semplice. Invece di disegnare i contorni e mettere il colore all’interno, disegnò direttamente dentro il colore. Queste opere sono tra le più gioiose mai realizzate da un artista in età avanzata. Pare che i colori dei ritagli fossero così forti che il medico di Matisse gli consigliò di portare occhiali scuri.

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I guazzi ritagliati, talvolta ritmati dal disegno, uniscono la semplicità del motivo alla sontuosità decorativa dell’insieme. Il bestiario e la flora delle terre e dei mari caldi sono ormai catturati nella trappola delle forbici, sensibili come prima i pennelli, e più adatti a tradurre l’intimismo di questa raggiante conquista. I Nudi azzurri (1952) sono l’ultimo e supremo omaggio alla figura femminile in un ordine unitario in cui linea, superficie, volume, colore vibrano insieme, nella pienezza di un’armonia senza cedimenti. I grandi guazzi ritagliati esposti a Berna nel 1959 sono stati poi presentati al Musée des arts décoratifs di Parigi nel 1962 e hanno in qualche modo influenzato molte ricerche contemporaneamente nel campo dei collages e degli assemblages.

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Henri Matisse con uno dei suoi tanto amati gatti

La cappella di Vence

Intorno agli ottant’anni Matisse realizzò uno dei suoi lavori più importanti e originali. La Cappella del Rosario di Vence, un dono di ringraziamento per la donna che l’aveva curato dopo le operazioni, diventata poi suora presso quel convento domenicano. L’artista disegnò ogni dettaglio, compresi i paramenti dei preti. Splendide sono le vetrate che mostrano la sua predilezione per il colore. Semplici, ma ispirate sono le piastrelle che rivestono le pareti, bianche con lineari disegni in nero. Matisse non era credente, ma riuscì a creare uno dei più toccanti edifici religiosi del XX secolo, esprimendo il sentimento quasi religioso che provava nei confronti della vita.

Henri Matisse
Henri Matisse, la cappella di Vence

A differenza dei suoi grandi contemporanei, Matisse non cercò di esprimere in pittura i tempi drammatici nei quali viveva. Dopotutto si trovò ad attraversare due guerre mondiali. Quello che ha sempre cercato di raggiungere è invece un’arte dell’equilibrio, della purezza, della serenità. La sensibilità della linea e la bellezza dei colori, in Matisse, non ha avuto rivali tra i suoi contemporanei. È vero che si avvicinò all’arte tardi rispetto ad altri grandi artisti come Picasso, ma riuscì ugualmente a lasciare un segno indelebile nella storia dell’arte. Lo ricordiamo per le sue linee vivaci, che tendono a suggerire più che a definire. Per i colori audaci, le forme e i motivi decorativi, fluidi e perfetti.

Henri Matisse
Henri Matisse, nudo azzurro, 1952

Matisse morì per un attacco cardiaco nel 1954, all’età di 84 anni. Nel 1952 è stato inaugurato a Le Cateau un Museo Henri Matisse. Il Museo Matisse a Cimiez conserva un’importante raccolta che illustra i vari periodi dell’artista e tutti gli aspetti della sua attività. Ma le sue opere sono presenti nei grandi musei e collezioni private d’Europa e d’America, principalmente a Mosca, San Pietroburgo, Copenhagen, New York, Parigi e Grenoble. Fino al 15 maggio 2016, avrete la possibilità di vedere l’opera di questo grande artista anche a Torino.

Continua l’esplorazione …

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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