Neoespressionismo, piccola sintesi per comprendere meglio

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Neo-espressionismo
Frank Auerbach, Bacco e Arianna

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata all’arte contemporanea.
Oggi vi parlo del neoespressionismo.
Di che si tratta? Andiamo a scoprirlo insieme. Il termine neoespressionismo si riferisce a un movimento artistico-culturale che interessò sia l’Europa che gli Stati Uniti verso la fine degli anni Sessanta. Si tratta di un movimento principalmente pittorico caratterizzato da una sensibilità molto soggettiva e da un crudo utilizzo dei materiali. I dipinti neoespressionisti sono solitamente di grandi dimensioni ed eseguiti rapidamente, a volte con materiali come paglia o cocci rotti applicati alla superficie pittorica. Si tratta di opere per lo più figurative, spesso con soggetti violenti o inquietanti, ma l’immagine a volte si perde nella confusione della superficie pittorica.

È così chiamato per il riproporsi di caratteristiche dell’espressionismo storico d’origine tedesca nell’attività di più artisti in più nazioni, specie in Germania, dove operano Auerbach, Baselitz, Bomberg, Boyd, Clemente, Frink, Kiefer, Schnabel. Anche in Italia si sviluppò una corrente legata a questo movimento tedesco, con il nome di transavanguardia (di cui vi ho parlato QUI) e avrà come principali esponenti Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, presentati ufficialmente con De Maria nel 1979 dal critico d’arte, accademico, saggista, curatore e scrittore Achille Bonito Oliva.

Un ritorno a forme più tradizionali

Il neoespressionismo nacque quindi come rivisitazione del primo espressionismo tedesco. In un certo senso segnò un ritorno a forme più tradizionali, dopo l’anarchica sperimentazione degli anni Settanta. Probabilmente è per questo che è stato accolto bene dai mercanti e collezionisti d’arte, anche se la critica ha dato responsi contrastanti. Non è un caso che il neoespressionismo attecchì in maniera particolare in Germania, dove l’espressionismo lasciò un segno indelebile e in cui i giovani artisti sentivano ancora il bisogno di prendere le distanze dal vicino conflitto mondiale e da tutti gli orrori che questo portò. Gli artisti di questo movimento vollero quindi porre l’accento sulla questione della “nazionalità” come concetto legato alla storia e alla cultura tedesca.

Neo-espressionismo
Anselm Kiefer, Margarethe

Un po’ di esempi pratici:
Anselm Kiefer, propone il tema dell’olocausto in molte versioni, realizzando grandi tele cupe e violente, dalla tecnica molto particolare, mescolando elementi del passato con elementi d’avanguardia.
Markus Lüpertz utilizza un linguaggio più tradizionale e classicista che richiama ambiguamente certa architettura del Terzo Reich.
Georg Baselitz, realizza i suoi celebri quadri con immagini capovolte, mescolando contemporaneamente elementi figurativi ed astratti. Un espediente per assumere un atteggiamento distaccato rispetto al contenuto dell’opera. Molto evidente in questo caso è l’influenza dell’astrattismo di Pollock e del cromatismo violento di Van Gogh.

Neo-espressionismo
Julian Shnabel, portrait of Generoso

Neoespressionismo in America

Il neoespressionismo arriva anche in America, rappresentato da Julian Schnabel (forse lo conoscerete come regista), principalmente famoso per i suoi plate painting, dipinti realizzati su superfici di frammenti di ceramica. Il materiale ceramico attirò l’attenzione di Schnabel durante una visita al Parco Guell, progettato a Barcellona da Antonio Gaudì. Questo metodo di creazione artistica gli permise di avvicinarsi alla poetica dell’automatismo psichico del Surrealismo grazie al risultato pittorico finale totalmente lasciato al caso, posto su un fondo già decorato. Caratteristica principale del neoespressionismo americano, che lo differenzia molto da quello tedesco, sarà una relazione più o meno palese, con l’Assemblage e con l’espressionismo astratto, come vediamo nelle opere di Donald Sultan, David Salle, Susan Rothenberg.

Neo-espressionismo
David Salle, We’ll Shake the Bag

Donald Sultan realizza opere con chiari riferimenti all’informale, grazie all’utilizzo di materiali da collage molto spessi, come la masonite e il linoleum, poi lavorati a fuoco e integrati con aggiunte di catrame e stucco. Sultan ottiene così una superficie su cui dipingere: è un modo molto sofferto di esprimersi, in cui si percepisce tutto il disagio, il conflitto con la materia, l’avversione psicologica nei confronti di una società verso la quale l’artista è critico. David Salle ha evidenti legami con la Pop Art (di cui vi ho parlato QUI), e si serve spesso di immagini catturate dalle pubblicità degli anni ’40-’50. Queste immagini sono caratterizzate da un linguaggio semplice, sovrapposte e ricomposte con una tecnica molto simile a quella di Robert Rauschenberg.

Susan Rothenberg apporta il contributo più profondo e più sentito dei tre americani che abbiamo visto. Lei stessa descrive il processo creativo dei suoi dipinti come un’operazione “davvero viscerale…”, con la tendenza per un linguaggio raffinato, più o meno astratto, in cui l’immagine ben definita è in contrasto con fondi principalmente monocromi. Susan dice di sé: “Identifico fortemente il contenuto del mio lavoro con la spiritualità, con un impulso religioso universale”.

Neoespressionismo inglese

Abbiamo anche pittori inglesi che si possono inserire nel neoespressionismo:
Lucian Freud forse è il più significativo, pittore figurativo, espressione di un rinnovato interesse per la figura che significa anche ripresa del ritrattismo di tradizione europea, insieme a una voglia di cruda realtà molto espressionista.
Frank Auerbach, tedesco naturalizzato inglese è legato al Vorticismo di David Bomberg. Auerbach realizza tele abrase, tormentate e intricate identificandosi con la cosa rappresentata. Salta così lentamente agli occhi dell’osservatore dal groviglio dell’opera l’immagine impressa.

Neo-espressionismo
Lucien Freud, woman in white shirt

Leon Kossoff ritrae principalmente zone della periferia di Londra molto degradate, con uno stile a volte naïf a volte tradizionale. Realizza una pittura coagulata in dense pennellate, quasi ossessionato dal lavoro che l’artista deve compiere per raffigurare la realtà nei termini dell’arte. Kossoff crede che “disegnare è fare un’immagine che esprime impegno e coinvolgimento…”.

Chiude questo excursus sul neoespressionismo Howard Hodgkin, pittore estremamente laborioso, controllato dal linguaggio simbolico e misterioso, di stampo classico.

Scopri di più …

Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l’arte contemporanea!

C.C.

Fonti:
www.artonweb.it
Arte contemporanea, a cura di Francesco Poli, Electa, Milano, 2003

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