Les fauves, le belve dei colori

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Les fauves
Andre Derain, donna in camicia

Abbiamo già visto in passato come Van Gogh e Gauguin fecero sentire la loro influenza su una vasta schiera di artisti che dopo di loro animarono quel movimento chiamato espressionismo.
Entrambi infatti incoraggiavano ad abbandonare le sofisticherie di un’arte estremamente raffinata per forme e schemi cromatici schietti, elementari e immediati. Spinsero ad amare intensamente i colori semplici, le audaci armonie “barbariche” e a rifiutare le sottigliezze.

Les fauves
Henri Matisse, Ritratto di Andre Derain, 1905

Van Gogh e Gauguin ispirarono anche un gruppo di giovani pittori conosciuti come Les fauves (che significa “bestie feroci” o “selvaggi”) che nel 1905 allestì una mostra a Parigi destinata a cambiare le sorti della storia dell’arte. La mostra si chiamò “Salon d’Automne e li prese vita il fauvismo. Il fauvismo fu il primo movimento espressionista europeo e la prima avanguardia ma, a differenza dei successivi, non nutrì interesse per le questioni politico-sociali. Il nome al movimento venne dato dal critico Louis Vauxcelles che indicò una scultura in stile rinascimentale al centro di una stanza del Salon ed esclamò: “Donatello au milieu des fauves!” ovvero Donatello tra gli animali selvatici. In verità in loro vi fu ben poco di selvaggio.

Les fauves
Esposizione dei Fauves al Salon d’Automne di Parigi nel 1905, da L’Illustration

Dove?

Come abbiamo visto quindi il fauvismo nacque, si sviluppò e si esaurì in Francia, in particolare a Parigi, ma ebbe rapporti anche con altri paesi vicini, in particolar modo la Germania. I tedeschi giudicarono i fauves espressionisti quando conobbero i loro quadri, ma in realtà ci sono delle distinzioni doverose da fare. In primo luogo i fauves furono soprattutto pittori e gli espressionisti tedeschi incisori. In Francia inoltre il modo di stendere il colore era molto diverso, e così pure lo spirito stesso della pittura era di una leggerezza ancora naturalista.

Les fauves
Maurice de Vlaminck, Barche a vela a Chatou, 1905

Quando e chi?

Il fauvismo fu una meteora di breve durata. Il gruppo di artisti lavorò insieme tra il 1905 e il 1907 circa. Già sul finire del 1907 il movimento era ormai estinto, ma la sua influenza sull’evolversi dell’arte contemporanea fu importantissima e durevole. Henri Matisse (1869-1954) fu il più famoso del gruppo. L’artista partì dallo studio degli schemi cromatici dei tappeti orientali e delle suggestioni nordafricane, sviluppando uno stile che ha influenzato molto il disegno moderno. Insieme a Matisse esposero alla mostra del 1905 Derain, Friesz, Marquet, Rouault, Vlaminck e l’olandese di nascita Van Dongen. Più tardi si unirono Dufy e Braque. Tra le figure minori collegate al gruppo c’erano Jean Puty e Louis Valtat. Molti di questi artisti erano stati allievi di Gustave Moreau, il cui insegnamento aveva dato un contributo fondamentale alla nascita e allo sviluppo del movimento.

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La meteora artistica del fauvismo ebbe tutto il merito di dare un taglio netto all’idea che legava l’arte all’imitazione naturalistica della realtà. Per fare questo gli artisti del movimento fauve usarono i colori primari in maniera sfacciatamente antinaturalistica: non c’è quindi da stupirsi nel trovare alberi viola e figure umane rosse, scelti e accostati in modo libero e arbitrario. Questi pittori si facevano guidare dall’armonia della composizione, affidando l’idea della profondità alla visione di scorcio su un unico piano e al contrasto cromatico, invece che alla prospettiva. Il loro soggetto più tipico era il paesaggio, ma a parte ciò non ebbero un programma comune.

Les fauves
Louis Valtat, Barche sulla Senna, 1905

Come una nuvola di fumo che velocemente si disperde, questi artisti dal 1907 si allontanarono gli uni dagli altri. Per molti di loro il fauvismo era stata solo una fase momentanea attraverso la quale sviluppare stili diversi. Ma nonostante questi pochi anni il fauvismo fu molto influente e lascio una traccia indelebile nell’arte. Una traccia fatta di colore, di libertà. La libertà di dipingere le cose come le si sente e non come le si vede.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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