I 10 grattacieli più belli della storia dell’arte

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I 10 grattacieli più belli

Forse non siamo molto spinti a considerarli opere d’arte, perchè a noi molto contemporanei, ma molti grattacieli opere d’arte lo sono a tutti gli effetti. Alcuni ispirarono bellissime fotografie e dipinti, altri vennero concepiti e progettati da grandissimi artisti. Quelli che trovate qui sono 10 esempi di opere d’arte legate a queste altissime strutture frutto dell’ingegno e a volte della pazzia dell’uomo. I 10 grattacieli più belli.

Dall’epico film Empire di Warhol della durata di otto ore ai progetti di Gaudì per il suo Hotel Attraction. Ecco come il grattacielo si è imposto sempre più nell’immaginario artistico del secolo scorso.

  • Andy Warhol – Empire (1964)

Il grattacielo più carismatico di New York diventa la star solitaria del film di Warhol, che indugia con impenitente monotonia sul maestoso Empire State building per otto ore e cinque minuti. Quest’opera viene apprezzata non tanto come film narrativo, che vi porterebbe all’esasperazione, quanto come se fosse un quadro ricolmo d’amore per l’architettura alta e imponente di Manhattan.

  • Edward J Steichen – The Flatiron (1904)
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I grattacieli erano ancora una novità quando Edward J Steichen scattò questa fotografia del Flatiron building di Manhattan. Il profilo a cuneo della torre si staglia romanticamente nella foschia serale, rendendo la foto un ritratto non tanto del roboante modernismo, quanto della città come luogo di un mistero e di una bellezza toccanti.

  • Matthew Barney – Cremaster 3 (2002)
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In questa trilogia cinematografica di Barney, il Chrysler building ospita accadimenti mitici e strani raggiri. Questa torre in art-déco con la sua cima metallica è uno dei grattacieli più seducenti di tutti i tempi. Nel film, una disastrosa corsa automobilistica prende vita nell’atrio, mentre un rituale massonico viene svolto all’ultimo piano. Forse era proprio questo quello che vi accadeva nei suoi tempi d’oro.

  • George Bellows – New York (1911)
I 10 grattacieli più belli

Nel 1911 New York si stava già trasformando in un enorme e moderno paese delle meraviglie grazie ai suoi canyon e dirupi architettonici. Bellows ritrae la moderna vita cittadina come un dramma, definito però da un’architettura grandiosa.

  • Georgia O’Keeffe – The Radiator Building (1927)

Georgia O’Keeffe viene acclamata per i suoi dipinti sensuali dalle forme naturali, ma in questo caso è l’elettricità della città che accende la sua immaginazione. Il Radiator building di New York brilla di eccitazione e promesse, perché la notte appartiene agli amanti e ai grattacieli.

  • Antoni Gaudì – Hotel Attraction (1908)
I 10 grattacieli più belli

Il grande architetto catalano Antoni Gaudì è famoso per i suoi palazzi di Barcellona, che offrono una visione alternativa dell’architettura moderna, intendendola come un’abbondanza organica, gotica e surrealista della forma, ma non si dimentichi il suo sogno di costruire un grattacielo a New York. Gli schizzi pervenutici del progetto dell’irrealizzato Hotel Attraction rivelano una struttura sovversiva rispetto all’eccentrico formicaio della Sagrada Familia. Aveva, infatti, immaginato il grattacielo newyorkese come una torre affusolata, specchio dell’anima.

  • Ludwig Mies van der Rohe – Friedrichstrasse Skyscraper Project (1921)
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Gli schizzi cupamente espressivi di Ludwig Mies van der Rohe per il tentativo di costruire un grattacielo nel centro della Berlino weimariana rivelano la sublime visione che giace nel cuore della moderna architettura verticale. Egli, infatti, aveva ideato una cattedrale cristallina, autoritaria e geometrica, una roccaforte di ghiaccio che imponesse l’ordine alla città sottostante. Sarà a New York, però, dove van der Rohe progetterà il grattacielo “perfetto”. L’immacolato, elegante e classico Seagram building.

  • Alfred Stieglitz – Città dell’ambizione (1910)
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In questa fotografia evocativa di Stieglitz, la città cresce man mano che i grattacieli ne definiscono l’immagine di una metropoli competitiva e agguerrita. Tuttavia, molti suoi scatti riguardano realtà meno scintillanti, come quella degli immigrati che arrivano in terza classe ai moli tanto agognati, e quella delle masse di poveri, eclissati dagli edifici stessi.

  • Raymond Hood – Terminal City (1929)
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Questo progetto per un nuovo, sebbene mai costruito, quartiere di grattacieli a Chicago riflette la visione della città moderna come un ombroso poema di torri, vetro e calcestruzzo che sovrasta le persone. Tuttavia, i progetti possono rivelarsi ingannevoli. Il capolavoro di Raymond Hood, il Rockfeller Centre, è l’esatta definizione di un complesso edilizio che riesce ad essere paradossalmente tanto sbalorditivo in altezza quanto umano in scala. Hood ha così dimostrato che l’architettura urbana moderna può creare, anche nei suoi momenti più alti, un senso di calore e unione negli spazi che essa va a definire.

  • Marcel Duchamp – The Woolworth Building as a Readymade (1916)
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Quando Marcel Duchamp arrivò a New York il profilo della città costituiva già una realtà moderna colossale. L’artista dalla pronta ironia che aveva inventato il readymade, fissando la ruota di una bici ad uno sgabello nel 1913, affermò immediatamente che anche il Woolworth building rientrasse nella stessa categoria. In effetti, questo grattacielo emula l’architettura medievale, avendo dei gargoyl nell’atrio. Duchamp, invece, scorse la sua vera anima moderna al di là di quei tocchi gotici. Successivamente, nel 1917, avrebbe creato un readymade architettonico più a misura d’uomo. Fontana, il famoso orinatoio in porcellana.

Fonti: traduzione di Beatrice Righetti da www.theguardian.com 

Mi chiamo Beatrice Righetti, sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale all’Università di Padova e sono un’appassionata traduttrice. Studio inglese, russo, tedesco e spagnolo, e nel tempo libero mi dedico all’arte e alla letteratura. Per questo, credo fortemente nella divulgazione artistica e culturale, specialmente se integrata nel nostro vasto e poliedrico panorama internazionale.

Continua l’esplorazione …

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