L’affresco, piccola guida per capire cos’è

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L'affresco
Particolare di affresco pompeiano

Oggi approfondiamo una tecnica pittorica molto antica e molto resistente: l’affresco. I primi esempi di questa tecnica ci sono arrivati dalla civiltà Minoica (Grecia) del XVI secolo a.C. per poi diffondersi nell’arte etrusca, greca e romana successiva. Anche gli affreschi pompeiani sono uno splendido esempio di questa tecnica, nell’ambito della pittura romana, arrivati fino a noi praticamente intatti con colori straordinariamente ben conservati. L’affresco ebbe poi fortuna continua nel medioevo e nel Rinascimento fino alla fine dell’Ottocento, perdendo importanza e frequenza d’utilizzo da parte degli artisti con l’introduzione di nuovi colori per la pittura murale, più resistenti e più semplici da usare.

Chi e cosa

Gli artisti che utilizzarono questa tecnica al meglio nel corso della storia dell’arte vanno da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo, a Raffaello, con esiti straordinari, che unirono capacità tecniche a qualità artistiche e compositive.
Ma esattamente di che cosa si tratta? L’affresco è una pittura eseguita su intonaco, appunto ancora “fresco”, di una parete: il colore ne è chimicamente incorporato e conservato per un tempo illimitato. I pigmenti, generalmente di origine minerale stemperati in acqua, vengono applicati a pennello direttamente sull’intonaco.

L'affresco
Questa tecnica si compone di tre elementi: supporto, intonaco, colore.
  • Il supporto, costituito da pietre o mattoni, deve essere asciutto e senza dislivelli. Prima della stesura dell’intonaco, viene applicato uno strato di arriccio ovvero un impasto ottenuto con calce spenta o grassello, sabbia grossolana e poca acqua. L’arriccio viene steso con uno spessore di circa 1 cm principalmente per rendere il muro di base il più uniforme possibile.
  • L’intonaco è lo strato più importante dell’intero affresco perché è quello che riceve i colori e su cui l’artista dipinge. È composto da sabbia fine, polvere di marmo, o pozzolana setacciata, calce e acqua.
  • Il colore, che è obbligatoriamente steso sull’intonaco ancora umido (ecco il perché del nome, “a fresco”), deve appartenere alla categoria degli ossidi, per non interferire con la cosiddetta reazione di carbonatazione della calce. Questa reazione chimica che avviene grazie all’anidride carbonica presente nell’aria, consente all’impasto umido di trasformarsi in intonaco asciutto, solido come la pietra.
L'affresco
Michelangelo, Giudizio Universale, splendido esempio di affresco

Una tecnica che non consente sbagli

Questa difficile tecnica artistica come capirete non consente molti ripensamenti: qualsiasi pennellata di colore viene istantaneamente assorbita dall’intonaco e non esiste “gomma da cancellare” che tenga. Un’altra difficoltà sta nel capire la reale tonalità del colore: sull’intonaco bagnato, infatti, i colori sono più scuri, e sbiancheranno una volta asciutti. In più un affresco va dipinto velocemente perché nel giro di tre ore circa, a seconda delle condizioni climatiche, l’intonaco è già troppo asciutto per poter continuare a lavorare.

Per aggirare questi problemi, l’artista procederà per piccole parti di affresco, chiamate “giornate”: queste porzioni coincidono con una giornata di lavoro del pittore che dovrà fare in modo di nascondere al meglio le giunzioni, facendo spesso corrispondere le giornate ai bordi di una figura o al profilo di una collina.
Le correzioni certo si possono sempre fare, ma solo con colori stesi sull’intonaco asciutto che saranno più facilmente degradabili nel corso degli anni.

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I disegni preparatori

Per facilitare la realizzazione delle pitture a fresco, gli artisti facevano molti studi e disegni preparatori oppure disegnavano sinopie negli strati sottostanti. La sinopia è un disegno preparatorio alla stesura vera e propria del colore. Era stesa a pennello con terra rossa di Sinope (da qui il nome) prima sull’arriccio e poi sull’intonaco, e riproduceva in modo preciso le figure dell’affresco.
Nel Rinascimento vennero poi introdotti i “cartoni preparatori” in cui l’intero disegno veniva riportato a grandezza naturale sul cartone. Le linee che componevano le figure erano perforate con l’utilizzo di punte metalliche. Una volta appoggiato il cartone sull’intonaco fresco, era spolverato con un tampone intriso di finissima polvere di carbone; in tal modo la polvere, passando attraverso i piccoli fori, lasciava la traccia da seguire per la stesura a pennello.

Questa tecnica si chiama “spolvero”, ma con il tempo venne utilizzata solamente per le porzioni del dipinto che esigevano una maggiore precisione nei dettagli come ad esempio le mani, i visi, o alcuni particolari degli abiti. L’alternativa era fare delle incisioni dirette o indirette sull’intonaco fresco per avere comunque un primo disegno del soggetto da realizzare.

Continua l’esplorazione …

Per approfondire le tecniche ad affresco che nel corso dei secoli e delle civiltà che ha attraversato, hanno subito delle variazioni leggete:

➡ 4: l’affresco dal Cinquecento ai giorni nostri
➡ 3: l’affresco dal Medioevo al Quattrocento, secolo della svolta
➡ 2: gli albori della tecnica dell’affresco e il mistero romano
➡ Sinopia, spolvero ed incisioni: per non sbagliare un affresco!

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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