Bauhaus, un rinascimento nel cuore della Germania

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Bauhaus

Quanti di voi ne avranno sentito parlare di questo Bauhaus e quanti di voi, magari senza saperlo, sono passati davanti a un edificio o hanno visto un’opera legata a questa celebre scuola.
Il Bauhaus venne fondato nel 1919 a Weimar dall’architetto Walter Gropius con lo scopo di insegnare architettura e “arti applicate”. L’insegnamento si basava sull’applicazione, teorica e pratica, della sintesi tra arti plastiche, artigianato e industria. Gropius si considerava il continuatore dell’associazione tedesca, fondata a Monaco di Baviera nel 1907, chiamata Deutscher Werkbund. Lo scopo dell’associazione era proprio quello di unire industria e arti applicate.

Dalla metà del XIX secolo molti movimenti avevano cercato di reagire sia all’industrializzazione sia all’accademismo vittoriano, creando corporazioni per rigenerare l’arte con l’aiuto dell’artigianato e per produrre oggetti belli su larga scala. Ma questi gruppi scomparvero, presto assorbiti dall’Art Nouveau. Già nel 1890, Henry van de Velde scorgeva nell’ingegnere l’architetto del futuro e, dieci anni più tardi, Adolf Loos, in un opuscolo intitolato Ornament und Verbrechen (Ornamento e delitto), illustrò la poetica del funzionalismo.

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Walter Gropius

Il primo tentativo di risolvere il conflitto tra la tecnica industriale e la cultura artigianale di Morris venne realizzato da Muthesius, il fondatore del Deutscher Werkbund (Unione tedesca del lavoro) nel 1907 a Monaco. Purtroppo però l’atteggiamento individualistico ed esclusivo dei membri dell’Unione portò l’esperienza al fallimento. Nel 1914 Henry van de Velde, direttore del Museo delle arti decorative e dell’Accademia di Weimar, costretto a lasciare il suo posto, raccomandò un giovane Gropius, che si era fatto notare fin dal 1910 per la costruzione di edifici dalle forme rigorose e funzionali.

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Il logo del Bauhaus

Entrato in carica nel 1919, Gropius fuse l’Accademia di Weimar con l’unione del Deutscher Werkbund, dandole nome Staatliches Bauhaus (Casa statale delle costruzioni) e redasse un manifesto d’arte della civiltà industriale. “Lo sbocco di ogni attività plastica è l’architettura. Le arti avevano in altri tempi, come compito supremo, l’abbellimento dell’edificio; e, oggi, vivono in un individualismo presuntuoso da cui potrà liberarle soltanto una collaborazione stretta e cosciente di tutti i lavoratori. Architetti, pittori, scultori dovranno rimparare a conoscere e a comprendere l’arte multipla del costruire nel suo insieme e nei suoi elementi…

Architetti, scultori, pittori, tutti dovremo tornare all’artigianato… Non esiste differenza essenziale tra artista e artigiano. L’artista è un artigiano superiore… Creiamo dunque una nuova corporazione di artigiani senza la distinzione di classe che erige un muro d’orgoglio tra artisti e artigiani. Impariamo a volere, a inventare, a creare insieme il nuovo edificio del futuro, che sarà un tutto entro una forma unica: architettura e scultura e pittura, costruzione eretta un giorno da milioni di mani di artigiani come simbolo cristallino d’una nuova fede”.

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Da queste convinzioni emerse che il problema dell’unità delle arti veniva ora considerato insieme ai bisogni della società e a una certezza del valore estetico del prodotto industriale di massa. In altri termini, si trattava di integrare l’arte alla vita, di superare le contraddizioni con la scienza senza respingere il mondo della macchina, ma utilizzando i mezzi offerti. Da qui l’importanza del lavoro di gruppo in un’attività artistica che integri l’artigianato a livello creativo e l’industria a livello produttivo.

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Wassily Kandinsky, tratto bianco

Inoltre Gropius insistette sulla formazione artigianale degli allievi, che dovevano acquistare familiarità con tutti i materiali. Non ci furono più professori e allievi, ma una comunità di “maestri” e di “discepoli” uniti in uno spirito di collaborazione più che d’insegnamento. Il programma comprendeva un corso elementare che consisteva in un allontanamento dell’allievo da tutte le convenzioni artistiche attraverso la sperimentazione di forme e materiali grezzi, di colori elementari, della composizione e del disegno geometrico. In parole povere un vocabolario di base dei vari linguaggi creativi.

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Paul Klee, pesce magico

Il corso si divideva poi in due rami paralleli. Uno era dedicato ai materiali e alla loro elaborazione, e di conseguenza al mestiere, nonché al lavoro di gruppo. L’altro era invece dedicato allo studio teorico della forma, del disegno e dei colori. Dopo tre anni di studio l’allievo diventava apprendista come nelle corporazioni medievali: questo gli permetteva di esercitare uno degli artigianati cui era stato iniziato e di presentarsi all’esame di apprendista del Bauhaus, accedendo così all’ultimo ciclo, lo studio della costruzione.

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Gerhad Marcks, due amici

Il Bauhaus fu la prima grande scuola di tecnologia moderna, ma non volle creare uno stile. Gropius nel 1959 disse a riguardo. “Il fondamento del Bauhaus è un processo di sviluppo indipendente, non la creazione di un nuovo stile. Esso segue un’idea organica che può trasformarsi per corrispondere ai fattori mutevoli della vita, ma non si riallaccia né a un’epoca, né a una città, e neppure a una nazione. Per questo esso è radicato non soltanto in Europa, ma nelle due Americhe, in Australia e in Giappone”.

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Johannes Itten durante una lezione

La pittura al Bauhaus

La situazione dei pittori nel Bauhaus non era diversa da quella degli altri maestri. Essi erano prima di tutto artigiani che potevano beneficiare di uno stato di grazia dato dall’ispirazione artistica. Di fatto, è certo che i pittori di cui Gropius seppe circondarsi erano convinti dell’importanza dell’artigianato nel processo di creazione artistica. Tra i più importanti ricordiamo, Johannes Itten, che restò al Bauhaus come responsabile del corso preliminare. Lyonel Feininger che insegnò pittura e teorie della forma. Gerhad Marcks ceramista. Paul Klee tenne il corso su vetrate e tessuti. Oskar Schlemmer con il corso di scultura. Wassily Kandinsky con il corso di affresco. László Moholy-Nagy specialista in lavorazione dei metalli e dei materiali sintetici, nonché della fotografia. Infine Georg Muche con il corso sugli arazzi.

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Lyonel Feininger, Gaberndorf II

Una vera fucina di straordinari geni

All’inizio, il dipartimento di pittura del Bauhaus proseguì e sviluppò il movimento di →Der Blaue Reiter, e lo stesso fecero l’architettura e le arti applicate. Le cose però cambiarono presto sotto l’influsso di sempre nuovi movimenti. Fondamentale per i pittori del Bauhaus era l’insegnamento della forma in quanto tale e in quanto struttura plastica. Si sviluppò inoltre una diatriba molto interessante tra artisti proprio riguardo all’insegnamento. Da un lato Paul Klee interessato alla forma resa visibile dall’arte e dall’altro lato Kandinsky più rivolto all’armonia delle singole parti con il tutto.

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Marcel Breuer, sedia Wassily o modello B3

Lo scambio d’influssi tra il Bauhaus e i pittori fu molto importante. Feininger, per esempio, apportò nel Bauhaus una tecnica razionalista del disegno d’architettura. Così pure Schlemmer, formatosi come scultore e appassionato di teatro sperimentale, creò una figura umana rigida, un manichino di concezione monumentale, integrandola in un’architettura vigorosa e ideale. Infine è certo che, nei suoi acquerelli “musicali”, Klee è debitore della pittura di Hirschfeld-Mack, mentre l’insegnamento dell’arazzo lo sensibilizzò alla tessitura della tela. Molto stretti furono inoltre i contatti della scuola con la rivista De Stijl, con pubblicazioni reciproche e la creazione a Weimar nel 1922 proprio di un gruppo De Stijl.

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Manifesto promozionale del Bauhaus, 1925

I nemici del Bauhaus

Ma per la sua lotta contro l’accademismo, e per la sua didattica d’avanguardia, il Bauhaus si fece molti nemici. Una mostra nel 1923 associò la scuola a un focolaio di bolscevismo, col pretesto che era nata sotto un governo socialista. La pressione del Parlamento della Turingia su Gropius divenne presto intollerabile. Il 1° aprile 1925 il Bauhaus di Weimar chiuse i battenti.

Nell’autunno dello stesso anno però il municipio di Dessau accolse il Bauhaus e Gropius poté edificare un nuovo edificio. L’insegnamento venne leggermente rivisto alla luce delle esperienze di Weimar. Alcuni docenti lasciarono il Bauhaus, altri accettarono la cattedra. Gropius stesso diede le dimissioni da direttore nel 1928, per dedicarsi interamente all’architettura. Gli successe Hannes Meyer, ma fu costretto a rinunciare in seguito a conflitti col comune. Prese allora la direzione della scuola Mies van der Rohe, fino alla sua destituzione da parte del governo nazista nel 1932.

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Mies van der Rohe, Padiglione di Barcellona

La chiusura del Bauhaus

Per alcuni mesi il Bauhaus si trasferì a Berlino, ma nel 1933 venne definitivamente chiuso dalle autorità naziste. L’edificio di Dessau divenne una scuola di gerarchi nazisti. Nonostante la sua chiusura il Bauhaus esercitò il massimo della sua influenza dopo il 1933. Infatti, l’esilio di un gran numero di maestri e di allievi diffuse le idee, tanto che l’attuale didattica artistica e architettonica è derivante proprio dagli insegnamenti del Bauhaus. Gli Stati Uniti furono i primi ad approfittarne. Vi si rifugiarono Gropius, Feininger, Mies van der Rohe, Moholy-Nagy, e quest’ultimo fondò a Chicago nel 1937 il New Bauhaus, che diresse fino alla sua morte nel 1946.

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Laszlo Moholy-Nagy, composizione Q XX

Sicuramente le posizioni originali di Gropius furono molto idealiste e romantiche nella loro concezione di ritorno all’artigianato e di unità delle arti e per questo ancora oggi vengono contestate.
Ma questo architetto è stato il solo, grazie all’aiuto di un gruppo straordinario di collaboratori, ad aver realizzato un’impresa la cui eccezionale ricchezza creativa non ha precedenti. Lo scambio culturale, artistico e creativo fu simile forse solo a quello che avvenne nelle botteghe del rinascimento italiano.

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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