Cristo in pietà e un angelo, Antonello da Messina

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Cristo in pietà e un angelo, Antonello da Messina
Cristo in pietà e un angelo, Antonello da Messina

Poche personalità nella storia dell’arte hanno saputo creare immagini così magnetiche, espressive e coinvolgenti, come quelle realizzate da Antonello da Messina. L’artista nacque in Sicilia, a Messina, verso il 1430 e divenne il primo vero promotore della pittura a olio in Italia. Antonello si formò come artista a Napoli, la città del sud Italia forse più influenzata dalla pittura nordica fiamminga, ma cominciò presto a spostarsi per cercare nuovi committenti e lavori. Le notizie riguardanti la vita di questo pittore sono scarse e confuse. Lavorò sicuramente in Sicilia e nell’Italia continentale, facendo diversi viaggi che lo portarono anche a Venezia verso il 1475.

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Questa straordinaria opera risale all’ultimo periodo di Antonello, quando attorno al 1476 fece ritorno a Messina, città che l’artista rende visibile nel bel paesaggio verdeggiante sullo sfondo del dipinto. La tecnica pittorica di Antonello fu influenzata dai molti spostamenti, dagli artisti e dalle opere che incontrò lungo il cammino. Il pittore seppe unire la resa minuziosa della realtà, tipica dell’arte nord europea, con il trattamento monumentale dell’anatomia e una preoccupazione per il volume e la prospettiva caratteristiche dell’arte italiana.

L’idea iconografica del Cristo morto, seduto e sorretto alle spalle da un angelo addolorato che gli copre il braccio con un mantello è ripresa dal pittore veneziano Giovanni Bellini. La scena immaginata e rappresentata non è narrata da nessuno dei libri sacri del Cristianesimo. Gesú infatti è già stato deposto dalla croce e in attesa d’essere collocato nel sepolcro e sostenuto da un angelo. Qui Antonello da Messina dà prova di tutta la sua maestria aggiungendo una forza tragica senza precedenti. Lo vediamo bene nel volto di Cristo appena rovesciato all’indietro, irrigidito nell’ultimo respiro di vita con la bocca aperta e le palpebre socchiuse, il sangue che sgorga dalla ferita al costato.

Tutta l’immagine è di uno sconvolgente naturalismo, accentuato dalle lacrime che rigano copiose il volto dell’angelo. I teschi e i tronchi secchi che vediamo dietro e a fianco del corpo di Cristo simboleggiano la morte, mentre la città e il verde della natura sono un richiamo alla Resurrezione. Antonello da Messina nel corso sella sua vita era tornato spesso sul tema della Passione di Cristo. Un soggetto a cui evidentemente era affezionato, ma qui diede vita a una delle opere più belle e intense sul tema della Pietà. Nelle opere di Antonello, veri capolavori della storia dell’arte, le figure prendono vita e i paesaggi hanno un’anima.

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C.C.

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