Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite di una famiglia ad arte

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Pieter Bruegel il Vecchio
Pieter Bruegel il Vecchio, Torre di Babele, 1563

Nel corso della storia dell’arte, non è raro trovare artisti capaci e famosi che non appartengono solo ad un genere specifico, ma che fanno anche parte della stessa famiglia biologica. I Carracci, Annibale, Agostino e Ludovico, ma anche i Gentileschi, Orazio e la figlia Artemisia, gli Anguissola e gli Zavattari, per citarne alcune italiane. Per quanto riguarda il resto d’Europa, ogni appassionato di storia dell’arte riconosce nei Bruegel uno dei massimi momenti della pittura olandese tra il Cinquecento e il Seicento. Il primo e più importante membro di questa famiglia di artisti fiamminghi è Pieter, noto come “Bruegel il Vecchio”, famoso per opere come Banchetto nuziale, Cacciatori nella neve, Trionfo della morte e le due Torri di Babele.

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Pieter Bruegel il Vecchio ebbe una vita breve, ma intensa. Viaggiò molto e conobbe altri importanti artisti della scuola fiamminga. Visse in un periodo in cui la raccolta e il mantenimento di informazioni biografiche era più complesso di oggi e di lui ci sono arrivati dettagli ed eventi lacunosi e spesso contraddittori. Sappiamo che nacque tra il 1525 e il 1530 a Breda, nei Paesi Bassi. Studiò arte e pittura a Bruxelles, sotto l’ala protettrice di Pieter Coecke van Aeist, pittore di corte di Carlo V, di cui in seguito avrebbe sposato la figlia.

Pieter Bruegel il Vecchio
Pieter Bruegel il Vecchio, il trionfo della Morte, 1562

Frequentò anche l’incisore Hieronymus Cock ad Anversa, che lo avvicinò alle opere di Hieronymus Bosch e all’arte fiamminga precedente. Nell’ambiente più frizzante e cosmopolita di Anversa, realizzò i suoi primi lavori su commissione e cominciò a farsi un nome tra i collezionisti e gli esperti d’arte contemporanea. Nel 1551 fece un lungo viaggio in Italia, anche se non si conoscono precisamente i dettagli del suo soggiorno. È certo che si fermò a lungo a Roma, come documentano alcune opere che ritraggono paesaggi capitolini. Lì ammirò sicuramente le opere di Michelangelo, come la volta della Cappella Sistina, ma resistette alla tentazione di venirne influenzato.

Pieter Bruegel il Vecchio
Pieter Bruegel il Vecchio, banchetto nuziale, 1567

La visita delle maestose rovine romane, lasciò tuttavia un segno indelebile in Bruegel: le sue Torri di Babele richiamano tantissimo il Colosseo, nella struttura architettonica. Dopo essere tornato ad Anversa, il maestro continuò a dedicarsi a disegni per incisioni e dipinti. Non fu mai personalmente un incisore, ma proponeva i suoi soggetti a professionisti che poi li traducevano in incisioni. È di quel periodo uno dei suoi quadri più conosciuti, il capolavoro noto come Trionfo della Morte. In questi anni Bruegel si affiliò a vari circoli culturali e nel 1559 scelse di eliminare la “h” dal suo cognome, in linea con i nuovi ideali umanistici scoperti in Italia. Nell’estate del 1563 si sposò con la figlia del suo primo maestro, Mayeken Coecke, anch’essa pittrice, e i due novelli sposi si trasferirono a Bruxelles.

Pieter Bruegel il Vecchio
Pieter Bruegel il Vecchio, cacciatori nella neve, 1565

In quello stesso anno e in quel nuovo ambiente, più caotico e oscuro rispetto a quello di Anversa, dipinse una delle sue opere più famose: la Torre di Babele. L’anno successivo nacque Pieter, il loro primogenito. Negli ultimi anni della sua vita, il suo punto di vista nei quadri sembra avvicinarsi alle scene. Nelle opere giovanili, erano i paesaggi e le ambientazioni a fare da padroni, mentre uomini e donne erano dipinti come piccole formiche, viste da lontano. In opere senili come Banchetto nuziale o il Ladro di nidi, dipinte entrambe nel 1568, si possono vedere finalmente i dettagli di quelle formiche. I personaggi vengono rappresentati più da vicino, caratterizzati nelle loro azioni quotidiane. Lo stesso anno, nacque il figlio Jan.

Bruegel si distingue nella storia dell’arte per essere stato uno dei primi pittori a dedicarsi alla pittura di paesaggio, elevandolo al livello dei tradizionali soggetti storici e religiosi. Le sue raffigurazioni realistiche e dettagliate della vita contadina olandese furono molto innovative. Un artista che spaziò molto in quanto a temi delle proprie opere: storielle morali, soggetti religiosi e inquietanti, scene oniriche. Tutti i suoi dipinti però sono contraddistinti da un elemento comune. Bruegel dipinge sempre con una grande accuratezza e ricchezza di particolare.

Pieter Bruegel il Vecchio
Pieter Bruegel il Vecchio, Torre di Babele “piccola”, 1564

Poco prima della sua morte, Bruegel ordinò alla moglie di bruciare molti dei suoi disegni. Non sabbiamo cosa rappresentassero questi lavori, ma la decisione estrema fa pensare a implicazioni politiche e religiose. Evidentemente secondo l’artista il loro contenuto avrebbe potuto causare problemi alla sua famiglia, se fossero capitati in mani sbagliate. L’artista morì il 9 settembre 1569 a Bruxelles e fu sepolto nella chiesa di Notre-Dame de la Chapelle. Ancora oggi, il monumento funebre, eretto dai suoi figli in suo onore, troneggia nelle navate della chiesa, a testimoniare la dimensione di un artista di talento che ebbe grande fortuna e rispetto tanto in vita quanto dopo la morte.

Continua l’esplorazione …

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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