Diego, Alberto Giacometti

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Alberto Giacometti, Diego

Diego è un dipinto a olio, firmato dallo scultore e pittore svizzero Alberto Giacometti. L’opera è un ritratto del fratello minore di Giacometti, Diego, anch’egli artista e per tutta la vita assistente di Alberto. Diego è un tema ricorrente nell’opera dell’artista che qui lo ha rappresentato da solo su uno sfondo grigio appena accennato. Il dipinto è costruito a strati, in modo che verso i bordi della tela vediamo solo macchie di colore appena accennate, mentre il centro è più denso e particolareggiato, facendo così emergere al meglio la figura di Diego. In contrasto con le grandi e ampie pennellate che compongono lo sfondo dell’opera, la figura centrale è formata da tratti sottili e lineari di colore nero, bianco e grigio.

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Nel 1960 Giacometti disse che realizzò questo dipinto in sole due sedute di posa e in effetti la varietà e il movimento della pennellata all’interno del lavoro ci danno l’impressione di energia e velocità. Il contorno del busto è leggermente abbozzato, mentre la testa è ricca di particolari e all’apparenza tridimensionale, come fosse una scultura. Il volto di Diego affronta direttamente chi gli sta davanti, guardandoci negli occhi, assumendo il realismo di una vera e propria testa umana. Quando osserviamo da lontano il dipinto le caratteristiche del soggetto appaiono distinte e chiare.

Le linee che compongono il volto sembrano delle incisioni fatte nel gesso o nell’argilla, creando l’impressione delle orbite e delle guance scavate. Tuttavia, quando il dipinto è visto da vicino, le caratteristiche definite si disperdono in un turbinio astratto di linee e segni. Questa doppia visione è tipica di Giacometti: l’artista realizzò spesso i suoi ritratti in piedi a più di due metri di distanza dal modello. Quindi opere come questa non ci permettono di entrare in contatto intimo con il soggetto, rimanendo irraggiungibili e potendo essere comprese solo dalla distanza da cui sono state modellate o dipinte.

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I soggetti di Giacometti sembrano circondati da una nuvola pesante simile a nebbia, spesso dipinta con tonalità grigie come vediamo qui. Un commento fatto dallo stesso artista nel 1945, quattordici anni prima di questo dipinto, sembra spiegare l’alone grigio in questione.

Ho spesso percepito davanti agli esseri viventi, soprattutto davanti ai volti umani, il senso di uno spazio-ambiente che circonda immediatamente queste persone, le compenetra e fa parte dell’essere stesso.

Questa affermazione racchiude la visione dell’artista che nelle sue opere condensò i riferimenti all’irraggiungibilità degli oggetti e alle distanze profonde esistenti tra gli esseri umani.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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